{la copertina è stata realizzata dalla fantastica @Ida_A_Johnson}
Adrianne ha ventitré anni e vive a Galway dalla nascita, è una figlia e una sorella amorevole e dedita al lavoro. Non ha mai creduto né all'amore, né al principe azzurro, ma forse un...
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"Le parole se ne stanno zitte sulla soglia a un passo da te che resti fuori, e io non so come chiamarti e chiederti di tornare indietro." Fabrizio Caramagna
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Da quando Harry mi aveva detto che dovevamo parlare, avevo sentito il fragile equilibrio della nostra relazione andare in pezzi. Era come se ogni singolo tassello del puzzle che avevamo costruito insieme si fosse frantumato davanti ai miei occhi.
Io ero sempre stata quella che non credeva nell'amore, quella che preferiva stare sola piuttosto che rischiare di essere ferita. Eppure, l'arrivo di Harry nella mia vita aveva cambiato tutto. Mi aveva insegnato che, a volte, cambiare i propri piani poteva portare a qualcosa di migliore, che il destino non era scritto nella pietra.
Non avevo mai pensato che senza un'altra persona ci si sentisse incompleti, né che l'amore fosse necessario per definirsi. Avevo sempre creduto che si potesse vivere benissimo senza qualcuno accanto, ma lui mi aveva dimostrato il contrario. Harry mi aveva fatto capire che, quando si trova qualcuno capace di cambiare tutto, tornare a immaginare una vita senza quell'amore diventa impossibile.
E questa era sempre stata la mia più grande paura: trovare qualcuno per cui valesse la pena rischiare tutto e poi perderlo. Vederlo scivolare via, impotente, senza poter fare nulla per trattenerlo. Con le sue parole, Harry aveva riacceso quella paura, e io sapevo, con una certezza che mi stringeva il petto, che stava per dirmi qualcosa che non mi sarebbe piaciuto.
Non riuscivo a togliermi di dosso quella sensazione, quel presentimento che mi scuoteva nel profondo. Per questo stavo temporeggiando, cercando di allontanare il momento inevitabile.
«Adrianne, per favore, guardami!»
La sua voce, sebbene forte, mi arrivò come ovattata, distante. Alzai lo sguardo e lo fissai. Stavo cercando di imprimere ogni dettaglio di lui nella mia mente: i suoi occhi verdi, la curva delle sue labbra, il modo in cui le mani gli tremavano leggermente. Era come se stessi cercando di fermare il tempo, anche solo per un istante.
«Posso sedermi?» avevo chiesto, e quando Harry aveva annuito in silenzio, non avevo esitato a raggiungere il divano. Mi ero rannicchiata con le ginocchia al petto, stringendole tra le braccia come se potessi proteggermi da quello che stava per succedere. Ma Harry si era seduto accanto a me, più vicino di quanto mi aspettassi. Aveva posato un bacio delicato sulla mia tempia, un gesto che di solito mi calmava, ma che in quel momento aveva solo intensificato la mia ansia. Subito dopo aveva sospirato, un suono frustrato che mi era arrivato dritto sulla pelle.
«Mio padre ha deciso di affidarmi la sede di Londra. Quella dove lavoravo prima di trasferirmi qui a Galway.»
Ecco, la bomba era stata sganciata. Le sue parole mi avevano tolto il respiro, e mi ero sentita come se il pavimento sotto di me si fosse improvvisamente sgretolato. Una parte di me sapeva che avrebbe detto qualcosa del genere, ma sentirlo ad alta voce era stato comunque devastante.