{la copertina è stata realizzata dalla fantastica @Ida_A_Johnson}
Adrianne ha ventitré anni e vive a Galway dalla nascita, è una figlia e una sorella amorevole e dedita al lavoro. Non ha mai creduto né all'amore, né al principe azzurro, ma forse un...
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"Lo sguardo alle volte può farsi carne, unire due persone più di un abbraccio." Dacia Maraini
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Quel giorno tornai a casa completamente distrutta, incapace di accettare l'idea che Harry fosse l'ennesimo ragazzo consapevole del proprio fascino, capace di attrarre un'infinita schiera di ragazze senza il minimo impegno emotivo. Nonostante lo conoscessi poco, avrei scommesso che fosse diverso, che fosse una persona seria, e non il classico belloccio pronto a flirtare con chiunque. Evidentemente, però, mi ero sbagliata, e quella consapevolezza mi faceva sentire terribilmente sciocca.
Mentre mi dirigevo verso casa, cercai di riflettere su come comportarmi con lui da quel momento in avanti. Avevo sempre avuto il difetto – o forse il pregio – di non chiedere consigli a nessuno prima di prendere decisioni importanti. Quel tragitto solitario dal lavoro al mio appartamento era il momento perfetto per ragionare sul comportamento di Harry e sul modo in cui mi aveva ferita, anche se lui probabilmente nemmeno se ne rendeva conto.
Arrivai alla conclusione che non meritasse più alcuna attenzione da parte mia. Decisi che avrei evitato di instaurare con lui qualsiasi rapporto amichevole, sia in ufficio sia durante le uscite di gruppo con gli amici. Se possibile, avrei declinato gli inviti ogni volta che fossi stata certa della sua presenza. A lavoro, invece, mi sarei limitata a dividere le mansioni con lui all'inizio di ogni settimana, così da ridurre al minimo le interazioni. Con questi accorgimenti, pensavo che il distacco tra noi sarebbe cresciuto fino a trasformarsi in un varco incolmabile.
Quando arrivai finalmente a casa e infilai la chiave nella serratura, una notifica sul cellulare mi fece sobbalzare. Era un messaggio di Liam che mi invitava a passare la serata in spiaggia con Hailee e gli altri. Sorrisi debolmente e gli risposi inventando una scusa convincente per giustificare la mia assenza. Una volta chiusa la porta, lasciai cadere la borsa a terra, liberandomi finalmente del peso che mi aveva distrutto la spalla, e lanciai lontano le scarpe con i tacchi.
Ero esausta, e come se non bastasse, un dolore al basso ventre iniziò a irradiarsi verso le gambe e la schiena. Il ciclo mestruale era arrivato puntuale come un orologio svizzero. «Ci mancava solo questa!» borbottai mentre mi trascinavo verso il bagno.
Dopo essermi cambiata, indossai una vecchia camicia maschile che mi arrivava a metà coscia e mi accomodai sul divano, decisa a scegliere un film da guardare. La fame causata dal ciclo era così intensa che iniziai a rovistare nella dispensa, trangugiando qualche patatina direttamente dalla busta per placare l'appetito, in attesa del cibo cinese che avevo ordinato.
In quei giorni, tutto mi irritava. Ero irascibile oltre ogni limite e preferivo evitare ogni contatto umano, consapevole che avrei mostrato un lato di me stessa che persino io faticavo a tollerare. Sprofondando sul divano, mi incantai davanti a un programma demenziale in TV. Fu in quel momento che, per un istante, ripensai alla scenata fatta ad Alexa. Mi resi conto di essere stata troppo brusca con lei. Tuttavia, anche se riconoscevo di aver esagerato, non potevo ignorare la sua totale mancanza di rispetto.