Epilogo

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"Quando te ne vai, conto i passi che fai.
Vedi quanto ho bisogno di te proprio adesso?"
Avril LavigneWhen you're gone

Era strano come il tempo in aeroporto sembrasse fermarsi. Seduti a un tavolo, Harry e io parlavamo, ma in realtà sembrava che tutto il resto fosse scomparso. Il mondo continuava a girare attorno a noi, ma noi eravamo lì, intrappolati in un circolo vizioso che non riuscivamo a spezzare. Parlavamo, ma eravamo così distanti. Nessuno di noi voleva ammettere che quella relazione, che sembrava essere una delle poche certezze che avevamo, stava arrivando al capolinea.

Eravamo giovani e confusi, alle prime armi con il concetto di amore serio. A Galway, nei locali del quartiere latino, avevamo imparato a conoscerci attraverso risate, alcool e discorsi senza filtro. Ci amavamo con quella passione che spesso è la più distruttiva, eppure non sapevamo come navigarla. Non avevamo idea di cosa sarebbe successo se ci fossimo trovati di fronte alla realtà, a un futuro lontano dalle nostre improvvisazioni. Eppure, quel lunedì, tra un sorso di caffè troppo caldo e qualche parola in sospeso, avevamo finalmente trovato il coraggio di dirci la verità. Ci eravamo promessi che sarebbe stato meglio lasciarci andare, fermare una storia che non aveva ancora le radici per resistere. Ma le cose non erano mai così semplici. Quando Harry mi aveva salutato, il suo sguardo aveva incatenato il mio, e in un secondo ero di nuovo lì con lui, nel posto in cui tutto era cominciato.

Ci eravamo baciati, in quel momento improvviso e incontrollabile, e da quel bacio tutto era cambiato. Non avevamo più potuto fermarci. La tensione che ci portavamo dentro era esplosa in un impeto di passione, tanto da portarci dritti al parcheggio, correndo sotto la pioggia, senza pensare a nulla se non a noi stessi, senza voler pensare a cosa sarebbe successo dopo. Eppure, una volta arrivati nell'attico di Harry, tutto si era fatto così reale, così concreto. I nostri corpi che si ritrovavano come se fosse l'unica cosa che sapessimo fare, come se il tempo non esistesse più.

Il giorno dopo, ci eravamo svegliati insieme, stanchi e vulnerabili, ma c'era ancora quel desiderio, quel bisogno l'uno dell'altra. Non avevamo mai smesso di amarci. Ma sapevamo che presto sarebbe arrivato il momento dei saluti. E quando quel momento era arrivato, il dolore ci aveva colpito entrambi come un'onda che non avevamo visto arrivare. Le lacrime erano scese dai nostri occhi, come se volessero esprimere tutta la frustrazione che avevamo dentro. Le parole che ci eravamo scambiati non erano bastate. Non avrebbero mai potuto.

«Ti amo davvero, Adrianne, ti amo in maniera inesprimibile. E ti amerò per sempre, anche se tu non vorrai più saperne di me!»

«Ti amo tanto, Harry! E anche io ti amerò fino a quando non ci sarò più!»

Le parole uscivano da noi come un urlo di dolore, ma eravamo consapevoli che, nonostante tutto, quella sarebbe stata l'ultima volta che ci saremmo detti quelle cose. La fine era arrivata, anche se non sapevamo come dirlo a noi stessi.

E così, mi ero allontanata, entrando nell'ascensore e lasciandomi alle spalle un amore che, per quanto grande fosse stato, non era stato abbastanza per sfidare il destino. Harry stava lì, straziato, con la mano tra i capelli, mentre io cercavo di non guardarmi indietro. Ma, nonostante tutto, sapevo che dentro di me sarebbe rimasto per sempre.

"Nessuno ha detto che era facile, nessuno aveva mai detto che sarebbe stato così difficile."
ColdplayThe Scientist

Trentaseimila minuti. Seicento ore. Venticinque giorni.
Da quando ero tornata a casa dopo Londra, il tempo sembrava non passare mai, eppure era volato via, lasciandomi indietro, senza che avessi avuto il tempo di fermarmi a pensare. Come avevamo potuto arrivare a questo punto, io e Harry? Come avevo potuto accettare la fine di una storia che sembrava essere l'unica cosa che avesse davvero significato per me in quel momento?

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