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"Può crescere da solo e svanire come niente, perché nulla lo trattiene o lo lega a te per sempre

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"Può crescere da solo e svanire come niente, perché nulla lo trattiene o lo lega a te per sempre."
Francesca Michielin

Era passato un mese e mezzo dall'ultima volta che avevo visto Harry alla Styles Press, e da allora non riuscivo a farmene una ragione. Non capivo come fossimo arrivati a quel punto, come tutto quello che avevamo costruito insieme fosse crollato in un istante.

Avevo provato a fare il primo passo. Tante volte mi ero seduta con il telefono in mano, il dito che esitava sul tasto verde per chiamarlo. Altre volte scrivevo messaggi d'impulso, parole che sembravano giuste in quel momento ma che poi cancellavo prima di inviarle. Non riuscivo a farlo. Ogni volta che ci provavo, qualcosa mi bloccava. Paura, orgoglio, o forse il semplice terrore che lui non volesse più saperne di me.

C'erano momenti in cui mi sentivo sopraffatta dal dolore, giorni in cui pensavo seriamente di arrendermi. Ma proprio quando stavo per mollare, una piccola scintilla di speranza riaffiorava. Una voce dentro di me mi spingeva a continuare, a credere che forse c'era ancora una possibilità, che potevamo affrontare tutto faccia a faccia, come avevamo sempre fatto.

Non era stato facile. Per nessuno. Per me, perché la sua assenza era come un peso sul petto che non mi permetteva di respirare. Per i miei amici, Liam e Hailee, che cercavano in ogni modo di tirarmi su, anche quando io non volevo essere aiutata. E per la mia famiglia, che mi aveva sostenuto quando avevo preso quella decisione importante per la mia salute mentale.

Avevo capito che non potevo semplicemente sorvolare su quello che era successo. Non ero mai stata una persona che si arrendeva facilmente. Combattevo fino alla fine, e anche questa volta non sarebbe stato diverso.

Eppure, affrontare la fine di una storia come la nostra era devastante. Non tanto per l'addio in sé, ma per il modo in cui era accaduto: senza spiegazioni, senza una chiusura. Mi sentivo abbandonata, lasciata sola con le mie domande e il mio dolore.

Nei primi giorni era stato un inferno. Non avevo fame, dormivo a malapena, e al lavoro ero solo una versione spenta di me stessa. Ma poi qualcosa era cambiato. Avevo capito che dovevo riprendermi. Dovevo trovare un modo per andare avanti, anche senza di lui.

Avevo deciso di custodire per me i momenti belli, quelli in cui eravamo felici. Forse un giorno, quando il dolore sarebbe stato meno acuto, quei ricordi sarebbero diventati una fonte di conforto invece che di sofferenza.

La nostra relazione era finita così, dall'oggi al domani. Un allontanamento in parte inevitabile e, forse, anche per colpa mia, per quella mia dannata sincerità nel dirgli che lo amavo. Non eravamo in un film, e la vita aveva scelto di ricordarmelo nel modo più crudele possibile. Nonostante la corsa disperata contro il tempo per raggiungerlo in aeroporto, alla fine aveva vinto la realtà. E quella realtà mi aveva lasciata attonita, spezzata, come se mi avessero strappato qualcosa di vitale senza alcun preavviso.

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