Da qualche giorno non lo vedeva. Era andata diverse volte nella sala comune, ma di lui nemmeno l'ombra.
Appoggiò sulla sedia a fianco della sua il libro su Lombroso. Ributtò gli occhi sul ring. Non le era mai piaciuta la boxe: non la faceva esaltare particolarmente l'idea di vedere il suo fidanzato nell'atto di gonfiare la faccia a qualcuno per essere poi destinato a prenderle a sua volta.
L'incontro finì tra gli sbraiti di Gaia e delle amiche, sempre al suo seguito come cani. Guardò la ragazza dai capelli ramati, costantemente in cerca delle attenzioni di Ashton, di Ian e di chiunque altro avesse una protuberanza in mezzo alle gambe. Non riusciva a non guardarla senza immaginarla tra le braccia di Ashton, senza immaginare il suo corpo muoversi sotto quello di lui, come fosse vittima di scariche elettriche. Chissà se era stato solo sesso o c'era stato un barlume di sentimento in quella negligenza di una sera. Non avrebbe dovuto mollarlo a quella festa e andarsene, non avrebbe dovuto litigarci per una sciocchezza, come ogni volta, e lasciarlo incazzato in mezzo a quelle bottiglie, fino a fargliele scolare tutte. Sapeva che qualcuno, prima che sorgesse il sole, l'avrebbe consolato e allontanato ulteriormente da lei. L'errore più grande fu quello di ripensarci, correre alla festa per cercarlo. E aprire la porta dalla quale provenivano gemiti di piacere. Se chiudeva gli occhi riusciva ancora a ricordare il loro ansimare. Era passato quasi un anno. Non avevano buttato via la loro storia per l'avventura di una sera, lei lo aveva perdonato e avevano cercato di evitare Gaia. Anche lei, però, aveva vinto quel concorso e il Nun Ester, se si escludevano l'ala Ovest e le stanze proibite, non era abbastanza grande da permettere che Gaia stesse fuori dal loro campo visivo per più di dieci minuti.
Sbuffò, scese dagli spalti e raggiunse Ashton giù. Lui la baciò a stampo sulle labbra, era concentrato più sulle smorfie di dolore che su di lei.
«Vieni, ci penso io», lo prese per mano non prima di aver osservato la ferita sul sopracciglio.
Lo spogliatoio era quasi buio e vuoto, come sempre a quell'ora. Ashton si sedette lamentandosi, lei prese dall'armadietto il kit medico. Gli passò delicatamente una pezza intrisa di disinfettante sulla ferita, poi si voltò richiamata dal rumore di un secchio che strusciava sul pavimento di quel vecchio spogliatoio.
Ian stava scontando una qualche punizione ed era stato messo a passare lo straccio in alcuni reparti dell'ala Est. Una punizione incredibilmente leggera. Le punizioni dei pazienti del Nun Ester si solito non erano esattamente come quelle date agli studenti. I reclusi venivano frustati, sbattuti a terra, costretti a bagni freddi o messi in isolamento. I lividi e le piaghe erano talmente insopportabili da costringerli a letto per una settimana. Gli occhi si incrociarono per un istante, lui distolse lo sguardo per togliersi dall'imbarazzo e inconsapevolmente toglierci lei. Riabbassò gli occhi su Ashton che le fece segno di interrompere il medicamento, poi anche lui si accorse di Ian, ingobbito sullo spazzolone:
«Che hai combinato amico?» gli gridò, poi, prima che Ian potesse rispondere, lo raggiunse puntandogli l'indice:
«Bada bene, se non la smetti di metterti nei guai, sarò costretto a chiedere un cambio di paziente anticipato»
Ines si grattò nervosamente la testa:
«Ashton, ti pare il modo??» lo richiamò con voce bassa e rotta dall'imbarazzo.
Ashton allargò le braccia sconcertato:
«Non dovresti stare a riposo?»
Ian guardò di sbieco la ragazza. Dio che umiliazione. Era stanco di essere sempre malato, di essere sempre protetto, di risultare un perdente e un debole. Agli occhi di lei sarebbe voluto essere tutt'altro. Ripensò alla scena in chiesa. Si vergognò tantissimo.
«Sto bene» lo informò «Non posso stare sempre a letto, dovrò pur darti qualche gatta da pelare, no?» sdrammatizzò dopo.
Ashton per tutta risposta rise, strinse le spalle larghe, prese Ines per mano e uscì dallo spogliatoio, con un saluto militare rivolto al suo protetto.
Ian li osservò allontanarsi insieme. Era evidente che appartenessero l'uno all'altra, e, cosa ancor più rilevante, era evidente che appartenessero ad un altro mondo. Lasciò cadere il mocio dentro al secchio e si rimise la cannula dell'ossigeno, fino a quel momento nascosta dentro la felpa.
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Disturbia
Misteri / ThrillerVenticinque studenti specializzandi dell'università di Harvard vengono selezionati per svolgere un tirocinio presso il "Nun Ester Institute", un centro di accoglienza per ragazzi problematici. Dal loro trasferimento lì verrà fuori la convivenza for...
