Dopo aver versato qualche lacrima, dettata probabilmente dalla frustrazione di aver permesso a un estraneo di colpire la parte più vulnerabile di me, e anche quella che nascondo a tutti, mi rialzo e, guardando l’immensità del mare, giuro a me stessa che non gli permetterò altro.
Dovrà stare lontano da me e dai miei ricordi, e se non lo ha capito con l’educazione, ora si passerà alle maniere forti.
Prendo velocemente ciò che serve per la clinica e richiamo un taxi per riportarmi lì.
Questa volta non sono avvezza a fare comunicazione, ma forse il mio viso lo dice chiaramente, perché l’autista si limita a chiedermi dove deve portarmi.
I consueti venti minuti, e sono di nuovo dietro quel cancello, ma con una consapevolezza in più: non permetterò che qualcuno possa infastidirmi.
Mi guardo attorno, con la speranza di vederlo.
Questa volta gli dirò chiaramente che non approvo questo tipo di approccio.
Ma l’attesa dell’ascensore non porta i risultati sperati.
Salgo in camera e trovo mamma entusiasta per il fatto che sono finalmente uscita dall’ospedale.
Mi racconta della visita di Filippo e non trascura il fatto che è bello, intelligente, professionale, e quanto altro si potesse immaginare in un uomo.
Sembra una commerciante che espone la sua merce migliore elencando qualità vere o no, pur di vendere.
Ma io non sono minimamente interessata a quel tipo di prodotto, che tra l’altro ho la vaga sensazione che sia merce contraffatta, ma impacchettata in maniera accattivante.
Naturalmente non voglio parlarne male con lei, anche perché ne dovrei spiegare i motivi, ma come trovo le parole per indicare a mia madre il fastidio che provo quando solo sento la sua voce?
Mi limito ad annuire, ma con un tono sarcastico le dico che non solo l’oro brilla. Sa esattamente cosa voglio dire, ma non le conviene insistere, sa bene come sono fatta.
Mentre metto in ordine le cose che ho preso a casa, sento aprire la porta e la voce di Gianni riempire la stanza.
“Le mie principesse preferite come stanno?”
Io e mamma in coro gli diamo la buonasera e gli sorridiamo sincere.
Sono felice che lui sia qui, ho bisogno di parlargli di Filippo.
Essendo suo amico dall’infanzia, forse mi può spiegare cosa vuole da me.
Lo aiuto nel reparto, sapendo che se si libera velocemente sicuramente verrà a parlare con me, cosa che accade appena finisce.
Il nostro posto è sempre lo stesso, la sala d’attesa, ormai vuota non essendo orario di visita.
Mi porge una barretta di cioccolato mentre io sono intenta a leggere un libro, preso da casa oggi, di Paulo Coelho.
La sua dolcezza è davvero notevole, non si dimentica mai di mostrare affetto senza aspettarsi nulla in cambio.
Prima che potesse dire qualcosa, però, prendo coraggio e gli chiedo di Filippo.
“Come fai ad essere amico di quell’arrogante del primario, se tu sei così premuroso e attento ai bisogni altrui, e lui è esattamente il tuo contrario?”
“Non essere così crudele con Filippo, tu non puoi immaginare quante cose abbiate in comune.”
“Dai, Gianni, non prendermi in giro.
Quel bullo non conosce cosa vuol dire calarsi nei panni di qualcuno che sta soffrendo, per non parlare della sua mania di voler sapere ogni cosa che mi riguarda, senza un minimo di privacy.”
“Forse la tua vita gli interessa molto perché, come ti dicevo, avete molte cose in comune e tu gli ricordi quel ragazzo che era qualche anno fa.”
“Non riesco a capire, perché non mi racconti per quale immaginaria ipotesi mi vedi uguale?”
“La prima cosa che mi viene in mente è che avete la testa dura come la lonsdaelite.”
“Scusa la mia ignoranza, ma che cos’è?”
“È il materiale più duro al mondo e la vostra testa ne è composta al 100 per cento.”
“Mi devo rimangiare il fatto che sei dolce.”
“Comunque, a parte gli scherzi, anche se quello che ho detto lo penso, siete diventati così perché ad entrambi la vita non vi ha riservato cose belle.
Anche lui, come te, ha sofferto molto.”
“Vediamo, lo ha lasciato la fidanzata, oppure il paparino per qualche mese gli ha tolto la paghetta?”
Mentre sto ancora pronunciando queste frasi, vedo il volto di Gianni cambiare e capisco che forse non avrei dovuto essere così impulsiva e indelicata.
"Alessandra, come te, Filippo ha perso il papà, e dopo solo due mesi sua mamma si è suicidata, gettandosi dal balcone.
Gli ha lasciato solo un bigliettino chiedendogli scusa di non aver avuto la forza di sopravvivere.
Filippo aveva appena iniziato l’università e, mentre tutti pensavano che avrebbe mollato e sarebbe diventato pazzo per un dolore così grande, lui si è chiuso nel suo mondo dove lo studio lo proteggeva da qualcosa di così oscuro.
E i risultati furono che in poco tempo si laureò e vinse il concorso per diventare manager di questa clinica.
Ora capisci perché si interessa a te?"
Senza rendermene conto, sto piangendo per qualcuno che fino a qualche minuto fa credevo di odiare.
Come può essere che provi queste emozioni così forti solo per aver sentito la sua storia?
Perché ora vorrei scusarmi con lui?
Come se mi leggesse dentro, Gianni mi porge un fazzoletto e mi dice:
“Non è tardi per recuperare l’amicizia con Filippo, perché conosco bene il mio amico e avrà sempre un debole per una damigella in difficoltà.”
Poi afferra il libro che ho tra le mani, che probabilmente lui conosce bene, e lo apre a una pagina ben precisa, indicandomi di leggere.
Con la voce rotta ancora dal pianto, leggo questa frase: “Quando trovi il tuo percorso, non devi avere paura. È necessario avere il coraggio sufficiente per commettere errori.
La delusione, la sconfitta e la disperazione sono gli strumenti che Dio usa per mostrarci la via.”
“Alessandra, quello che ti resta è seguire il tuo percorso, e se per qualche motivo hai fatto delle valutazioni sbagliate, hai il tempo necessario per ritornare indietro e ricominciare.
Dai una possibilità a Filippo, so che sarà un dono nella tua vita, lo sento e di solito non mi sbaglio mai.”
Non so cosa rispondere, perché scoprire tutto ciò mi ha destabilizzata, mi sento superficiale.
Mi ergevo sul piedistallo urlando a me stessa che era un arrogante scontroso e invece scopro che è un’anima dannata come la mia.
Forse dovrei rivalutare le mie posizioni prese con troppa facilità, sull’onda di un dolore che mi ha dato involontariamente.
Anche se è un gesto inconsueto, che in altre occasioni non farei, stringo le mani di Gianni e lo ringrazio per essere stato così sincero con me.
Grazie alle sue parole avevo visto nella storia di Filippo alcune caratteristiche che anche io ho.
Questo non significa che diventerò una sua fan, ma di certo si merita il rispetto quantomeno per tutto quello che ha dovuto sopportare.
Mi rivolgo verso Gianni e gli offro un pezzetto della barretta che mi aveva portato prima, e lui con sguardo divertito mi dice:
“Ho intenerito il tuo cuore al punto che vuoi condividere con me un’unica barretta di cioccolato?”
Non dico nulla, ma abbasso lo sguardo al marsupio che non indosso ma che ho adagiato sulle gambe, e gli faccio cenno delle innumerevoli calorie che contiene. Stamattina, prima di tornare in clinica, mi sono fermata al supermercato vicino casa e questo è il bottino che ho vinto.
“Vedo che rimani la solita regina delle nevi, mi ero illuso.”
Entrambi scoppiamo in una risata, che riporta il buon umore, e la serata prosegue come ormai io e Gianni facciamo da un po’, mangiando schifezze e parlando di noi.
Chi avrebbe detto che avrei trovato il mio primo amico proprio in una situazione come questa.
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Succede all'improvviso
ChickLitUna diligente studentessa si trova dopo anni a combattere un dolore devastante che mina a distruggere tutto quello che ha costruito fin a quel momento. Ma la vita a volte ti porta delle persone che non avremmo mai cercato o notato ma che in un attim...
