Capitolo 43

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Sono seduto su una scomodissima sedia di metallo, ho addosso un camice blu e in testa un copricapo dello stesso colore. A scandire il tempo e il ritmo dei miei pensieri un bip regolare che risuona in una stanza maliconica e semivuota. È il ritmo del cuore di Camilla, debole e affaticato. Si trova nel reparto di rianimazione dell'ospedale di Modena da un paio di giorni perché denutrita. Ha tubicini attaccati ovunque. Le hanno introdotto un tubicino vicino alla clavicola destra che le porta il nutrimento direttamente nello stomaco. È sedata perché ha tentato più volte di strapparsi tutti i fili e le flebo che le avevano messo. Sono accanto a lei. Le stringo la mano ma lei non può sentirmi. Perché Camilla- penso - perché nonostante l'amore che proviamo l'uno per l'altra siamo arrivati a questo. Perché tanta sofferenza inutile, ma io non ti lascio più te lo prometto. Mi ascolterai e devi finalmente capire che io non posso stare senza di te. Non ti so spiegare il perché ma è così e basta. Insieme supereremo tutto e passo dopo passo costruiremo il nostro futuro. Mentre sono assorto nei miei pensieri vedo Giulia che attira la mia attenzione bussando sul vetro che da sul corridoio del reparto. Mi ha portato un panino per pranzo. Anche lei è davvero una brava ragazza!
Bacio Camilla sulla fronte e le sussurro anche se so che non può sentirmi, che mi allontano solo per pochi minuti.
G: Ti ho portato il pranzo. Panino e coca.
L: Grazie Giulia sei davvero gentile.
G: Sono preoccupata per lei....
L: Lo so.... ho parlato con i dottori. Sono disperato, anche perché dopodomani dovrò tornare al lavoro.
G: Stai tranquillo io riesco a passare quasi tutti i giorni.
L: Lo so che verrai ogni volta che potrai, ma io vorrei stare sempre con lei e non lasciarla nemmeno un secondo
G: È giusto che la tua vita non si fermi. Quando starà meglio avrai modo di parlarle. Vi chiarirete ne sono convinta.
L: Grazie per il pranzo, ora torno da lei.
Apro la porta della stanza di Camilla e ancora le mie orecchie vengono investite da quel fastidioso bip quello che ogni secondo mi ricorda delle sue condizioni. Mi addormento accanto a lei, mi risveglio qualche ora dopo ed ho un disperato bisogno di fumarmi una sigaretta.
Scendo nel parcheggio cammino un po' per sgranchirmi le gambe e fumo come se ogni tiro mi regalasse ossigeno. Il pensiero di dover partire mi tormenta e questa volta non ci sono soluzioni Camilla non potrà venire con me. In quel momento il mio telefono squilla: è mio fratello
L: Pronto
G: Ok dimmi che hai? Ti sento dalla voce.... che hai combinato con la tua collega?
L: No non scherzare. Non è proprio il momento! E comunque nulla con Valentina nulla.
G: Dai allora non farmi preoccupare che succede?
L: Camilla è ricoverata in terapia intensiva per denutrizione, è sedata e la stanno nutrendo artificialmente.
G: Addirittura! E tu come stai?
L: Uno schifo....
G:Hai parlato con i medici?
L: Si
G: Quondi sai già tutto?
L: Si ma lei ce la farà, insieme ce la faremo.
G: Certo! Ehi se hai bisogno di qualcosa chiama!
Finita la chiamata con Giorgio necessito di un'altra sigaretta. Non riesco nemmeno ad arrivare a fumarne metà che il mio telefono squilla un'altra volta. Mamma compare sul display. Subito il mio cuore si fa più leggero perché lei trova una soluzione a tutto solo lei e in grado di trasmettermi calma in qualunque situazione e darmi così mezzi per per affrontare al meglio qualsiasi cosa.
L:Mamma ciao!
M:Ciao Lino.
L: Sono a Modena perché-comincio sospirando perché non avrei proprio voglia di parlare ancora...
M: Tranquillo so già tutto mi ha appena chiamata tuo fratello che è preoccupato per te.
L: Stai tranquilla io sto bene. L'unico mio pensiero è dover partire dopodomani e lasciare Camilla sola anche se so che finché è sedata non può sentirmi.
M: Ho prenotato un treno per domani. Arriverò a Modena alle 17 10. Starò io con lei.
L: Davvero lo faresti?
M: Certo ormai sono in pensione, tuo fratello ha la sua famiglia e tuo padre per qualche giorno se la caverà
L: Grazie infinite si tratta solo fino al week end poi ho qualche altro giorno libero.
M: Ora vai da lei e stai serenoo per quanto puoi, ci vediamo domani.
L: Grazie mamma a domani.
Mi sento sollevato posso partire tranquillo. Trono in quella stanza triste, troppo triste, cosi decido di andare a comprare dei fiori. Sono di ritorno poco dopo con un enorme mazzo di rose e un vaso, le metto sul comodino accanto a lei perché se dovessero svegliarla mentre io sono a Trieste voglio che lei sappia che nonostante la distanza io sono sempre stato li, accanto a guardarla e a vegliare su di lei. Andra tutto bene- penso e per la prima volta ne sono davvero convinto.

Nascosta tra la folla....La tua prossima ossessione. Scoprilo ora