Capitolo 50

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~pov Brian~
Stiamo ancora aspettando che ci dicano qualcosa, Grace intanto ha dato la notizia a Eléna e Carl che sono subito piombati in ospedale, io invece non ho il coraggio di spiegare ai miei cosa è successo.
Se venissero a sapere di quello che è successo, tutte e due le famiglie ci impedirebbero di vederci, per il bene di tutti e due, e io non posso sopportarlo. Grace ha semplicemente detto che abbiamo avuto un incidente.
Come la maggior parte dei genitori avrebbero fatto, hanno incominciato a riempirci di domande di cui però non riceveranno mai risposta.

A testa bassa mi dirigo verso il bagno dove mi sciacquo il viso e ritorno in sala d'attesa, al mio ritorno vedo l'infermiera parlare con i genitori di Rachel e intanto Grace è in lacrime.
Corro da loro e quasi non inciampo sull' infermiera.
"Quindi? Cosa le accadrà?"
"Si calmi "
"No non mi calmo, mi dica e basta"
"La signorina Harris è in coma"

6 parole
6 fortuitissime parole che possono demolirmi così facilmente come niente ha mai fatto da 7 lunghi anni.
Non posso perdere anche lei...
" non sappiamo quando si risveglierà, e fino ad allora dovrà rimanere in ospedale, sotto controllo, con le cure adeguate e un ventilatore medico, per evitare le ostruzioni ed il collasso delle vie aeree superiori durante il sonno. Viene regolata alla pressione minima necessaria per tenere aperte le vie respiratorie in sostanza."
Mi siedo, una lacrima mi scivola via proprio come mi è scivolata lei.
Poi un'altra è un'altra ancora.
Stringo i pugni evitando di prendere a calci tutto e tutti.
"Posso entrare?"
"Ascolta ragazzo-"
"Posso entrare!?"
Rinuncia anche lei a quelli che stava per dire e si fa da parte.
Entro e nel vedere il suo corpo attaccate a quel macchinario mi si scheggia il cuore.

Il suo petto respira a fatica, è fredda con dei punti sulla ferita causata da quel verme.
Avrei dovuto esserci io al suo posto.
Io cazzo e non lei!
Quei bellissimi occhi che mi guardavano incantati, ora sono spenti.
Quelle labbra che vacuavano ogni parte di me nel modo più perverso, ora sono chiuse e violacee.

Quelle mani che mi toccavano con passione e delicatezza ora sono chiuse in un pugno immobile.
Quelle gambe che si torcevano attorno a me ora sono sotto le coperte.
Mi siedo accanto a lei guardandola e rifilandole le coperte come se potesse sentire freddo.
"Mi dispiace piccola."
Le lacrime si fanno sempre più ditte nei miei occhi fino a oscurarmi la vista e la tristezza si fa largo dentro il mio cuore.
La mia anima si spegne.
"Avrei dovuto esserci io su questo letto"
Prima un singhiozzo, poi una lacrima.
"Come faccio senza di te ora?"
"Ti prometto che uccideró quei bastardi, te lo prometto bimba, fosse l'ultima cosa che faccio..."

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