Ritornare a Catania dopo un mese mi fa strano.
Jaipur, per quanto viva e colorata, ha un ritmo diverso.
Più lento.
Più rilassante.
Catania, invece, è caos e memoria.
Oggi Giuseppe è a scuola per seguire gli esami di riparazione.
Io, per non stare sola a casa mia, sto da lui fino al ritorno di Filippo dall’India.
A un certo punto sento suonare.
Vado al citofono.
Dalla telecamera vedo Sammy.
Scendo di corsa.
Apro il portone.
«Che ci fai qui?» chiedo, abbracciandolo come se non lo vedessi da anni.
Ricambia.
«No che mi mandi un messaggio per dirmi che sei a Catania da tre giorni.»
«Perdonami.»
«Comunque… anche quest’anno mi devi sopportare.»
«Ti hanno promosso al debito?» chiedo, contenta.
«Certo, bellezza.»
Lo riabbraccio dalla felicità.
«Ora devo andare. So che Florio dovrebbe tornare a momenti.»
«Prima che ricominci la scuola ci vediamo.»
«Andiamo a bere come ai vecchi tempi?» propone.
«Sammy, non posso.»
«Ancora problemi per quel fatto?»
«Sì.»
«Va bene. In tal caso facciamo qualcos’altro.»
«Samuele, a te ti denuncio per violazione della privacy!»
Una voce ci interrompe.
Ci giriamo.
È Giuseppe.
«Mi scusi, professore. Ora vado» dice Sammy.
«Noi due ci sentiamo» dico.
Sammy annuisce, mi bacia la guancia e se ne va.
«Ma perché lo devi spaventare?» chiedo entrando.
«Così, per divertimento» dice, chiudendo il portone.
«Cretino! Lo sai che è come mio fratello.»
«Lo so.»
«Comunque… spero solo che non hai rimandato nessuno» dico, buttandomi sul divano.
Lui fa lo stesso.
Sbottona i primi bottoni della camicia.
«Anche se lo avessi fatto, dove sta il problema?»
«Peppe, dai.»
«Vabbè… non ho rimandato nessuno.»
«Bravo, il mio principe» dico, dandogli un bacio a stampo.
«Mi ha cercato Marina.»
«Cosa vuole?»
«Non lo so. So solo che vuole vedermi.»
«E che aspetti a vederla?»
«Non so, Miriam. Non mi convince.
E poi non ti vorrei lasciare sola.»
«Facciamo così: se vuoi, vi vedete stasera.
Io esco con Sammy e i ragazzi.»
«Sicura?»
«Sì.»
Sono le 20.
Sono pronta per uscire.
Vestita semplice, come tutti i giorni.
«Peppe, tu a che ora esci?» chiedo.
«Tra un po’. Perché?»
«Era per chiamare Sammy.»
«Se vuoi, ti lascio da lui.»
«Ora lo chiamo.»
Giuseppe
Mentre Miriam chiama Samuele, io cerco di rintracciare Marina.
Dobbiamo vederci nella sua zona.
> A Marina: Sei pronta?
> Da Marina: Sì. Sei sotto casa mia?
> A Marina: Ancora no. Il tempo di lasciare Miriam da un amico e arrivo.
> Da Marina: Va bene. A tra poco.
«Sammy ha finito di cenare.
Ha detto che se voglio posso andare da lui e poi ci spostiamo» dice Miriam.
«Va bene.»
Prende le chiavi della macchina, il portafoglio, le sue chiavi…
e, per sicurezza, anche il mazzo secondario.
«Tesoro, per sicurezza tieni» dice, porgendomi il secondo mazzo.
«Caso mai mi faccio lasciare da Sammy a casa.»
«Nessun problema.»
Lascio Miriam da Samuele.
Poi vado da Marina.
Le mando un messaggio:
> Sono sotto casa tua.
In pochi minuti è in macchina con me.
«Di cosa volevi parlare?» chiedo.
«Andiamo al parcheggio del Principe.
Parliamo lì.»
«Va bene.»
In dieci minuti siamo lì.
Zona isolata.
Poca gente.
Parcheggio in un angolo.
Spengo la macchina.
«Come stai?» chiede.
«Marina, se mi hai fatto uscire per sapere “come sto”…
te lo potevi risparmiare.»
«Ho notato che sei molto legato alla ragazzina.»
«Intendi Miriam?»
«Sì.
Cosa c’è?»
«Ho una relazione con lei» dico, guardandola in faccia.
«Ma è una bambina.»
Silenzio.
«Ho saputo di Miriam.
Che ha perso il bambino.»
«Chi te l’ha detto?» chiedo.
Marina abbassa lo sguardo per un attimo, poi torna a fissarmi.
«Una voce. Sai com’è, le cose girano. E quando ho sentito, ho capito che dovevo parlarti.»
«Non c’era bisogno. Non è affar tuo.»
«Giuseppe, non sono qui per giudicare. Ma tu ti rendi conto di cosa stai facendo?»
«Sì. E lo rifarei altre mille volte.»
«Con una ragazza che ha diciott’anni meno di te? Che era tua alunna? Che ha appena perso un figlio?»
«Non è una ragazza qualsiasi. È Miriam. E non è stata una leggerezza. È stato amore. E lo è ancora.»
Marina scuote la testa, amara.
«Sai, quando ci siamo lasciati pensavo che un giorno avresti trovato qualcuno. Ma non immaginavo… questo.»
«Non sei qui per parlare di me. Sei qui per giudicare. Ma non hai il diritto.»
«Hai ragione. Non ho il diritto. Ma mi dispiace. Per te. Per lei. Per quello che avete perso.»
Resto in silenzio.
La pioggia inizia a battere leggera sul parabrezza.
«E adesso?» chiede. «Che farai?»
«Proverò a proteggerla. Anche se non so più come si fa.»
Marina annuisce piano.
Poi apre la portiera.
«Spero solo che non ti perda anche lei.»
Chiude la portiera senza aggiungere altro.
La guardo allontanarsi nel buio del parcheggio.
Poi accendo il motore.
E torno a casa.
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Un passo dal cielo
RomansaUn rapporto che va ben oltre la semplice relazione tra un professore e una sua alunna, un legame destinato a spingersi oltre le mura scolastiche, superando confini che nessuno dei due avrebbe mai immaginato.
