Sono passate due settimane da quando ho parlato davanti a tutta la classe.
Da allora, qualcosa è cambiato.
Non tutto, certo.
Ci sono ancora sguardi storti, battutine sussurrate, risatine dietro le spalle.
Ma ora non mi toccano più come prima.
Forse perché ho imparato a guardare oltre.
O forse perché, per la prima volta, mi sento davvero me stessa.
Giuseppe è rimasto al suo posto.
Professionale, attento, distante quanto basta.
Ma ogni tanto, quando incrociamo lo sguardo, c’è un’intesa che nessuno può spezzare.
Un filo invisibile che ci tiene uniti, anche quando sembriamo lontani.
Oggi, durante l’intervallo, la professoressa di lettere mi ha fermata.
«Miriam, posso parlarti un attimo?»
«Certo, prof.»
Mi ha fatto sedere nel suo ufficio.
Ha tirato fuori una cartellina.
«Ho letto il tuo tema. Quello sull’identità.
È uno dei testi più maturi che abbia letto quest’anno.»
«Grazie… non pensavo.»
«Hai mai pensato di partecipare al concorso regionale di scrittura?
Il tema di quest’anno è ‘La mia voce’.
Credo che tu abbia molto da dire.»
Resto in silenzio.
Poi annuisco.
«Ci penso.»
Nel pomeriggio, ne parlo con Giuseppe.
Siamo a casa sua, seduti sul divano.
Lui corregge dei compiti.
Io ho il foglio del concorso tra le mani.
«Dovrei scrivere un testo su ‘La mia voce’.
Pensi che abbia senso?»
Lui posa la penna.
Mi guarda.
«Miry, la tua voce ha già fatto tremare i muri di un’aula.
Immagina cosa può fare su carta.»
Sorrido.
«Allora lo faccio.»
Nei giorni successivi, scrivo.
Cancello.
Riscrivo.
Piango.
Rido.
Ricordo.
Scrivo di me.
Di Paola.
Del bambino che non è mai nato.
Di Giuseppe.
Di mio padre.
Di Jaipur.
Della scuola.
Di ogni volta che ho avuto paura.
E di ogni volta che ho scelto di restare.
Quando consegno il testo, mi sento leggera.
Come se avessi lasciato un pezzo di me su quel foglio.
Ma non un pezzo perso.
Un pezzo donato.
Una settimana dopo, la professoressa mi chiama di nuovo.
«Miriam, siediti.»
Mi siedo.
Il cuore mi batte forte.
«Hai vinto il primo premio.»
Resto in silenzio.
Lei sorride.
«Il tuo testo sarà letto durante la cerimonia regionale.
E pubblicato in una raccolta.»
Mi porto le mani alla bocca.
Non riesco a parlare.
«Hai trovato la tua voce, Miriam.
E ora il mondo la ascolterà.»
Quella sera, Giuseppe mi abbraccia più forte del solito.
«Sono orgoglioso di te» dice.
«Lo sono anch’io.
Per la prima volta.»
STAI LEGGENDO
Un passo dal cielo
RomanceUn rapporto che va ben oltre la semplice relazione tra un professore e una sua alunna, un legame destinato a spingersi oltre le mura scolastiche, superando confini che nessuno dei due avrebbe mai immaginato.
