Ottobre è iniziato con pioggia e lezioni a raffica.
L’università è diventata una seconda pelle.
Mi muovo tra aule, appunti, gruppi studio.
E tra questi… c’è Elia.
È diventato un punto fermo.
Non perché lo cerchi.
Ma perché c’è.
Sempre.
Con leggerezza.
Con attenzione.
Un giorno, dopo una lezione particolarmente pesante, mi propone di prendere un caffè.
«Solo per staccare» dice.
Accetto.
Ci sediamo in un bar vicino all’università.
Parliamo di tutto.
Della scuola.
Dei sogni.
Delle paure.
A un certo punto, lui mi guarda.
Diverso.
«Posso dirti una cosa?» chiede.
«Certo.»
«Mi piaci.
Da un po’.
E non voglio metterti in difficoltà.
Ma dovevo dirtelo.»
Resto in silenzio.
Spiazzata.
Non me l’aspettavo.
Non così.
«Elia… io sono legata a qualcuno.
È una storia complicata.
Ma vera.»
«Lo so.
Ma a volte le cose complicate… fanno male.
E tu meriti qualcosa di semplice.»
Mi alzo.
Pago il caffè.
Esco.
Quello che non so… è che Giuseppe è lì.
Dall’altra parte della strada.
È venuto a sorpresa.
Per vedermi.
Perché gli mancavo.
E ha visto.
Ha visto me e Elia.
Ha visto il suo sguardo.
Ha visto il mio silenzio.
E ha capito tutto.
Male.
La sera mi chiama.
La voce è tesa.
«Dove eri oggi pomeriggio?»
«Con un compagno.
Abbiamo preso un caffè.
Poi lui ha detto una cosa… e me ne sono andata.»
«L’ho visto.
Vi ho visti.»
Silenzio.
«Giuseppe, non è come pensi.»
«E come dovrei pensare?
Che sei lì, con uno della tua età, che ti guarda come se fossi tutto…
e tu non dici nulla?
Non ti alzi?
Non ti allontani?»
«Mi ha preso alla sprovvista.
Non volevo ferirlo.
Ma non ho fatto nulla.»
«Non hai fatto nulla.
E forse è questo il problema.»
Mi si stringe il petto.
«Cosa stai dicendo?»
«Che forse… è arrivato il momento di chiederci se ha ancora senso.
Tu sei lì, in un mondo nuovo.
Io sono qui, a guardarti da fuori.
E ogni volta che provo ad avvicinarmi… mi sento di troppo.»
«Non sei di troppo.
Sei parte di me.»
«Ma per quanto ancora?
Fino a quando non troverai qualcuno che non ti complichi la vita?
Che non ti costringa a nasconderti?
A spiegarti?
A giustificarti?»
«Giuseppe, io ti amo.
Ma non posso vivere sotto processo.»
Silenzio.
Poi lui dice:
«Allora forse… abbiamo bisogno di tempo.
Di distanza.
Per capire.»
Mi manca il fiato.
Ma non lo fermo.
«Forse sì.»
Quella notte, non dormo.
Non piango.
Resto solo sveglia.
A guardare il soffitto.
A chiedermi se l’amore, a volte, non basta.
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Un passo dal cielo
RomanceUn rapporto che va ben oltre la semplice relazione tra un professore e una sua alunna, un legame destinato a spingersi oltre le mura scolastiche, superando confini che nessuno dei due avrebbe mai immaginato.
