Giuseppe
Il lunedì mattina ha sempre un sapore ruvido.
La scuola si riempie di voci, passi, richieste.
Entro in aula docenti con il solito passo sicuro, ma oggi… sento che qualcosa mi aspetta.
Davanti alla macchina del caffè, il professor Bianchi mi ferma.
Non è uno che parla per caso.
«Florio, posso parlarti un attimo?» dice, con quel tono che non lascia spazio a leggerezze.
Annuisco.
Ci spostiamo in un angolo.
Toni bassi.
Occhi attenti.
«Sai che si parla, vero?»
«Si parla sempre» rispondo, cercando di restare calmo.
«Ma stavolta non sono solo voci tra studenti.
Ci sono genitori che hanno chiesto chiarimenti.
E colleghi che si interrogano.»
Resto in silenzio.
So dove vuole arrivare.
«La tua relazione con Miriam… è una questione delicata.
Lei è ancora studentessa.
Tu sei il suo insegnante.
Non puoi far finta che non ci siano implicazioni.»
«Non sto facendo finta di nulla.
Sto cercando di gestire tutto con rispetto.
Con discrezione.
Con verità.»
«La verità non basta.
Ci sono regole.
Ci sono ruoli.
Ci sono limiti.»
Lo guardo.
Fermo.
«Non ti chiedo di approvare.
Ti chiedo di non giudicare senza conoscere.
Miriam non è una debole.
Non è una manipolata.
È una ragazza che ha sofferto, che ha scelto, che ha lottato.
E io… sono stato lì.
Non per approfittare.
Per esserci.»
«Ma sei sicuro che non stai confondendo il bisogno con l’amore?
La protezione con il coinvolgimento?»
Abbasso lo sguardo.
Poi lo rialzo.
«Mi sono fatto mille domande.
Ho pensato di allontanarmi.
Di rinunciare.
Ma ogni volta che la vedo…
capisco che non è debolezza.
È scelta.
E io… ho scelto di esserci.
Con tutti i rischi.»
Bianchi sospira.
«Non ti denuncerò.
Non farò segnalazioni.
Ma ti chiedo una cosa:
non perdere di vista chi sei.
Un insegnante.
Un esempio.
Un uomo che può fare la differenza.
Ma anche il danno.»
Annuisco.
«Lo so.
E ogni giorno… cammino sul filo.
Ma non da solo.
Con lei.
E con la coscienza pulita.»
Quella sera, Miriam arriva dopo lo studio.
Ha gli occhi stanchi.
Ma il sorriso vivo.
«Tutto bene?» mi chiede.
La guardo.
Poi le racconto.
«Oggi un collega mi ha messo in discussione.
Mi ha detto che potrei fare del male.
Che potrei perdere il senso del mio ruolo.»
Si siede accanto a me.
Mi ascolta.
Poi parla.
«Giuseppe, io non ti ho mai chiesto di rinunciare a te stesso.
Ti ho chiesto solo di essere vero.
E tu lo sei.
Anche quando tremi.
Anche quando dubiti.»
«Ma se un giorno tutto questo ci crolla addosso?
Se ci accusano?
Se ci separano?»
«Allora ci ritroveremo.
Perché l’amore non si cancella con una firma.
Si difende.
Si vive.
Si dimostra.»
La abbraccio.
Forte.
Come se volessi proteggerla da tutto.
Ma anche da me stesso.
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Un passo dal cielo
RomanceUn rapporto che va ben oltre la semplice relazione tra un professore e una sua alunna, un legame destinato a spingersi oltre le mura scolastiche, superando confini che nessuno dei due avrebbe mai immaginato.
