Gennaio arriva con il gelo e le simulazioni.
Italiano, matematica, inglese.
Ogni settimana una prova.
Ogni giorno un ripasso.
Io studio.
Mi impegno.
Mi stanco.
Ma non mollo.
Con Giuseppe ci vediamo poco.
Solo qualche pomeriggio.
Qualche messaggio.
Qualche sguardo in aula.
Ma ci basta.
Perché sappiamo che questo è il tempo della concentrazione.
Della resistenza.
Febbraio scivola via tra interrogazioni e orientamento.
I professori ci chiedono dove andremo.
Io rispondo con sicurezza:
«Scienze della formazione primaria.»
Qualcuno annuisce.
Qualcuno sorride.
Qualcuno non dice nulla.
Ma io non ho più bisogno di approvazione.
Ho solo bisogno di coerenza.
Marzo porta la stanchezza.
E le prime crepe.
Un giorno, crollo.
Piango in bagno.
Mi sento sopraffatta.
Giuseppe lo capisce.
Mi lascia un biglietto nel libro di matematica:
"Non devi essere perfetta.
Devi solo essere vera.
E tu lo sei."
Lo tengo nel portafoglio.
Come un'àncora.
Aprile è il mese delle prove INVALSI.
Noiose.
Meccaniche.
Ma obbligatorie.
Io le affronto con distacco.
Già penso alla tesina.
Al colloquio.
A cosa voglio dire.
Scelgo il titolo:
"Educare alla presenza: la scuola come spazio di ascolto."
Giuseppe mi aiuta a strutturarla.
Ma da lontano.
Con discrezione.
«È la tua voce che deve emergere» mi dice.
«Non la mia.»
Maggio è un vortice.
Ultime verifiche.
Ultimi voti.
Ultimi giorni.
La classe è nervosa.
Qualcuno si chiude.
Qualcuno esplode.
Io respiro.
Scrivo.
Mi preparo.
Con Giuseppe ci vediamo una sera, al tramonto.
Sul solito punto panoramico.
«Ci siamo» gli dico.
«Sì.
E tu sei pronta.»
«Ho paura.
Ma non mi fermerà.»
«Allora sei pronta davvero.»
Giugno.
La maturità.
Tema: fatto.
Matematica: affrontata.
Orale: in arrivo.
Entro nell'aula con la tesina in mano.
Parlo.
Spiego.
Racconto.
Parlo di Rousseau.
Di Don Milani.
Di me.
Alla fine, la commissione applaude.
La prof di lettere ha gli occhi lucidi.
«Grazie, Miriam.
Hai ricordato a tutti noi perché insegniamo.»
Esco.
Giuseppe è fuori.
Non può abbracciarmi.
Ma mi guarda.
E io so.
Che ce l'ho fatta.
Che ce l'abbiamo fatta.
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Un passo dal cielo
RomansaUn rapporto che va ben oltre la semplice relazione tra un professore e una sua alunna, un legame destinato a spingersi oltre le mura scolastiche, superando confini che nessuno dei due avrebbe mai immaginato.
