Capitolo 33

7 0 0
                                        

Il laboratorio di scrittura è iniziato da una settimana. 
Ma qualcosa dentro di me non torna.

Scrivo, sì. 
Mi ascoltano, sì. 
Ma ogni volta che finisco una pagina… mi sento vuota. 
Come se stessi cercando di essere qualcosa che non sono.

Oggi, durante l’incontro, la scrittrice che ci segue ci ha chiesto:

«Perché scrivete? 
Per essere letti? 
Per essere capiti? 
O per insegnare qualcosa?»

E lì… mi si è accesa una luce.

Io non voglio solo scrivere. 
Io voglio insegnare. 
Voglio essere quella voce che guida. 
Che accompagna. 
Che aiuta a crescere.

Nel pomeriggio, sono da Giuseppe. 
Lui è in cucina. 
Prepara il caffè. 
Io sono seduta al tavolo, con il quaderno davanti.

«Hai scritto qualcosa di nuovo?» chiede.

«No. 
Ho pensato qualcosa di nuovo.»

Si siede. 
Mi guarda.

«Dimmi.»

«Non voglio fare la scrittrice. 
Non voglio pubblicare libri. 
Voglio insegnare.»

Silenzio.

«Insegnare?» ripete.

«Sì. 
Voglio diventare maestra. 
O professoressa. 
Voglio stare in aula. 
Voglio essere quella che ascolta. 
Che capisce. 
Che aiuta. 
Come tu hai fatto con me.»

Lui resta in silenzio. 
Poi sorride. 
Un sorriso pieno. 
Vero.

«Miry… è la cosa più bella che potessi dirmi.»

«Ho capito che la mia voce non serve solo per raccontare. 
Serve per guidare. 
Per educare. 
Per dare forza.»

«E sai già cosa vuoi studiare?»

«Scienze della formazione. 
O lettere, ma con indirizzo didattico. 
Voglio entrare in classe. 
Voglio restare lì. 
Con i ragazzi. 
Con le storie vere. 
Con le paure. 
Con le speranze.»

Giuseppe mi prende la mano.

«Ti vedo già lì. 
Dietro una cattedra. 
Con il tuo modo di guardare le persone. 
Con la tua forza. 
Con la tua fragilità. 
Sarai una maestra incredibile.»

«Lo spero. 
Ma ci credo. 
E voglio iniziare a prepararmi. 
Già da ora.»

Quella sera, torno a casa. 
Parlo con Filippo.

«Voglio fare l’insegnante» gli dico.

Lui mi guarda. 
Sorride.

«Lo sai che non mi sorprende? 
Hai sempre avuto quella luce. 
Quella pazienza. 
Quella voglia di capire gli altri.»

«Allora mi aiuti a cercare le università? 
I corsi? 
Voglio iniziare a orientarmi.»

«Certo. 
Domani ci mettiamo al computer e guardiamo tutto.»

Prima di dormire, mando un messaggio a Giuseppe.

> Grazie per avermi insegnato a credere in me. 
Ora voglio farlo anche io. 
Per gli altri.

Lui risponde subito.

> Tu non insegnerai solo con le parole. 
Insegnerai con la tua storia. 
E sarà la lezione più importante che chiunque possa ricevere.

Chiudo gli occhi. 
E per la prima volta… sogno una classe. 
Una lavagna. 
Dei volti giovani. 
E me. 
Lì. 
Presente. 
Pronta.

Un passo dal cieloLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora