È una sera d’agosto.
Il cielo è limpido, le cicale cantano piano.
L’aria è calda, ma non opprimente.
Siamo in una casa di campagna che Giuseppe ha affittato per qualche giorno.
Solo noi.
Niente scuola.
Niente città.
Niente domande.
Abbiamo cenato sotto le stelle.
Pasta fredda, vino bianco, risate leggere.
Poi ci siamo seduti su una coperta, in giardino.
A guardare il cielo.
A parlare piano.
«Tra poco tutto cambierà» dico.
«Sì.
Ma non noi.»
«Io ho paura.
Di diventare grande.
Di diventare diversa.»
«Tu diventerai più vera.
Più tua.
E io… sarò lì.
A guardarti fiorire.»
Mi prende la mano.
La stringe.
Poi la porta al petto.
«Senti?
È tutto qui.
Da sempre.»
Entriamo in casa.
Le finestre sono aperte.
La luce è morbida.
La stanza profuma di legno e lavanda.
Ci sediamo sul letto.
Non parliamo.
Ci guardiamo.
Io gli sfioro il viso.
Lui mi accarezza i capelli.
Poi mi bacia.
Piano.
Come se fosse la prima volta.
Come se fosse l’ultima.
Il tempo si ferma.
Le paure si sciolgono.
Le distanze si annullano.
Ci spogliamo con rispetto.
Con lentezza.
Con verità.
E poi… ci amiamo.
Senza fretta.
Senza rumore.
Senza bisogno di spiegare.
Solo noi.
Finalmente noi.
Dopo, restiamo abbracciati.
Io con la testa sul suo petto.
Lui con le dita intrecciate alle mie.
«Era il momento giusto» dico.
«Lo è stato.
Perché non avevamo più bisogno di aspettare.
Solo di esserci.»
«Ti amo» sussurro.
«Ti amo anch’io.
Da sempre.
E per tutto quello che verrà.»
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Un passo dal cielo
RomantikUn rapporto che va ben oltre la semplice relazione tra un professore e una sua alunna, un legame destinato a spingersi oltre le mura scolastiche, superando confini che nessuno dei due avrebbe mai immaginato.
