Capitolo 40

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Novembre scivola via come pioggia sui vetri. 
Dicembre è alle porte. 
E con lui, la consapevolezza che questo è l’ultimo anno. 
L’ultimo inverno. 
L’ultima volta che entrerò in questa scuola come studentessa.

Non penso più all’università. 
Non perché non sia importante. 
Ma perché so che ci andrò. 
È deciso. 
È lì, ad aspettarmi. 
Ora voglio solo vivere questo tempo. 
Questo presente.

Le giornate sono piene. 
Verifiche, interrogazioni, simulazioni. 
I professori iniziano a parlare di tesine, di orali, di prove scritte. 
Io prendo appunti. 
Studio. 
Mi impegno.

Ma ogni tanto… mi fermo. 
Guardo fuori dalla finestra. 
E penso: 
“Tra sei mesi tutto questo sarà finito.”

Con Giuseppe ci vediamo meno. 
Non per scelta. 
Per necessità.

Lui è attento. 
Professionale. 
Distante, quando serve.

Ma ogni tanto, quando incrociamo lo sguardo in aula, c’è quella scintilla. 
Quella cosa che nessuno può capire. 
Che nessuno può spegnere.

Un giorno, dopo una lezione particolarmente difficile, mi ferma all’uscita.

«Tutto bene?» chiede.

«Sì. 
Solo stanca. 
E un po’… malinconica.»

«Perché?»

«Perché sento che tutto sta finendo. 
E io non so se sono pronta.»

«Non sta finendo. 
Sta cambiando. 
E tu stai crescendo.»

«Ma se crescere vuol dire perdere… 
non so se mi piace.»

Lui mi guarda. 
Poi sorride.

«Crescere non è perdere. 
È lasciare andare ciò che hai vissuto… 
per far spazio a ciò che puoi diventare.»

Nel pomeriggio, studio con Sammy. 
Ripassiamo letteratura. 
Parliamo di Montale, di Ungaretti, di parole che scavano.

«Tu sei pronta per la maturità» mi dice.

«Non lo so. 
A volte mi sento forte. 
Altre… fragile.»

«È normale. 
Ma tu hai qualcosa in più. 
Hai una direzione.»

Annuisco. 
Ma dentro sento un nodo. 
Non di paura. 
Di nostalgia anticipata.

Un passo dal cieloLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora