Il primo giorno di scuola.
Mai avrei pensato che mi avrebbe fatto così paura.
Non è la paura delle interrogazioni, dei compiti, dei professori.
È la paura degli sguardi.
Delle voci.
Di quello che si dice quando non sei più “solo Miriam”, ma “quella che stava con Florio”.
Mi sveglio presto.
La casa è silenziosa.
Filippo è rientrato da Jaipur da due giorni, ma oggi è al lavoro.
Giuseppe è già a scuola.
Io… io devo affrontare il ritorno.
Mi vesto con calma.
Niente di appariscente.
Jeans, maglietta bianca, felpa grigia.
Capelli sciolti.
Zaino sulle spalle.
Esco.
Cammino.
Ogni passo mi sembra più pesante del precedente.
Arrivo davanti al cancello.
Il solito via vai.
Ragazzi che si salutano, che ridono, che si raccontano le vacanze.
Io mi sento fuori posto.
«Miriam!»
Una voce mi chiama.
Mi volto.
È Sammy.
Mi corre incontro.
Mi abbraccia.
«Finalmente! Pensavo non ti presentassi.»
«Non potevo mancare.
Anche se… vorrei essere ovunque tranne che qui.»
«Ti capisco.
Ma ci sono io.
E ci sono i ragazzi.
Non sei sola.»
Annuisco.
Entriamo insieme.
La campanella suona.
Il corridoio si riempie.
Io mi sento schiacciata.
Ogni sguardo mi sembra un giudizio.
Ogni risata… una presa in giro.
Entriamo in classe.
Mi siedo al mio posto.
Sammy accanto a me.
Gli altri si sistemano.
Poi… entra lui.
Giuseppe.
Cammina con passo sicuro.
Occhi attenti.
Camicia azzurra, giacca scura.
Il professore.
Mi guarda.
Un attimo.
Un solo secondo.
Poi distoglie lo sguardo.
«Buongiorno a tutti.
Bentornati.
Spero che le vacanze siano state serene.
Ora si ricomincia.»
La sua voce è ferma.
Professionale.
Io lo conosco.
So che dentro sta tremando.
«Prima di iniziare, vi ricordo che quest’anno sarà importante.
Per molti di voi è l’ultimo.
Per altri… è l’anno della svolta.
Sta a voi decidere cosa farne.»
Mi sento osservata.
Non da lui.
Dagli altri.
Una ragazza bisbiglia qualcosa.
Un’altra ride.
Sammy si gira verso di loro.
«Avete qualcosa da dire?» chiede, secco.
Le ragazze tacciono.
Giuseppe lo nota.
Ma non interviene.
La lezione inizia.
Matematica.
Formule.
Equazioni.
Io non riesco a concentrarmi.
Ogni volta che Giuseppe si avvicina alla mia fila, il cuore mi batte forte.
Ogni volta che si allontana, mi sento vuota.
Alla fine dell’ora, ci dà un esercizio da fare a casa.
Poi esce.
La classe si svuota.
Io resto seduta.
Sammy mi guarda.
«Vuoi che ti accompagni?»
«No.
Voglio parlare con lui.»
Aspetto.
Quando tutti sono fuori, esco anch’io.
Lo trovo nel corridoio, davanti alla sala professori.
«Professore» dico, mantenendo le apparenze.
Si gira.
Mi guarda.
Occhi stanchi.
«Miriam.»
«Posso parlarti?»
Annuisce.
Mi fa cenno di seguirlo.
Entriamo in un’aula vuota.
Chiude la porta.
Silenzio.
«Come stai?» chiede.
«Non lo so.
Mi sento… osservata.
Giudicata.
Come se non fossi più io.»
«Mi dispiace.
Vorrei poterti proteggere da tutto questo.»
«Non puoi.
Ma puoi starmi accanto.
Anche se qui… siamo solo prof e alunna.»
«Lo so.
E sarà dura.
Ma fuori da qui… siamo noi.»
Mi avvicino.
Lui mi prende le mani.
«Ti amo, Miriam.
E non smetterò di lottare per noi.»
«Anch’io ti amo.
E non smetterò di scegliere te.»
Ci abbracciamo.
Un abbraccio lungo.
Silenzioso.
Poi ci stacchiamo.
Lui mi accarezza la guancia.
«Ora vai.
Non voglio che ti vedano uscire da qui con me.»
«Va bene.
Ma stasera… siamo solo noi.»
«Stasera siamo solo noi.»
Esco.
Cammino nel corridoio.
La testa alta.
Il cuore pieno.
Sono tornata.
E non ho intenzione di nascondermi.
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Un passo dal cielo
RomanceUn rapporto che va ben oltre la semplice relazione tra un professore e una sua alunna, un legame destinato a spingersi oltre le mura scolastiche, superando confini che nessuno dei due avrebbe mai immaginato.
