Capitolo 43

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La pioggia cade sottile, ma continua. 
È uno di quei giorni in cui tutto sembra pesante. 
Lo zaino. 
I pensieri. 
Le parole.

Entro in classe con il passo lento. 
Sammy mi saluta, ma io non riesco a sorridere. 
Ho dormito poco. 
Ho studiato male. 
E oggi ho interrogazione di letteratura.

La prof entra. 
Chiama i nomi. 
Il mio è il secondo.

Mi alzo. 
Cammino verso la cattedra. 
Sento gli occhi addosso. 
Sento il cuore che accelera.

Inizio a parlare. 
Montale. 
La poetica dell’assenza. 
Il male di vivere.

Ma le parole mi si aggrovigliano. 
Mi blocco. 
La prof mi guarda. 
Aspetta.

Io abbasso lo sguardo.

«Vuoi riprovare più tardi?» chiede.

Annuisco. 
Torno al posto. 
Mi sento vuota.

Durante l’intervallo, vado in biblioteca. 
Cerco silenzio. 
Ma trovo solo pensieri.

Mi siedo in fondo. 
Appoggio la testa sul tavolo. 
Chiudo gli occhi.

Poi sento una voce.

«Posso sedermi?»

È Giuseppe. 
Non dovrebbe essere lì. 
Ma lo è.

Si siede accanto a me. 
Non parla subito. 
Poi, piano, dice:

«Hai avuto un momento difficile. 
Succede. 
Anche a chi sa. 
Anche a chi è forte.»

«Mi sento stupida.»

«Tu non sei stupida. 
Sei stanca. 
E sei umana.»

Silenzio.

Poi lui prende un foglio. 
Scrive qualcosa. 
Me lo porge.

Il male di vivere l’ho incontrato. 
Ma anche il bene di resistere.

«Montale non l’ha scritto così» dico.

«No. 
Ma tu sì.»

Mi viene da sorridere. 
Per la prima volta oggi.

Nel pomeriggio, torno a casa. 
Riprendo gli appunti. 
Rileggo. 
Riorganizzo.

Domani riprovo. 
Non per il voto. 
Per me.

Un passo dal cieloLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora