Capitolo 51

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Sono passati cinque giorni.
Il bambino è ancora in ospedale.
Lo chiamano “il piccolo della metro Milo”.
Ma per me… è Luca.
Lo abbiamo scoperto grazie a un braccialetto al polso.
Nessun documento.
Nessuna denuncia.
Nessun genitore.

Solo lui.
Piccolissimo.
Silenzioso.
Con quegli occhi che sembrano chiedere: “E adesso?”

Io e Giuseppe siamo andati a trovarlo ogni giorno.
All’inizio ci guardava con diffidenza.
Poi ha iniziato a sorridere.
A tendere le braccia.
A cercarci.

Ogni volta che lo lasciamo, piange.
Ogni volta che torniamo, si illumina.

Una mattina, l’assistente sociale ci parla.

«Abbiamo fatto tutte le verifiche.
Non risulta alcuna denuncia.
Nessuno lo cerca.
È stato abbandonato.»

Silenzio.

«E ora?» chiedo.

«Ora verrà affidato temporaneamente a una struttura.
Poi si aprirà la procedura per l’adozione.»

Guardo Giuseppe.
Lui mi guarda.
Non serve parlare.

«Vogliamo prenderci cura di lui» dice.

L’assistente sociale ci fissa.
«Siete una coppia?»

«Siamo una storia.
Complicata.
Ma vera.»

«Siete giovani.
Non convivete.
Non siete sposati.»

«Ma siamo presenti.
E lui… ci ha scelti.»

Silenzio.

Poi lei sospira.

«Possiamo avviare una richiesta di affido temporaneo.
Se siete davvero convinti.»

«Lo siamo» dico.

«Lo sono» dice Giuseppe.

Quella sera, andiamo a casa sua.
Parliamo per ore.
Di cosa significa.
Di cosa comporta.
Di cosa cambia.

«Non sarà facile» dice lui.

«Ma sarà giusto» rispondo.

«E noi?
Siamo pronti?»

«Non lo so.
Ma so che non possiamo lasciarlo solo.»

Il giorno dopo, firmiamo i primi documenti.
Luca ci viene affidato in via temporanea.
Lo portiamo a casa.
Piccolo.
Leggero.
Con un peluche stretto tra le mani.

Io lo tengo in braccio.
Lui si addormenta sul mio petto.
Giuseppe ci guarda.
Poi si avvicina.
Ci abbraccia.

Siamo una cosa nuova.
Una cosa fragile.
Ma vera.

Un passo dal cieloLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora