Capitolo 27

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Sono passati alcuni giorni dal rientro a scuola. 
Ogni mattina mi sveglio con lo stesso nodo allo stomaco. 
Non è paura. 
È tensione. 
È quel senso di essere osservata, commentata, etichettata.

Giuseppe è impeccabile in classe. 
Professionale. 
Distante. 
Ma io lo conosco. 
So che ogni volta che incrocia il mio sguardo, dentro gli si muove qualcosa.

Sammy è il mio scudo. 
Sempre accanto. 
Sempre pronto a zittire chi parla troppo. 
Ma non può fare tutto lui.

Oggi, durante l’intervallo, sono seduta nel cortile. 
Un gruppo di ragazze mi passa accanto. 
Una di loro, a voce abbastanza alta da farsi sentire, dice: 
«Certo che per passare matematica c’è chi si vende bene…»

Non mi giro. 
Non reagisco. 
Ma dentro… brucia.

Sammy si alza. 
«Che cazzo hai detto?» 
Le ragazze ridono. 
«Tranquillo, era solo un pensiero.»

«Pensatelo in silenzio, allora.»

Io lo prendo per il braccio. 
«Lascia stare.»

«Miriam, non puoi far finta di niente.»

«Lo so. 
Ma non voglio che tu ti metta nei guai per me.»

Lui si siede. 
«Ti ammiro, sai? 
Per come stai reggendo tutto questo.»

«Non lo sto reggendo. 
Sto solo cercando di non crollare.»

Nel pomeriggio, Giuseppe mi manda un messaggio.

> Vieni a casa mia dopo scuola. 
> Dobbiamo parlare.

Mi tremano le mani. 
Non so se è una cosa bella o una cosa brutta. 
Ma ci vado.

Quando arrivo, lui è in cucina. 
Sta preparando il caffè. 
Mi guarda. 
Sorride appena.

«Come è andata oggi?» chiede.

«Come ieri. 
Come domani. 
Sguardi, voci, battute.»

«Mi dispiace.»

«Non voglio che ti dispiaccia. 
Voglio che tu mi ascolti.»

Si siede. 
Mi fa cenno di parlare.

«Giuseppe, io non sono più la ragazza che si nasconde. 
Non voglio più vivere nell’ombra. 
Non voglio più fingere che tra noi non ci sia niente. 
Perché c’è. 
E non è poco.»

Lui mi guarda. 
Serio. 
Attento.

«Lo so. 
Ma non è facile.»

«Non lo è mai. 
Ma sai cosa ho capito? 
Che se continuo a vivere secondo quello che gli altri pensano… 
non vivrò mai davvero.»

Silenzio.

«Voglio che tu sia fiero di me. 
Non solo come ragazza. 
Ma come donna. 
Come persona che ha scelto di amarti, nonostante tutto.»

Lui si alza. 
Mi prende le mani.

«Io sono fiero di te. 
Ogni giorno. 
Ma ho paura. 
Paura che tu ti stanchi. 
Che tu ti perda. 
Che io ti faccia male.»

«Allora smetti di avere paura. 
E comincia a vivere con me. 
Non per me. 
Con me.»

Mi abbraccia. 
Forte. 
Come se volesse trattenermi per sempre.

«Ti amo, Miriam. 
E da oggi… non mi nascondo più.»

Il giorno dopo, a scuola, entra in classe. 
Cammina fino alla cattedra. 
Poi si ferma. 
Guarda tutti.

«Prima di iniziare, voglio dire una cosa. 
Le voci, le battute, le insinuazioni… 
non fanno parte di questa aula. 
Chi ha qualcosa da dire, lo dica a me. 
Non a chi non può difendersi.»

Silenzio. 
Sguardi bassi. 
Io lo guardo. 
E per la prima volta… mi sento libera.

Un passo dal cieloLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora