Capitolo 39

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La voce è arrivata anche in segreteria. 
Non è più solo un sussurro tra studenti o un’occhiata tra colleghi. 
Ora è ufficiale. 
La relazione tra me e Giuseppe è diventata oggetto di discussione.

Lo scopro durante l’intervallo. 
Una compagna mi si avvicina, con un tono che finge preoccupazione.

«Miriam, lo sai che la preside ha chiesto informazioni su te e Florio? 
Pare che qualcuno abbia fatto una segnalazione.»

Mi si gela il sangue. 
Non per paura. 
Per rabbia. 
Per stanchezza.

Sammy mi guarda. 
«Vuoi che vada io a parlare con lei?»

«No. 
Ci vado io. 
E ci vado con Giuseppe.»

Nel pomeriggio, lo raggiungo a casa. 
Lui è già informato. 
Ha ricevuto una convocazione per il giorno dopo.

«Ci andiamo insieme» gli dico.

«Non sei obbligata. 
Potrei affrontarla da solo.»

«No. 
Questa storia è nostra. 
E se dobbiamo difenderla… lo facciamo insieme.»

Mi guarda. 
Poi annuisce.

«Va bene. 
Ma dobbiamo essere chiari. 
Onesti. 
E pronti a tutto.»

Il giorno dopo, alle 11:30, siamo davanti all’ufficio della preside. 
Io ho le mani fredde. 
Lui mi stringe piano le dita.

«Siamo qui per dire la verità» mi sussurra.

La segretaria ci fa entrare. 
La preside è seduta dietro la scrivania. 
Seria. 
Professionale.

«Buongiorno, Florio. 
Buongiorno, Miriam. 
Sedetevi.»

Ci sediamo. 
Silenzio.

«Come sapete, è arrivata una segnalazione. 
Non ufficiale, ma abbastanza chiara. 
Riguarda la vostra relazione.»

Giuseppe prende la parola.

«Preside, non neghiamo nulla. 
Sì, abbiamo una relazione. 
È nata fuori dall’ambiente scolastico. 
È stata gestita con discrezione. 
E non ha mai interferito con il mio ruolo didattico.»

Lei lo guarda. 
Poi guarda me.

«Miriam, tu confermi? 
Ti senti libera? 
Non condizionata?»

«Mi sento libera. 
Mi sento ascoltata. 
Mi sento rispettata. 
E soprattutto… mi sento vista. 
Non come studentessa. 
Come persona.»

La preside prende appunti. 
Poi sospira.

«Capisco. 
Ma capite anche voi che la situazione è delicata. 
Ci sono regole. 
Ci sono equilibri. 
Ci sono percezioni.»

«Lo sappiamo» dice Giuseppe. 
«E siamo pronti a collaborare. 
A fare tutto ciò che serve per tutelare la scuola. 
E Miriam.»

Silenzio.

Poi la preside si alza. 
Cammina fino alla finestra. 
Guarda fuori.

«Non posso impedirvi di amarvi. 
Ma posso chiedervi di essere prudenti. 
Di mantenere la distanza necessaria in ambito scolastico. 
Di evitare qualsiasi ambiguità. 
E di essere pronti a rispondere, se necessario.»

«Lo faremo» dico.

«Bene. 
Allora non ci saranno provvedimenti. 
Ma ci sarà attenzione. 
Da parte mia. 
Da parte vostra.»

Usciamo. 
Io respiro. 
Lui mi guarda.

«Hai parlato con forza» dice.

«Ho parlato con verità. 
E la verità… non mi fa più paura.»

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