È sabato mattina.
Il cielo è grigio, l’aria ferma.
Devo andare all’università per un seminario.
Prendo la metro da Milo, come sempre.
Parcheggio la bici nel solito angolo, vicino alla rampa.
C’è poca gente.
Solo qualche passante distratto, un uomo con le cuffie, una signora con la spesa.
Scendo le scale.
Poi mi fermo.
Un suono.
Un pianto.
Debole.
Rotto.
Inconfondibile.
Mi blocco.
Mi guardo intorno.
Niente.
Poi lo sento di nuovo.
Mi avvicino al parcheggio coperto.
Dietro una colonna, rannicchiato, c’è un bambino.
Piccolissimo.
Due anni, forse meno.
Vestito con una felpa troppo grande.
Le guance bagnate.
Le mani sporche.
Sta seduto per terra, con le ginocchia al petto.
Piange senza fiato.
Senza parole.
Mi inginocchio piano.
«Ehi…
Ciao.
Tutto bene?
Ti sei perso?»
Lui mi guarda.
Occhi enormi, spaventati.
Non parla.
Non risponde.
Solo piange.
«Va tutto bene…
Va tutto bene…»
Provo a calmarlo.
Ma non so cosa fare.
Cerco un adulto nei paraggi.
Nessuno.
Nessuna voce che lo chiama.
Nessuna madre in panico.
Nessun padre che corre.
Il cuore mi batte forte.
Prendo il telefono.
E senza pensarci…
chiamo Giuseppe.
Risponde subito.
«Miriam?»
«C’è un bambino.
Piccolissimo.
È solo.
Sta piangendo.
Non parla.
Sono alla metro Milo.
Non so cosa fare.»
«Resta lì.
Sto arrivando.»
Dieci minuti.
Lunghissimi.
Io seduta accanto al bambino.
Gli parlo piano.
Gli offro dell’acqua dalla mia borraccia.
Lui la prende.
Beve.
Poi si stringe a me.
Come se mi conoscesse.
Come se non volesse lasciarmi più.
Poi vedo Giuseppe.
Corre.
Si ferma.
Ci guarda.
«Sta bene?» chiede.
«Fisicamente sì.
Ma è spaventato.
Non dice una parola.»
Giuseppe si inginocchia.
Gli parla con dolcezza.
Con quella calma che ha solo lui.
«Ciao, piccolo.
Io mi chiamo Giuseppe.
Tu come ti chiami?
Dov’è la mamma?»
Il bambino lo guarda.
Poi si aggrappa alla mia gamba.
Come a dire: “Non lasciarmi.”
Giuseppe mi guarda.
Poi chiama il 112.
Spiega tutto.
Dà la posizione.
Io resto lì.
Con il bambino tra le braccia.
E Giuseppe accanto.
Arriva una pattuglia.
Lo prendono in carico.
Lo portano in ospedale per controlli.
Ci chiedono se abbiamo visto qualcuno.
No.
Nessuno.
Nessuna traccia.
Nessuna denuncia.
Solo lui.
Piccolissimo.
Silenzioso.
Abbandonato.
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Un passo dal cielo
RomanceUn rapporto che va ben oltre la semplice relazione tra un professore e una sua alunna, un legame destinato a spingersi oltre le mura scolastiche, superando confini che nessuno dei due avrebbe mai immaginato.
