Epilogo - Sentimenti inespressi

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Ti amo, te l'ho detto cento volte.
Ma te l'ho mai detto che sei il mio posto sicuro? La casa che non ho mai avuto, il comfort che non abbiamo mai conosciuto. Mi fai sentire così. Come se fossi costantemente su una nuvola, a cinquecento metri d'altezza, immensa nella limpidità del cielo.
No, non credo di avertelo mai confessato.

Ancora prima di comprendere i miei sentimenti nei tuoi confronti, lo sapevo che per te ci sarei sempre stata, perché tu c'eri sempre per me. Hai sempre compreso prima di tutti gli altri quando avevo bisogno di aiuto, quando la mia solidità crollava e lasciavo spazio alle insicurezze.

In un mondo apocalittico tu sei stata la mia salvezza, la mia cura. Non ti ringrazierò mai abbastanza per avermi fornito una via di fuga, anni prima, però, che ne trovassimo effettivamente una nel Labirinto. Mi hai permesso di esplorare ciò che di me stessa non avrei mai capito da sola: amo la medicina, amo aiutare gli altri, amo salvare vite umane, a costo di dare tutto. Me lo hai fatto capire tu, quando mi hai presentata a Jeff e Clint, quando mi hai sollecitata - o meglio, costretta - ad aiutarli per una settimana nel tendone, nella speranza che sarei riuscita a vedere ciò che vedevi tu in me.
Non so come, ma ci sono riuscita.

Mi hai insegnato a seguire l'istinto, e ora come ora, chiusa in questa stanza dalle mura bianche e spoglie, senza una finestra né una crepa da cui sbirciare il mondo esterno, mi sta urlando: non ce la farai. Io gli credo. Non vedo futuro se chiudo gli occhi, ma se mai ci fosse, spero sia con te. Con noi. E io vorrò essere un medico.

Sto scrivendo i miei pensieri di getto e proprio adesso mi è venuto in mente di quel giorno in cui Tes è morto. La prima morte di cui ho avuto esperienza nel Labirinto. Vederlo inzuppato nel suo sangue sotto alle mie mani mi ha traumatizzata, mi ha fatto credere che la sua morte fosse una mia colpa, perché non ero riuscita a salvarlo in tempo, perché non avevo fatto abbastanza. Poi, però, sei arrivato tu; io affogavo nelle lacrime e tu mi hai calmata, mi hai rassicurata ed hai fatto in modo che non mi incolpassi di niente. Segretamente ho continuato a farlo, ma ho apprezzato le tue parole quel giorno.

Sembravi essere così saggio e razionale che quando Minho mi ha raccontato del tuo incidente, quasi non volevo crederci. Avrei potuto perderti ancora prima di conoscerti e il sol pensiero mi terrorizza. Non so se è dolcemente nauseabonda come affermazione, ma io non sarei sopravvissuta senza di te. Sono troppo impulsiva, troppo avventata; tu mi completi, mi bilanci, mi salvi dai guai.

Io ti amo, sì, ma ti ho causato un dolore immenso. Se avessi tenuto alta la guardia, probabilmente non sarei dove sono adesso. Ma l'ho detto prima, no? Sono avventata.
Onestamente, non so neanche se ne vale la pena, che tu venga a cercarmi... conoscendomi creerei più guai di quanti non ne abbia già fatti, ed è l'ultima cosa che voglio. Mentirei, tuttavia, se dicessi che non vedo l'ora di vedervi, di essere salvata io per una volta. Sto facendo del mio meglio per scoprirne di più - per cacciarmi nei guai, sì, puoi alzare gli occhi al cielo se vuoi - e per trovare una via di fuga, ma non è facile. Per la prima volta nella mia vita sento che arrendersi è una possibilità e mi spaventa.

Quando riesco a dormire, il sonno mi porta un po' di conforto, perché se chiudo gli occhi riesco a sentirti: le mani che mi stringono, le parole che mi accarezzano, i capelli che mi solleticano, le labbra che mi sfiorano. E sento anche il contorno; Minho che ci prende in giro, Thomas che ci sorride, Gally che sbuffa. Riesco anche quasi a sentire l'odore polpettone, quello di Frypan, che ho sempre mangiato come se fosse una prelibatezza culinaria, quando era solo un semplice polpettone. E poi sento le corte ma robuste braccia di Chuck che mi avvolgono in un gesto di gratitudine e mi viene da piangere al pensiero che non è più qui. Vorrei chiedergli scusa, vorrei dirgli che mi dispiace di non aver mantenuto la promessa. E vorrei chiedere scusa anche a Gally... ancora non posso crederci che non sono più con noi.

Un giorno - spero lontano - potrò rincontrarli e dire loro tutto ciò che sento. E un giorno - spero prossimo - rincontrerò te; ti abbraccerò, ti bacerò, ti dirò quanto ti amo e, insieme, scapperemo da questo incubo.

Quando Newt riaccartocciò la lettera scritta su un foglio straccio e spiegazzato, una folata di vento gli scompigliò i capelli - un'unica folata in una giornata di calma piatta.
A Newt piacque pensare che si trattava di lei.

-nota dell'autrice
Con molta fatica, e molti ritardi, siamo giunti alla fine di questa montagna russa.
La storia di Allison si è conclusa - non nel migliore dei modi, ma nel più giusto per il suo personaggio. Avrebbe meritato di vivere? Sicuramente, ma non era un arco narrativo che mi sarei sentita di intraprendere per lei. È stata la rappresentazione perfetta di un soldato in guerra: tenace, determinata, forte ma anche fragile e umana, scombussolata dalle perdite e pronta ad abbracciare la morte sin dal primo giorno. La amerò per sempre. ❤️

Ma soprattutto, amerò per sempre voi. Grazie di aver letto questa storia!
Alla prossima?

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𝗧𝗛𝗘 𝗖𝗥𝗔𝗡𝗞𝗦 ━ 𝖙𝖍𝖊 𝖒𝖆𝖟𝖊 𝖗𝖚𝖓𝖓𝖊𝖗La tua prossima ossessione. Scoprilo ora