«Buongiorno» fu la prima cosa che sentì quando aprii gli occhi. Janson era di fianco al mio letto, in piedi e con le mani dietro alla schiena, quando mi risvegliai. Il giorno precedente ero stata sottoposta ad un'iniezione di siero che, avevo intuito, avrebbe riportato indietro i miei ricordi – ottenendo un effetto opposto al liquido reset a cui si veniva sottoposti prima di essere catapultati nel labirinto. Janson mi guardò curioso «Qualcosa ti è tornato alla mente?»
«Come se non lo sapessi» sputai fuori acida «Perché mi state facendo ricordare?»
«Sai, Kathrine» cominciò dandomi le spalle. Iniziò a camminare per la stanza con le mani congiunte dietro alla schiena «Restituendoti i ricordi c'è una speranza, seppur minima, che tu rinsavisca. Una volta partecipavi a questo progetto, senza nessuna costrizione o ricatto, e voglio che sia di nuovo così» poi si voltò verso di me «Voglio che tu torni a credere in questo progetto, che le ragioni che prima ti spingevano a partecipare lo facciano anche adesso.»
«Non succederà mai» risposi, scandendo con rabbia ogni singola parola per far risultare più chiaro il messaggio «Ho smesso di credere nel progetto ancora prima di andare nel labirinto.»
«Già, la tua piccola...» si fermò in cerca della parola corretta «svista» disse, infine. Si sedette sulla sedia di fianco al mio letto e mi prese la mano, nonostante i miei numerosi tentativi di respinta «Non c'è errore a cui non si possa rimediare.»
«L'unico motivo per cui vi sto aiutando è per salvare la vita di innocenti che voi avete chiuso in gabbia, con la falsa speranza di avere una soluzione ai loro problemi» spiegai, ritraendo la mano dalla stretta di Janson «Avete promesso loro una cura e non sapete neanche da dove iniziare.»
Janson non sembrò furioso ma divertito. Abbassò la testa, cercando di nascondere il suo sorrisetto sghembo «Perché non vieni con me? Ti farò conoscere una persona.»
Mentre camminavo per i corridoi dell'infermeria non sapevo minimamente cosa aspettarmi: una nuova psicologa all'apparenza simpatica e moralmente un mostro? Un'altra povera vittima dei loro sadici esperimenti?
Il dubbio si infittì quando vidi Janson camminare in direzione di un ragazzo, pressoché della mia età o poco più grande, impegnato in un prelievo del sangue. Janson chiese al dottore di lasciarci da soli e il ragazzo si voltò nella nostra direzione, squadrandomi da capo a piedi. Io feci lo stesso con lui: non ero ancora riuscita ad inquadrarlo. Quale ruolo aveva lui all'interno di W.C.K.D?
«Lui è Clerk» mi disse indicandolo, lui fece un piccolo saluto con un gesto della mano «Ho pensato che una chiacchierata con lui potrà schiarirti le idee.» mi diede una lieve pacca sulla spalla e poi se ne andò, lasciando me e il ragazzo, che avevo ormai capito chiamarsi Clerk, in un silenzio imbarazzante.
«Allora» parlò lui per primo «Tu sai il mio nome ma io non so il tuo.»
«Sì, ehm, scusa tu- tu hai ragione» risposi, impacciata – dopo settimane passate là dentro avevo perso qualsiasi abilità nel conversare pacificamente con qualcunque essere umano – «Io sono Allison.»
«Allison...» sussurrò lui portandosi due dita sotto al mento.
«Qualcosa non va con il mio nome?» chiesi confusa.
Lui sorrise, imbarazzato «No, scusami. Stavo solo cercando di capire da cosa possa derivare.»
«Che cosa intendi?»
«Ogni nome che ci viene attribuito deriva dal nome di uno scienziato o, nel tuo caso, scienziata. O un letterato, una persona importante nella storia» spiegò «Qualcuno che abbia fatto la differenza.»
«E il tuo da cosa deriva?»
«James Clerk Maxwell» rispose, impettendosi «È stato un importante fisico e matematico, fu il primo ad elaborare la teoria dell'elettromagnetismo» mi spiegò «Alla base dell'elettromagnetica ci stanno le sue formule. Senza di lui forse saremmo ancora ad un punto morto a riguardo.»
«Probabilmente ci sarebbe arrivato qualche altro scienziato.» feci spallucce io.
«Non pensi mai al fatto che anche un solo evento, seppur piccolo, può cambiare tutto quanto?»
«Se mia sorella non fosse stata una traditrice io non sarei qui, per esempio?»
«Ouch, argomento delicato, ok» disse lui con un sorriso, a sdrammatizzare «Torno a parlare di scienziati.»
«Non ti è venuto in mente niente da cui possa derivare il mio nome?» gli chiesi, rivolgendogli completa attenzione.
«Credo di aver trovato qualcosa, sì» disse lui, sorridendo soddisfatto «Gertrude Elion, una farmacologa e biochimica che si è aggiudicata un Nobel per la medicina nel 1988.»
«Sì, lo posso accettare.» risposi io, facendo la finta orgogliosa.
«Adesso che ne dici di spiegarmi perché Janson ti ha costretta a parlare con me?»
Io abbassai lo sguardo «Davvero non sai la storia della ragazza tradita dalla sua stessa sorella?»
Lui mi accarezzò gentilmente la spalla, facendomi un sorriso tra i dispiaciuto e il comprensivo «Non sei costretta a dire niente» mi rassicurò «Il tuo sguardo è già abbastanza triste.»
«Grazie per non mettermi pressione.» gli sorrisi io accennatamente.
«Figurati» rispose, poi mi osservò attentamente «Sembra che non ti trattino molto bene qui, non voglio aggiungere carne sul fuoco.»
«Non ho reso loro vita semplice, diciamo» sussurrai io, sospirando «Non potevo pretendere di essere trattata come una regina.»
«Una volta ho sentito dire che trattare le persone con gentilezza prescinde da come gli altri trattano te» citò lui, tenendo lo sguardo fisso di fronte a sé «Ma immagino che qui dentro Esopo non sia un mantra di vita.»
«No» sospirai «Immagino di no.»
Sorrise e sorrisi anche io; sentì, per la prima volta dopo settimane, di potermi appoggiare a qualcuno. Sentì di aver trovato qualcuno che, seppur parlasse una lingua diversa dalla mia, riusciva a comprendermi.
«Quindi siamo amici, adesso?» mi domandò.
«Non lo so» risposi «Devo ancora decidere.» scherzai.
Lui sorrise.
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𝗧𝗛𝗘 𝗖𝗥𝗔𝗡𝗞𝗦 ━ 𝖙𝖍𝖊 𝖒𝖆𝖟𝖊 𝖗𝖚𝖓𝖓𝖊𝖗
RastgeleSono passati due anni, due anni da quando Allison è arrivata nel labirinto. Sembra che l'equilibrio sia stabile, e che tutto fili liscio, almeno fino a quando due nuovi fagiolini arriveranno nella radura: Thomas e Teresa. Allison dovrà affrontare i...
