CAPITOLO 6//MIA

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Una settimana dopo il mio arrivo mi venne detto che potevo vedere Harry. Avrei risposto che non volevo, ma non sembrava una domanda. Ero costretta a vederlo, lo capii subito, semplicemente dal modo in cui entrarono quando me lo dissero.
Vennero nel mio lussuosissimo appartamento, da cui non uscivo da una settimana, e mi diedero la notizia.
Fu sconcertante per me scoprire che avevano una chiave di riserva di tutte queste piccole case. Per tutta la settimana ero riuscita a distrarmi dal concorso, anzi, ero perfino riuscita a credere di essermi finalmente potuta permettere una casa tutta mia. Mi ero fatta lusingare dalle mille attrezzature, dai colori e dalla vista spettacolare. Ero ad uno degli ultimi piani del palazzo, al diciottesimo per la precisione, perciò riuscivo a vedere gran parte di Londra solamente dalla mia stanza.
Avevo visto Harry arrivare la mattina prima.
Aveva parlato qualche secondo con la guardia, che avevo scoperto si chiamava Joe e che avevo risoprannominato Jo-e. Finito di parlare, era entrato nel palazzo e ci era rimasto più o meno sei ore. Quando ero andata in palestra, quel pomeriggio, avevo sentito le ragazze dei primi piani parlare tra di loro, soddisfatte che Harry fosse venuto a trovarle. Ovviamente eravamo troppe per parlare a tutte in un giorno solo.
Raggiunse la mia camera il giorno dopo e fui una delle prime di quel giorno.
Pensai che fossi preparata alla sua entrata. Indossavo dei jeans scuri ed una maglietta con le maniche strappate. La mia frangia era ancora più spettinata del solito. Volevo dare l'impressione che non mi inportasse niente di lui.
Mi sorprese quando bussó. Sapevo che aveva le chiavi e mi aspettavo si comportasse con la stessa sconsideratezza dei suoi superiori.
Invece Harry mi guardò attentamente prima di parlare.
"Buongiorno Amelia" mi disse. Mi irrigidii sentendomi chiamare per nome. Io non glielo avevo detto di certo, quindi glielo dovevano aver suggerito prima di entrare. Era patetico pensar di avere così tante ragazze da non ricordarne i nomi.
"Ciao" risposi. Il buongiorno sembrava così antico, soprattutto detto da lui. Anche la sua divisa, pantaloni e camicia, era molto un atteggiamento da signore.
Per sciogliere l'imbarazzo creato mi sedetti sul bordo del letto. Lui preferì rimanere in piedi e non seppi come prendere la sua decisione. Avevo considerato solo l'idea che lui non vedesse l'ora di saltare addosso a tutte quante.
"Posso darti del tu?" mi chiese. Annuii, incerta. Io lo avevo dato per scontato. Mi resi conto che avevo dato troppe cose per scontato e questo mi innervosiva quanto la sua presenza nella mia stanza.
"Come stai, allora?" mi chiese. Non aveva ancora distolto lo sguardo da me, come se fosse seriamente interessato.
"Sto bene" risposi. Non mi preoccupai di risultare gentile, d'altronde non l'avevo invitato io e lui era nella mia camera senza la mia volontà.
"La casa è di tuo gradimento?" mi chiese. Questa volta arrossii.
Si, la casa era stata di mio gradimento e forse questo era il mio più grande torto. Mi stavo facendo abbindolare troppo.
Lui aveva di certo notato il mio rossore, ma lo ignoró galantemente. Mi sembrava facesse di tutto pur di farmi sentire a mio agio e quella calcolata lentezza mi dava l'impressione che facesse parte di una sceneggiatura e stesse solamente recitando. Probabilmente era così, probabilmente aveva imparato il suo discorso a memoria.
"Bene, spero che sia tutto di tuo gradimento" disse quando non risposi.
"Lo è" ammisi, giusto per farlo contento. Allo stesso tempo incrociai le braccia al petto in segno di rifiuto.
"Bene" si vedeva chiaramente che aveva finito le parole ed iniziava a sentirsi in imbarazzo. Evidentemente si aspettava che gli parlassi, forse le altre avevano interagito subito. Io non avevo alcuna intenzione di fare la prima mossa.
"Allora se non hai domande per me io vado. Tornerò appena possibile, ma se vuoi parlarmi, il mio numero è dentro l'agendina che ti hanno dato, perciò non fatti problemi a chiamare" .
Questa era sicuramente una frase fatta. Si vedeva dalla sua faccia che era diventata priva di interesse, addirittura scocciata. Era chiaro che non voleva che lo chiamassi o ci vedessimo fuori dall'orario prestabilito.
Era così arrogante che aveva la presunzione di dover condurre lui il gioco. Lui poteva decidere quando e dove vederci, cosa fare. Non era assolutamente giusto, dove era andato a finire il diritto delle donne? Venir trattate come burattini non era un diritto.
Forse fu per questo che non risposi e lo lasciai andare con il suo sorriso imbarazzato. Non lo accompagnai alla porta ma la sentii comunque chiudersi quasi subito.
Con chi credeva di avere a che fare?
Lo sentii bussare alla porta di quella di fronte a me parecchi minuti dopo.
          HO SONNOOOO
Ahahahahahahh, ho troppo sonno per andare a scuola ma devo, perciò posso solo che lamentarmi....
Comunque che capitolo oh!
Non so ancora se mi piace o no, fatemelo sapere voi ;)
Baci Baci
werenotcool

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