Visioni

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Esperia osservava allo specchio quel corpo sconosciuto: la pancia iniziava ad assumere una certa rotondità, i seni erano divenuti enormi e doloranti

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Esperia osservava allo specchio quel corpo sconosciuto: la pancia iniziava ad assumere una certa rotondità, i seni erano divenuti enormi e doloranti. Le nausee erano passate, come previsto da Eos, ma ancora non riusciva ad accettare questo corpo così alieno. Una creatura cresceva dentro di lei divorando ciò che era.

Inerme, si lasciò allacciare la veste da una delle dame e uscì dalla camera. 

Quante volte aveva percorso quei corridoi per giungere alla sala dove suo padre riceveva... non doveva pensarci. Ingoiò il nodo che le si era formato in gola, si asciugò svelta una lacrima fuggitiva e alzò il mento. Entrò scostando la tenda ed osservò Emantus seduto proprio su quel soglio. Lei era la figlia di Re Atamante, perché aveva dovuto cedergli il comando? Aveva studiato per regnare quanto lui. Fece un bel respiro e scacciò questi assurdi pensieri. Emantus era il suo amato. Non doveva provare invidia nei suoi confronti. Procedette verso la seduta posta accanto a lui. Il principe non la degnò di uno sguardo, seguiva attentamente il resoconto di uno dei capitani.

Alla sua destra vi era il Sacerdote Crise. Esperia avrebbe preferito non dover fingere di trovare piacevole la sua presenza. Gli sorrise e si sedette cercando di calmare il dolore allo sterno. 

Appena tornata a Muir lo aveva fatto chiamare in privata sede... per risolvere il problema. Si sentiva confusa e spaventata, avrebbe voluto rimanere accanto alla sorella e combattere al suo fianco. Sapeva di non poter fare niente in questo stato,  temeva che i due castelli venissero riconquistati dal nemico e che Alyah venisse uccisa... tutto perché lei era incinta! Si sentiva un peso per gli altri che la curavano e la servivano. Tutti erano felici del bambino, tutti tranne lei! Aveva chiesto ad Emantus di aspettare a celebrare le nozze  vista la situazione del regno. Aveva continui mal di schiena. Lo aveva scacciato dal suo letto. In certi momenti voleva solamente strapparsi la pancia e correre da sua sorella: l'aveva lasciata sola e in pericolo! Come aveva potuto? Non voleva quel bambino. Lo aveva detto a Crise in lacrime ma lui aveva risposto che ormai era troppo tardi e che in futuro si sarebbe pentita di un gesto così insensato.

Si sentiva sola. 

Non voleva quel bambino. Non voleva partorire. Non voleva morire come sua madre!

Sospirò cercando di ritrovare la calma, c'era un regno che si aspettava molto da lei. Cercò di recuperare la riunione già iniziata concentrandosi su quanto veniva esposto dall'ammiraglio.

«...foreste e niente! Abbiamo catturato molti mercenari che si erano stabiliti nelle isole, ma di Austro non si trovano tracce, sembra scomparso!»

«Non può essere svanito nel nulla!» alzò la voce Emantus «Continuate le ricerche!»

Inchinandosi l'ammiraglio uscì.

«Cosa ne pensi, Crise?» chiese consiglio al sacerdote.

«Non si arrenderà. Se è riuscito a mettersi in salvo, e ne sono certo visto che può contare su Chimera, starà sicuramente radunando una flotta per attaccare nuovamente»

«Già» sospirò Emantus per poi spostare lo sguardo su Esperia.

Da quando erano tornati il principe non si era concesso nemmeno un giorno di riposo. Aveva personalmente guidato la flotta contro le navi nemiche.  Austro era ricomparso cercando nuovamente di conquistare Muir, con insuccesso. Emantus era consapevole di aver vinto solo perché Chimera non si era palesata. Tornato a terra si era fatto carico di tutti gli obblighi di corte ricevendo chiunque chiedesse udienza. 

Emantus non era preoccupato solamente della mancata cattura di Austro, Esperia in questi giorni era divenuta strana. Non lo voleva accanto e rifiutava qualsiasi gesto di affetto. Aveva chiesto al Sacerdote Crise, il quale aveva consigliato di portare pazienza suggerendo che le crisi sarebbero passate col crescere del bambino. Ma la cosa non lo tranquillizzava, e lui si sentiva impotente di fronte al dolore dell'amata.

«Oh angelo mio» le sorrise Emantus accarezzandole la mano «Sei molto pallida, non vorresti riposarti?»

Esperia acconsentì con un sorriso tirato. Le aveva chiesto di allontanarsi per non renderla partecipe dei problemi di corte? Ora la voleva escludere anche dalle udienze?   

Sentì il fuoco della bile risalire lungo l'esofago mentre usciva nel corridoio. Aveva bisogno di una boccata d'aria. Dietro di lei i passi concitati delle dame che la seguivano ovunque. Le detestava quelle piccole ombre inutili. Avrebbe voluto accanto Eos ma lei non l'aveva scelta. Come darle torto? Seguire un barile inutile, tra le mura dorate di un castello, o vivere un'avventura accanto a a valorosi guerrieri brandendo una spada come loro pari?

Si sedette accanto alla fontana. Distolse lo sguardo da due dame che si torcevano le dita incapaci di proferir parola.

«Esperia, vi sentite bene?» poche persone potevano rivolgersi a lei chiamandola per nome. Il cuore si calmò alzando lo sguardo sul viso amato di Danae.

«Per favore, siediti qui con me e aggiornami su Demetra» Esperia le fece cenno di accomodarsi sulla fresca pietra. 

«Giungo proprio dal porto, è appena ripartita» abbassò il viso e ad Esperia sembrò che la luce abbandonasse la sua figura.

«Siete almeno riuscite a passare qualche giorno insieme?» la principessa chiese titubante.

«Due giorni» Danae non aggiunse altro, erano mesi che si davano il cambio in mare per rintracciare Austro riuscendo a vedersi per poco tempo. Non voleva pensare al futuro, al momento sembrava così oscuro. Alzò il viso per scacciare cupi pensieri e si ritrovò ad osservare  una titubante dama di compagnia avvicinarsi con un cesto.

«Mia signora» disse con un filo di voce «abbiamo pensato che il ricamo potrebbe acquietare il suo animo»

È questo che si aspettano da me? Che diventi un'inutile decorazione? Pensò Esperia mentre prendeva il cesto dalle sue mani.

Danae rimase sconvolta dalla reazione remissiva della principessa, ma non osò proferir parola e la seguì lungo il viale verso i roseto, dove si accomodarono su una panca al tiepido sole.


L'ago entra nella stoffa

il filo lo segue

l'ago esce dalla stoffa

il filo lo segue

la mente fluttua lontano

... lontano

«Sono felice che tu sia qui» una calda e profonda voce la desta dai suoi pensieri. Dove si trova? Non riconosce il giardino e Danae è scomparsa!

Un uomo si inchina davanti a lei e le bacia la mano. Due occhi blu scuro, uno sguardo penetrante le toglie il fiato.

Il ditale cadde a terra emettendo un tintinnio.

«Esperia? Esperia? Vi sentite bene?» il viso preoccupato di Danae appare tra la nebbia che pian piano scompare.

«Si... si sto bene» era successo nuovamente. L'immaginazione aveva preso il posto della realtà. Chi era quell'uomo? Dove lo aveva già visto? E soprattutto: perché si sentiva attratta da lui? 

 Chi era quell'uomo? Dove lo aveva già visto? E soprattutto: perché si sentiva attratta da lui? 

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Vediamo se riuscite a ricordare dove Esperia ha già incontrato il misterioso uomo (˶ᵔ ᵕ ᵔ˶)

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