La fuga di Chimera

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Cacciare le due prede non l'aveva esaltata come si sarebbe aspettata

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Cacciare le due prede non l'aveva esaltata come si sarebbe aspettata. Vide il drago svanire e le due colombelle cadere nel vuoto. La sua partecipazione alla cattura si era conclusa con un'enorme insoddisfazione.

Forse combattere contro di loro le avrebbe dato gioia, ma Cerbero le aveva proibito qualsiasi contatto.

Odiava Cerbero per averla salvata.

Chimera non si capacitava di aver perso Austro. L'aveva abbandonata a morire. Non l'aveva uccisa, perché lei era speciale. Lui non l'avrebbe mai considerata come le altre.

No. Non lei.

Per questo l'aveva lasciata morente tra i boschi. Sarebbe dovuta spirare e diventare uno spettro ululante. Avrebbe vagato in quei territori piangendo il compagno perduto, solo così avrebbe onorato il suo amore. Ma Cerbero l'aveva trovata.

Chimera non voleva vivere in un mondo senza Austro. Senza il suo creatore. 

Doveva obbedire agli ordini di Cerbero.

Doveva raggiungere Muir e uccidere il principe infante.

Doveva dirigersi verso Sud.

Eppure...

Eppure si ritrovò proprio su quel monte dove tutto aveva avuto inizio.

Dell'Accademia non restavano che rovine.  Il tetto era marcito e molti muri crollati. Il vento penetrava furioso dalle finestre infrante. I dipinti appesi nei corridoi avevano perso colore, oscure macchie segnavano i volti degli eccelsi maghi che si erano diplomati con successo. Tutti morti e sepolti.

Nessuno dei suoi compagni era ancora in vita. Era l'unico superstite di quel tempo dimenticato.

Proseguì superando quello che rimaneva delle aule. Il legno dei banchi, ormai marcio, era ricoperto di muschio.

Svoltò al secondo corridoio a destra e le scappò un sorriso. La sua camera aveva ancora la porta chiusa. La sospinse, era gonfia di umidità e ricordi.

I tre letti erano ancora lì. Le coperte tirate con cura. I libri sulle scrivanie.  Il vetro della finestra era intatto, la montagna aveva preservato dalle intemperie la zona degli alloggi.

Chimera si sedette sul suo letto.

«Sono a casa»

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