❥ COMPLETATO!
Se amate le storie fantastiche
con draghi, elfi, guerrieri
e principesse da salvare che si salvano da sole.
Cuori infranti, amori sospirati
anime spezzate, crudeli e spietate.
Se tutto ciò vi incanta
ascoltate la Dea vi racconta
...
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
Il sole entrava dalla finestra illuminando l'eterea Esperia che allattava il piccolo Kilyan. Emantus rapito dalla loro bellezza, e dalla dolcezza di quel momento, li fissava estasiato.
Non aveva ancora chiesto ad Esperia cosa fosse successo nel periodo in cui era sparita. Lei d'altronde non aveva più toccato l'argomento.
«Ti assomiglia» la musicale voce lo fece riprendere dai pensieri. «Non desideravo essere madre» le parole di Esperia stonavano con l'immagine davanti agli occhi di Emantus. «Essere libera dagli obblighi di corte, combattere insieme ad Alyah... era tutto ciò che desideravo»
Emantus rimase senza parole.
«Rientrata a Muir ho creduto che avrei regnato al posto di mio padre. Invece mi sono trovata rilegata in un angolo, circondata da dame di corte desiderose di vedermi ricamare» Esperia distolse lo sguardo dall'amato per osservare fuori dalla finestra. «Mi sentivo soffocare. Odiavo essere incinta e ho odiato te»
«Esperia, io...»
«No. Lasciami continuare» lo interruppe. «Nel periodo in cui mi sono isolata ho compreso chi voglio essere. Emantus, ti amo moltissimo, ma non sarò mai una regina di facciata. Una compagna da mostrare ai balli di corte, dedita ai figli. Stringo tra le braccia il mio bambino e desidero fuggire via da questo ruolo imposto. Sono nata per combattere per il mio popolo. Per governare un regno. E non intendo rinunciarci.»
«Tesoro, mi dispiace» Emantus si inginocchiò davanti ad Esperia poggiando le mani sulle sue ginocchia «Desideravo catturare Austro più di ogni altra cosa. Ero accecato dalla vendetta e sopraffatto dagli obblighi di essere regnante. Ho creduto di fare il tuo bene concedendoti il riposo necessario. Non credevo che nel tuo cuore albergassero tali desideri»
Esperia sfiorò le dita dell'amato «Eri sperduto pure tu, in balia di eventi troppo grandi. Invece che sorreggerci a vicenda ci siamo ostacolati. Permettimi di essere libera e lasciami combattere»
Con le lacrime agli occhi Emantus abbassò il capo.
· • —– ٠ ✤ ٠ —– • ·
«Vi sposate?» chiese sorridendo Alyah.
«No» ad Esperia sfuggì una risata osservando il volto della sorella. «Non ora. Bisogna concludere questa guerra. Se quanto mi ha detto Caos è vero, è Cerbero che comanda le truppe. Re Arge non è neppure umano, perché questa creatura è così ossessionata da noi?»
«Se consegnandoci al nemico porremmo fine alla guerra, tu saresti disposta a farlo?»
«Sarebbe inutile» rispose Esperia «La guerra non terminerebbe, da entrambe le fazioni vi è il desiderio di veder soccombere l'altro. Cerbero ne è l'esempio. E noi non siamo differenti. Dobbiamo prima fermare lui per sperare in una pace.»
Alyah non era certa che eliminando il generale avrebbero realmente posto fine alla guerra. L'odio aveva intriso i cuori delle persone, erano stati commessi i più atroci delitti in nome di una fazione o dell'altra. Anche le sue mani erano sporche di sangue. Era stanca di combattere, avrebbe preferito consegnarsi a Re Arge.
Ma sua sorella era la Regina del regno, e pertanto non le restava che stringere i denti e procedere nella direzione da lei indicata. Nonostante la voce le suggerisse il contrario.
Esperia aveva perso il contatto con l'essenza della magia durante la gravidanza. Ora percepiva nuovamente quel calore nel petto e quella voce nella mente. Durante il periodo trascorso con Caos non aveva sentito la mancanza della sorella. Il desiderio di vederla nello specchio era nato dal bisogno di essere indispensabile per qualcuno. Di comprendere che, in sua assenza, il potere di Alyah non avrebbe funzionato. Era un pensiero meschino, lo sapeva bene. Come mai ora non riusciva a stare lontana dalla sorella? Perché solo insieme si sentiva completa? Erano emozioni sue o della voce?
«Alyah, voglio combattere al tuo fianco» disse Esperia rompendo il silenzio «Ne abbiamo già discusso io ed Emantus. Abbiamo deciso di cercare una balia e di portare Kilyan al sicuro a Muir»
«Anch'io voglio porre fine a questa guerra, e so che senza di te non potrei chiamare Re Samuel e il suo esercito. Però tu e Kilyan siete molto importanti per il regno»
«Una Regina e un Principino non valgono nulla se non hanno un regno da governare. E poi anche tu sei una regina e sei importante quanto me!»
«No, Esperia. Io voglio restare solamente Alyah. Non desidero ricoprire alcun titolo nobiliare.»
«Tu sei discendente di Re Atamante ed hai diritto al trono quanto me»
«Esperia, tu sei stata educata per salire al trono e governare con giustizia, io no. Gestire il castello di Whok da sola è stato impegnativo per me. Ne ha risentito anche la mia salute. Non è un ruolo che desidero ricoprire. Sei fuggita perché ti sentivi prigioniera e ora vuoi farmi subire la stessa sorte? Desidero decidere della mia vita, da donna libera.»
«Hai ragione. Scusami»
«Ora che abbiamo chiarito, non ci rimane altro da fare che richiamare Re Samuel» disse infine Alyah prima di lasciare la stanza, era giunto il momento di affrontare un altro problema.
Trovò Michael all'ombra di un acero. Si avvicinò e si sedette accanto a lui.
«Michael, lo so che hai già capito cosa voglio dire. Te lo si legge in faccia» disse Alyah scrutando il volto adirato.
«Non voglio saperti di nuovo irraggiungibile, vederti assente mentre combatti come se non provassi nulla»
«Lo sai che non c'è altra scelta. E poi sono invincibile in quello stato. Non mi accadrà nulla» Alyah cercò di abbozzare un sorriso.
«E la cicatrice sulla spalla?» gridò lui alzandosi «No, ormai hai già preso la tua decisione. Mi pare inutile che tu venga a chiedere il mio permesso, per te non farà alcuna differenza!» e se ne andò lasciando Alyah in lacrime.
· • —– ٠ ✤ ٠ —– • ·
Michael partì all'alba per raggiungere i compagni alla frontiera, senza salutare Alyah.
Le due sorelle salirono sulla torre. Tenendosi per mano chiusero gli occhi e una luce le avvolse. Scomparvero.