❥ COMPLETATO!
Se amate le storie fantastiche
con draghi, elfi, guerrieri
e principesse da salvare che si salvano da sole.
Cuori infranti, amori sospirati
anime spezzate, crudeli e spietate.
Se tutto ciò vi incanta
ascoltate la Dea vi racconta
...
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Il corridoio che stavano percorrendo era tetro e privo di fonti luminose. Le finestre erano coperte di ghiaccio e lasciavano filtrare una tenue luce. Le pareti erano completamente spoglie. Nessun dipinto, nessun affresco, nessun arazzo. Nonostante la neve circondasse il castello l'interno era abbastanza caldo.
Cerbero camminava davanti alle due fanciulle, chiudeva la fila Aristea.
L'ultima volta che Alyah l'aveva incontrata fu quando lasciò Whok vestita da ragazzo per raggiungere Michael al fronte. Era certa che lei si fosse ritirata all'interno del castello. Invece ora la ritrovava qui, accanto a Cerbero, che faceva le fusa come una gattina innamorata. Da quanto si conoscevano? Era stata sempre in combutta con lui? Aveva sacrificato anche i suoi genitori per quest'uomo?
Il corridoio le condusse fino ad una porta che dava ad un cortile esterno, un tempio di ghiaccio spiccava al centro esatto. Scesero gli scalini per prendere il sentiero che conduceva alla sacra struttura.
Giunte all'interno Cerbero spinse avanti le due ragazze «In ginocchio!» fece pressione sulle loro spalle costringendole con la forza a genuflettersi. Finalmente aveva compiuto il volere di colui che l'aveva accolto e istruito. Sua madre sarebbe stata orgogliosa di lui, se fosse stata ancora viva. Aveva servito il Dio della guerra con dedizione assoluta. Finalmente la maledizione che relegava Re Arge in questo tempio sarebbe svanita. Tutti si sarebbero inchinati davanti al Dio e davanti al suo prediletto.
Cerbero aveva vinto. Era riuscito persino ad ottenere un erede di sangue reale. La sua ascesa al Trono di Tutte le Terre era ormai terminata. Con la morte delle due principesse, e anche del piccolo erede di Muir, non sarebbe restato più nulla ad impedirglielo. Inoltre avrebbe regnato con un Dio accanto. Un Dio che l'aveva accolto come un figlio.
Esperia alzò lo sguardo carico di odio e ricevette in cambio da Cerbero un sorriso beffardo.
Poi si voltò verso la sorella e vide che lei non la guardava, anzi fissava un punto preciso della stanza con gli occhi spalancati dallo stupore.
Solo allora Esperia si accorse della presenza di un'altra persona.
Davanti ad un'immensa statua della Dea, scolpita nel ghiaccio, vi era inginocchiato un uomo.
Si alzò lentamente e si voltò ad osservarle. Gli occhi erano scuri come l'abisso, ma dopo un secondo le parve di vedere l'iride espandersi fino ad uscire dal bulbo oculare, e roteare su se stessa creando un turbine di stelle. Batté le ciglia e l'illusione scomparve.
L'uomo si avvicinò. Non camminava come le persone comuni, il pavimento veniva solamente sfiorato dai suoi passi, sembrava volteggiare su un sottile strato d'aria. Una scioltezza nei movimenti che incantava.
Dunque era lui Re Arge?
O forse fingeva di esserlo, l'uomo davanti ad Esperia era giovane e di bell'aspetto. Non poteva essere lo stesso Re che aveva dato inizio alla guerra più di cento anni prima.