Fuga nel sogno

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Le felci venivano calpestate, i rami recisi cadevano a terra: lo aveva visto! Finalmente dopo giorni di ricerche lo aveva trovato!

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Le felci venivano calpestate, i rami recisi cadevano a terra: lo aveva visto! Finalmente dopo giorni di ricerche lo aveva trovato!

Aveva scorto il suo nemico in quella foresta... l'assassino di suo padre! 

Doveva raggiungerlo ed ucciderlo con le sue stesse mani!

Emantus si svegliò di soprassalto.

Era un sogno.

Si era appisolato alla scrivania.

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Esperia stava ricamando con le dame, ad un tratto si fermò e fissò un punto lontano.

«Austro è prigioniero »  ne era sicura, lo aveva visto coi suoi occhi. Una visione chiara e limpida.

Emantus stava per ottenere la sua vendetta. Cosa sarebbe accaduto ora? Il principe si sarebbe trasformato in un torturatore? No, come poteva pensare ciò di lui. Emantus era onesto, corretto...e un uomo ferito nel profondo.  

Doveva pensare lucidamente, non trarre conclusioni affrettate. Si sentiva così confusa...

Si alzò di scatto. 

«Vado al Tempio»  disse alle dame.

Nonostante il ventre prominente manteneva un passo deciso e veloce, tanto da affaticare le due donne che la seguivano. Erano abituate alla vita di corte, impigrite tra ricami e chiacchiere.

Esperia aveva allenato il corpo per le battaglie, non era più la delicata principessa del castello. Anche se nessuno lì sembrava accettare il fatto che lei fosse una guerriera.

Immersa nei pensieri non percepì immediatamente il silenzio che la circondò. Non vi erano più uccelli a cantare, nessuna dama che pronunciava come una litania il suo nome.

Il mondo intorno a lei svaniva lentamente immerso in una nebbiolina apparsa all'improvviso.

«Ma cos...» non terminò la frase. 

Perse i sensi e si sentì cadere nel vuoto.

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Quando riaprì gli occhi si accorse di trovarsi in una stanza che non era la sua. Davanti al suo letto vi era un divanetto, più a sinistra un tavolino di mogano sul quale era posato un vaso colmo di rose. Il camino era acceso e si sentiva lo scoppiettare del fuoco.

Si alzò dal letto a baldacchino, con una mano posata sul pancione, si diresse verso la finestra. Scostò la tenda e rimase stupita nel vedere il panorama: un fiume ghiacciato spiccava tra una bianca distesa di neve.

Non di nuovo. Non poteva esser stata rapita nuovamente.

La porta si spalancò ed Esperia sussultò. Con lo sguardo e percorse velocemente la camera per cercare un oggetto da usare come arma.

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