Il Club Onyx non era semplicemente un locale notturno. Era una bestia vorace, un mostro di cemento e neon che ingoiava persone vestite bene e le sputava fuori all'alba, stropicciate e svuotate di ogni energia. Erano passate solo tre ore dall'inizio del mio turno, ma mi sentivo come se fossi lì da una settimana. Le mie gambe, abituate a stare in piedi davanti a un cavalletto, protestavano violentemente contro le ore passate a correre su e giù per la pedana.
Il bancone centrale era una trincea. Io ero un soldato di fanteria armato di shaker e stracci umidi, impegnata in una guerra persa in partenza contro la sete inesauribile di centinaia di sconosciuti. La musica non si sentiva con le orecchie; si sentiva con lo sterno. I bassi della techno facevano vibrare le costole, i bicchieri sugli scaffali e persino i denti.
«Ehi! Ti ho chiesto tre Gin Tonic e un Vodka Lemon! Muoviti, dolcezza, non ho tutta la notte!» urlò un uomo in camicia bianca sbottonata, sventolandomi una carta di credito Black in faccia come se fosse un lasciapassare per la mia dignità. Strinsi i denti, ingoiando una risposta acida. Mi voltai per prendere il gin, cercando di mantenere il sorriso numero 4 del mio repertorio: cortese ma distante. Stavo per allungare la mano per prendere quella maledetta carta che mi sventolava davanti agli occhi, quando un'ombra si interpose tra me e il cliente.
«Lasciala stare, amico. Il drink arriva quando arriva.» Una voce calma ma autoritaria tagliò l'aria. Una mano forte intercettò quella del cliente, sfilandogli la carta di credito dalle dita con un movimento fluido ma deciso, prima che io potessi toccarla. Mi voltai. Seung Joon mi stava affiancando, una presenza solida e rassicurante nel caos. Era il capo barman, ma soprattutto era l'unica cosa pulita e autentica in quel posto. Esteticamente, era il tipo di ragazzo che ti faceva sentire al sicuro solo guardandolo. Aveva capelli biondo cenere, leggermente mossi e ribelli, che contrastavano con la pelle ambrata. Quando sorrideva (e sorrideva spesso) due fossette profonde gli scavavano le guance, addolcendo i tratti marcati e mascolini del viso. Aveva spalle larghe che tendevano il tessuto della camicia nera del locale, un fisico atletico costruito non in palestra per vanità, ma probabilmente trasportando casse e strumenti musicali.
Guardò il cliente negli occhi, appoggiando la carta di credito sul bancone con un colpo secco e definitivo. Non la lanciò, ma il messaggio era chiaro: qui comando io. «Tutto bene qui?» chiese, con quel tono educato che nascondeva un avvertimento. L'uomo borbottò qualcosa, intimidito, e fece un passo indietro. Seung Joon si girò verso di me, passandomi una cassa di ghiaccio fresco come se fosse piena di piume. «Respira, Em,» mi disse, strizzando l'occhio. «Hai le spalle contratte. Se continui così ti verrà un crampo prima di mezzanotte.»
«Sto respirando,» mentii, asciugandomi la fronte sudata con il dorso della mano mentre finivo di versare la tonica. «È solo che stasera sembrano tutti più... disperati del solito. C'è una luna piena o qualcosa del genere?»
«È venerdì,» rispose lui, iniziando a tagliare lime con una precisione chirurgica. «La gente ha lavorato tutta la settimana per guadagnare i soldi che ora sta spendendo per dimenticare di aver lavorato. È il ciclo della vita di Seoul.»
Mi passò un bicchiere d'acqua ghiacciata di nascosto, sotto il bancone. «Bevi. Hai le labbra secche.» Lo guardai, grata. Seung Joon era così: attento. Notava i dettagli che agli altri sfuggivano. Mentre tutti guardavano le scollature o i portafogli, lui notava se eri stanca, se avevi sete, se avevi bisogno di aiuto. Era la terraferma in un mare in tempesta.
«Grazie,» mormorai, bevendo avidamente l'acqua gelida che mi fece ripartire il cervello.
«Allora,» disse lui, alzando la voce per sovrastare il remix assordante di una hit pop. «Il mio invito è ancora valido. The Basement a Hongdae. Niente techno, niente uomini d'affari sudati. Solo buona musica indie e birra che non costa quanto un rene.» Mi appoggiai al bancone per un secondo, approfittando di una pausa nel flusso di clienti.
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Blazing Hearts
FanfictionIn una Seoul, dove i sogni brillano ma i segreti oscurano la realtà, Emily Wang è una studentessa di design che cerca di costruirsi un futuro luminoso nella capitale. Emily ha sempre cercato di proteggersi dalla luce del mondo, ma tutto cambia quand...
