27- L'appuntamento interrotto

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Il sabato mattina a Seoul portava con sé un ritmo diverso, meno frenetico ma altrettanto vibrante. Dalla finestra del nostro piccolo appartamento, la città si stendeva come un tappeto di cemento e vetro che sfumava verso le cime nebbiose del monte Namsan in lontananza. Sotto, i vicoli iniziavano a popolarsi: il rumore dei furgoncini che consegnavano il cibo, il profumo di pane tostato che saliva dal caffè all'angolo e quel brusio indistinto di una metropoli che si stiracchiava al sole.

In salotto, la luce dorata filtrava dalle tende, colpendo in pieno il vaso sul tavolino. I girasoli di Seung-joon erano un'esplosione di vita quasi prepotente. I petali, vellutati e di un giallo accecante, sembravano aver assorbito tutta l'energia di casa mia.

Ero lì, avvolta nel mio pigiama oversize, a fissarli con la tazza di caffè fumante tra le mani, quando Soo Jin fece il suo ingresso scenico. Aveva i capelli raccolti in uno chignon disordinato e una maschera per il viso ancora umida, ma i suoi occhi erano già vispi.

«Cielo, Emily, se continui a fissarli così finirai per vederli crescere in tempo reale,» esclamò, lasciandosi cadere sulla poltrona con un sospiro teatrale. 

Lanciò un'occhiata al mazzo.

«Devono essere costati almeno cento mila won. Anzi, a giudicare dal confezionamento e dal quartiere dove li ha presi, direi che Seung-joon ha investito una piccola fortuna in fiori. È ufficiale: il ragazzo fa sul serio.»

Risi, cercando di nascondere l'imbarazzo dietro il bordo della tazza.

«Dice che li ha visti mentre passava vicino alla stazione e ha pensato a me. Tutto qui.»

Soo Jin inarcò un sopracciglio, staccando con cura la maschera di tessuto dal viso.

«"Tutto qui"? Emily, nessuno compra un mazzo di fiori a una ragazza solo perché 'passava di lì'. Ma la cosa che mi tormenta da ieri sera, e di cui esigo i dettagli ora che sono sveglia, è un'altra...» Si sporse in avanti, puntandomi un dito contro.

«Ripetimi la parte in cui Park Min Ho, l'idol più glaciale e sexy della nazione, decide di farti da scorta armata fino alla reception.»

Sospirai, sentendo di nuovo quella strana tensione allo stomaco.

«È stato assurdo. Ji-eun mi ha avvisata che c'era un ragazzo per me e lui è diventato di pietra. È sceso in ascensore con me, in silenzio, emanando un'energia che avrebbe potuto far saltare le lampadine. Diceva che poteva essere un "maniaco". È rimasto lì, a braccia incrociate, a studiare Seung-joon come se fosse un sospettato in un caso di omicidio.»

Soo Jin scoppiò in una risata fragorosa e quasi sputò il suo caffè.

«Un maniaco! Certo, il tipico maniaco coreano che si infila nella Starlight con dei fiori freschi e un sorriso da bravo ragazzo. Emily, per favore! Un uomo come Min Ho non spreca ossigeno se non è strettamente necessario. Se è sceso fin lì, non era per la 'sicurezza aziendale'. Era per marcare il territorio.»

«È solo stress,» ribattei, cercando di auto-convincermi. 

«Vive in quella bolla della Starlight dove tutto è un potenziale scandalo. È diventato paranoico. E comunque, se avessi visto come se n'è andato... era furioso solo perché gli ho chiesto il sabato libero per il concerto. Non mi ha nemmeno salutata. È il solito Min Ho: un lunatico ossessionato dal controllo che non sopporta quando i suoi assistenti hanno una vita privata.»

Soo Jin scosse la testa, con un sorrisetto furbo.

«Se lo dici tu... ma ora basta parlare del tuo "capo" musone. Stasera andiamo a Hongdae. Seung-joon sarà su un palco, sotto i riflettori, e tu non puoi andarci con i tuoi soliti abiti. Abbiamo bisogno di qualcosa di nuovo. Qualcosa di... Yeonnam-dong style

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