Il metallo freddo della transenna premeva inesorabilmente contro le mie costole, ma era l'unica cosa a tenermi ancorata a terra. Se avessi mollato la presa, ero certa che l'energia cinetica sprigionata dal Jamsil Olympic Stadium mi avrebbe scaraventata via.
L'umidità della notte di Seoul era pesante, appiccicosa, mista al calore umano di settantamila persone che avevano sfidato ore di fila sotto un sole spietato. L'aria sapeva di fumo pirotecnico residuo, di profumi dolciastri mescolati al sudore, e di un'elettricità così densa che mi faceva formicolare i polpastrelli.
«Credo di non farcela,» ansimò Mina alla mia sinistra. Era aggrappata alla barra di metallo con le nocche bianche, gli occhi sbarrati puntati sull'immenso telo nero che nascondeva il palco principale. «Sul serio, Emily, mi gira la testa. E se svengo prima che inizino? E se mi viene un infarto quando esce Jin Woo?»
Soo Jin, schiacciata alla mia destra, si spostò una ciocca di capelli appiccicata alla fronte e le lanciò un'occhiata di puro ghiaccio. «Se svieni adesso, giuro su Dio che ti uso come tappetino per vedere meglio. Ho perso tre anni di vita in quella fottuta ticket war, ho distrutto il mio mouse per cliccare più veloce di duecentomila fan e ho fatto a pugni per farti avere questo posto in transenna. È vietato svenire.»
«Ma ho la tachicardia!» disse Mina.
«Anche io,» ribattei, passandomi una mano tremante sul viso sudato.
Soo Jin si voltò verso di me. Sotto il trucco perfetto, i suoi occhi brillavano di una lucidità spietata. Controllò per l'ennesima volta l'orologio sul polso, poi mi sfiorò il braccio. «Respira, Em. Il drive è al sicuro. Ji Eun ci ha mandato il messaggio di conferma due ore fa: è già caricato in regia. Noi dobbiamo solo goderci lo spettacolo... prima di dare fuoco al palco.»
Sorrisi, un sorriso teso e nevrotico che mi tirò i muscoli del viso. Non era la semplice eccitazione da concerto quella che mi bloccava lo stomaco; era la consapevolezza vertiginosa di essere seduta su una bomba a orologeria. Attorno a noi, un oceano di lightstick accesi pulsava all'unisono, formando una galassia bianca e viva che si estendeva per chilometri sugli spalti curvi dello stadio.
All'improvviso, senza preavviso, la gravità sembrò azzerarsi.
Le imponenti torri faro del Jamsil si spensero in una frazione di secondo. Il buio assoluto inghiottì l'arena. Non ci fu un grido. Ci fu un boato.
Un'onda d'urto fisica, primordiale e assordante, mi investì in pieno, facendomi vibrare lo sterno. Settantamila persone stavano urlando con tutta l'aria che avevano nei polmoni. L'oceano bianco dei lightstick divenne un rosso sangue intermittente, frenetico.
Ci siamo.
Un beat di basso profondo, cavernoso, esplose dagli amplificatori giganteschi ai lati del palco, così potente da far tremare le sbarre di metallo sotto le mie mani. Una melodia epica e minacciosa, accompagnata dal suono di percussioni da guerra, iniziò a scandire il tempo.
Il telo nero cadde.
Colonne di fumo bianco e denso eruttarono dal pavimento, invadendo la passerella mentre decine di laser blu cobalto fendevano l'oscurità come lame affilate. Sopra la scenografia, i maxischermi grandi quanto palazzi di sei piani si accesero in un lampo accecante.
Eccoli.
Sbucarono dalla nebbia camminando lenti, inesorabili. Sembravano divinità guerriere scese sulla terra per rivendicare il loro impero. L'impatto visivo era devastante. Indossavano completi neri sartoriali, strutturati e letali: un richiamo alle uniformi militari ma destrutturati in chiave rock-couture. Le camicie di seta scura dai colletti alti scivolavano sui muscoli tesi, trattenute da imbracature in pelle e catene d'argento brunito che riflettevano i lampi di luce.
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Blazing Hearts
FanfictionIn una Seoul, dove i sogni brillano ma i segreti oscurano la realtà, Emily Wang è una studentessa di design che cerca di costruirsi un futuro luminoso nella capitale. Emily ha sempre cercato di proteggersi dalla luce del mondo, ma tutto cambia quand...
