I cancelli della villa di Min Ho si separarono con un sospiro idraulico, quasi volessero scusarsi per aver rotto il silenzio irreale di quella zona di Seoul. La maestosa struttura di vetro e cemento armato emerse dall'oscurità come un tempio moderno, illuminata da fari incassati nel terreno che ne scolpivano gli angoli spigolosi.
Trascinai la mia valigia lungo il vialetto di ciottoli bianchi. Il rumore delle ruote sulla pietra clack-clack-clack sembrava il ticchettio di una bomba a orologeria nella mia testa. Ero un fascio di nervi tesi, la personificazione del caos organizzato: capelli legati in fretta, occhiaie accennate e un tablet che stringevo sotto il braccio come fosse uno scudo. La mia valigia era un capolavoro di efficienza, chiusa con una precisione tale che nemmeno un atomo d'aria avrebbe potuto trovarvi spazio.
Quando varcai la soglia del salotto, mi fermai di colpo.
Min Ho era stravaccato sul divano, una gamba accavallata e lo sguardo perso nel telefono. Indossava un paio di pantaloni morbidi e una maglietta scura che faceva risaltare la linea delle sue spalle. Sembrava l'immagine stessa della quiete. Sorseggiava lentamente qualcosa da un bicchiere di cristallo, del tutto incurante del fatto che tra meno di dieci ore le nostre vite sarebbero state risucchiate dal vortice del tour.
«Ma sei serio?» esordii, lasciando cadere la maniglia della valigia con un tonfo secco.
Lui si voltò lentamente, un sorriso pigro che gli illuminava il volto. «Sei arrivata, finalmente. Eri così impegnata a ricontrollare la lista delle scarpe da dimenticarti di venire qui?»
«Min Ho, partiamo tra poche ore!» lo rimproverai, avanzando verso il centro della stanza con le mani sui fianchi. «Hai fatto la valigia? Hai controllato se i visti sono nel passaporto?»
Lui emise una piccola risata, un suono basso e vibrante che mi arrivò dritto allo stomaco. Posò il bicchiere sul tavolino e si alzò, avvicinandosi a me con quel passo felino che mandava in tilt i fotografi di tutto il mondo.
«Emily, Emily...» mormorò, fermandosi a pochi centimetri dal mio viso. Mi prese delicatamente per le spalle, costringendomi a rallentare il ritmo del respiro. «Pensi sempre e solo al lavoro. Anche qui, anche adesso.»
«Qualcuno deve pur farlo,» ribattei, anche se la mia determinazione stava iniziando a vacillare sotto il calore del suo sguardo. «Se arriviamo in aeroporto e ti sei dimenticato qualcosa, Choi darà la colpa a me.»
«La valigia la farò in cinque minuti quando torniamo, promesso,» disse lui, scuotendo la testa con divertimento.
Inarcai un sopracciglio, confusa. «Torniamo da dove? Min Ho, fuori è buio pesto e dovremmo essere a letto a riposare per il volo.»
Lui si allontanò di un passo, recuperando una giacca leggera e un mazzo di chiavi dal mobile all'ingresso. Il suo sorriso divenne furbo, quasi fanciullesco, quel tipo di espressione che non mostrava mai alle telecamere.
«Mettiti comoda e lascia stare quella valigia,» disse, facendomi cenno di seguirlo verso il garage sotterraneo. «Usciamo. È una sorpresa.»
Lo seguii lungo la scala in marmo spazzolato che scendeva nei livelli inferiori della villa, dove l'aria si faceva più fresca e sapeva di cemento pulito e cera costosa. Quando le luci a sensore si accesero, rivelando la fila di carrozzerie schierate, non potei fare a meno di fermarmi con le mani sui fianchi.
«Certo che ne hai di spazio... sembra un autosalone. Scegli l'auto in base all'umore o ti serve solo a dimenticare che ci sono i van dell'agenzia parcheggiati qui fuori?»
Lui si voltò, ridacchiando mentre faceva ruotare il mazzo di chiavi attorno all'indice. «Ehi, porta rispetto,» ribatté con un finto tono offeso. «Alcune sono pezzi vintage da collezione, roba che ho scovato in anni di ricerche. Non sono solo auto, Emily, sono investimenti. E ognuna ha il suo carattere.»
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Blazing Hearts
RomanceIn una Seoul, dove i sogni brillano ma i segreti oscurano la realtà, Emily Wang è una studentessa di design che cerca di costruirsi un futuro luminoso nella capitale. Emily ha sempre cercato di proteggersi dalla luce del mondo, ma tutto cambia quand...
