Il clic della serratura alle sue spalle risuonò nel silenzio dell'ingresso come un colpo di pistola, sigillando fuori il resto del mondo. Per un istante infinito restammo immobili, l'uno di fronte all'altra, separati solo da pochi centimetri di pavimento e da un abisso di domande.
Min Ho emanava un calore quasi violento, come un motore che ha girato al massimo dei giri per ore e che è stato spento troppo bruscamente. Il suo respiro era ancora spezzato, pesante, e il profumo di sandalo si mescolava all'odore metallico della strada e della pioggia che iniziava a cadere fuori.
Poi, fece un gesto che mi tolse il fiato per la sua disarmante semplicità.
Appoggiò il casco a terra e si sfilò le scarpe di vernice nera, quelle calzature da migliaia di won che avevano calcato il marmo del Shilla Hotel solo un'ora prima. Le lasciò lì, inclinate sul mio tappeto consunto, ridotte a meri oggetti privi di significato. In calzini, sul mio pavimento economico, la sua figura sembrò perdere quell'aura divina e minacciosa che lo accompagnava sempre. Non era più il "Il Re del K-pop" della Starlight; era solo un uomo che aveva corso contro il vento per tornare a casa.
«Ji Eun mi ha detto che stavi male,» esordì. La sua voce era un sussurro roco, graffiato dall'adrenalina.
Feci un passo indietro, confusa, cercando di riordinare i pensieri. «Io... io ho detto che era solo un'influenza...»
«Non rispondevi al telefono, Emily.» Estrasse il suo smartphone dalla tasca, lo schermo ancora illuminato.
«Ti ho chiamata dieci volte. Mentre ero a quel tavolo maledetto, sotto le luci di quei lampadari che sembravano volermi schiacciare, continuavo a guardare lo schermo. Speravo in un tuo messaggio.»
Con le mani ancora sporche, afferrai il mio telefono dal divano e sbloccai lo schermo. Il cuore mi arrivò in gola. Dieci chiamate perse. Dieci momenti in cui, mentre io affogavo nella gelosia più nera, lui stava cercando disperatamente un segno della mia esistenza.
«Ho fatto tutto quello che Choi voleva. Ho sorriso ai fotografi, ho brindato con gli sponsor, ho interpretato la mia parte fino all'ultimo flash. Ma quando il Gala è finito e Yuna ha dato per scontato che l'avrei seguita in quella suite al Shilla... ho capito che il mio turno era terminato. Le ho voltato le spalle, sono venuto qui.»
Mi portai una mano alla bocca, gli occhi sgranati. «Sei impazzito, Min Ho... se ti avessero visto...»
«Non mi importava,» mi interruppe, e l'intensità del suo sguardo mi fece mancare un battito.
«Sono corso in agenzia, ho preso la moto che tengo nel garage privato e ho guidato come un pazzo attraverso il traffico di Seul. Sentivo il freddo pungente della sera, ma dentro bruciavo. Bruciavo dalla paura che tu stessi male, che fossi sola. E bruciavo per quello che hai dovuto vedere in TV.»
Le sue parole mi tolsero l'aria, pesanti come una condanna che non potevo più ignorare. Il rischio che aveva preso era incalcolabile. Se un solo paparazzo lo avesse fotografato su quella moto, o se Choi avesse capito che non era a casa ma nel mio appartamento, la sua carriera si sarebbe polverizzata in una notte.
«Sei qui,» sussurrai, e la rabbia che provavo un attimo prima evaporò, lasciando il posto a una tenerezza così profonda da far male.
«Sono qui,» rispose lui, facendo l'ultimo passo che ci separava. Il calore del suo corpo mi investì, reale, tangibile, opposto alla fredda perfezione dello schermo che avevo fissato fino a poco prima. «E non me ne vado finché non sono sicuro che tu stia bene.»
Il silenzio che seguì la sua confessione era così denso che avrei potuto affettarlo con un coltello. Lo guardai, le spalle ancora scosse dal respiro affannoso, e sentii un'ondata di terrore razionale travolgere la tenerezza.
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Blazing Hearts
FanfictionIn una Seoul, dove i sogni brillano ma i segreti oscurano la realtà, Emily Wang è una studentessa di design che cerca di costruirsi un futuro luminoso nella capitale. Emily ha sempre cercato di proteggersi dalla luce del mondo, ma tutto cambia quand...
