L'atmosfera del gala cambiò come cambia il tempo prima di un uragano: all'improvviso e senza pietà. Le eleganti luci di cristallo si abbassarono fino a diventare una penombra ambrata e viscosa, mentre la musica classica svaniva, inghiottita da bassi profondi, ritmici, vibrazioni che non sentivi solo nelle orecchie, ma che ti rimbombavano dritti nello sterno. Il profumo delicato dei gigli freschi fu presto sopraffatto dall'odore acre di champagne rovesciato, sudore costoso e profumi troppo dolci. Non era più una cena di beneficenza; era diventato un club esclusivo per ricchi annoiati che volevano disperatamente dimenticare chi fossero.
Io ero rifugiata in un angolo, la schiena premuta contro la fredda superficie di una colonna di marmo, le braccia incrociate strette al petto come un'armatura. Lo stomaco era chiuso in una morsa gelida che mi rendeva difficile persino respirare.
Tenevo d'occhio Min Ho. Era al centro della pista improvvisata, un punto di caos in mezzo all'ordine apparente. La giacca era sparita chissà dove, la camicia bianca, solitamente impeccabile, era aperta sui primi tre bottoni, esponendo la pelle lucida di sudore e le clavicole contratte dalla tensione. Un bicchiere di cristallo, sempre pericolosamente pieno di liquido ambrato, gli dondolava in mano. Rideva, ma era una risata troppo forte, sguaiata, che non gli arrivava agli occhi. Si muoveva con troppa foga, scatti nervosi che tradivano l'inquietudine.
Si stava autodistruggendo in pubblico, un sorso alla volta, e io sapevo che la colpa era mia. Le mie parole, "tu non sai cosa vuol dire lottare", lo avevano colpito dove faceva più male, squarciando quella corazza di indifferenza che indossava ogni giorno.
«Hai quella faccia da "vorrei uccidere qualcuno ma non ho l'arma adatta".»
Jae-young comparve al mio fianco come un fantasma gentile, porgendomi un bicchiere d'acqua ghiacciata. La condensa scivolò sulle mie dita.
«Grazie,» mormorai, prendendolo ma senza bere. La gola era troppo chiusa.
«Sto solo controllando che il vostro prezioso "scudo" non si infranga in mille pezzi davanti agli sponsor.» Jae-young seguì il mio sguardo, osservando il suo leader barcollare leggermente mentre brindava con uno sconosciuto. «Ha bevuto troppo. Succede sempre quando Choi lo mette sotto pressione o quando... be', quando qualcosa lo ferisce. È il suo modo di spegnere il cervello. Reset del sistema.»
Mi lanciò un'occhiata comprensiva, poi mi diede una leggera spallata amichevole.
«Non prendertela troppo. Domani avrà un mal di testa terribile e si pentirà di tutto. Nel frattempo... guarda là, quel tipo col parrucchino sta ballando la macarena fuori tempo. Se non ridi per quello, sei senza speranza.»
Riuscii a strappare un sorriso forzato, grata per il suo tentativo maldestro di distrarmi. Ma durò un attimo.
Improvvisamente, l'ingresso della sala sembrò illuminarsi di una luce propria, fredda e artificiale. Il brusio della folla si spense per un secondo, come se qualcuno avesse tolto l'audio alla stanza, poi riprese con un tono diverso. Elettrico. Eccitato. Una ragazza stava entrando.
Non camminava; sfilava. Era di una bellezza irreale, quasi digitale. Sembrava generata al computer, troppo perfetta per essere umana. Indossava un abito rosso fuoco, cortissimo, un tessuto che sembrava vernice liquida colata su un corpo dalle proporzioni impossibili. I capelli neri, lunghi e lisci come seta sintetica, le scendevano sulla schiena nuda. Ma era il viso a catturare l'attenzione: piccolo, ovale, con una mascella affilata come un diamante e occhi felini, enormi e truccati per sembrare ancora più predatori. Aveva quell'espressione tipica delle idol intoccabili: una noia sofisticata, un distacco divino che la rendeva ancora più desiderabile. Si muoveva con la sicurezza di chi sa che ogni singolo occhio nella stanza è puntato su di lei e ne gode.
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Blazing Hearts
RomanceIn una Seoul, dove i sogni brillano ma i segreti oscurano la realtà, Emily Wang è una studentessa di design che cerca di costruirsi un futuro luminoso nella capitale. Emily ha sempre cercato di proteggersi dalla luce del mondo, ma tutto cambia quand...
