Il van ci lasciò all'ingresso posteriore. Min Ho non parlò mentre l'ascensore di servizio ci portava giù, verso il cuore pulsante della Starlight. Mentre i numeri digitali scendevano — B1, B2 — lo vidi cambiare pelle sotto i miei occhi. Si passò una mano tra i capelli umidi, tirandoli indietro e scoprendo la fronte. Si pulì un'ultima volta l'angolo della bocca con il pollice, cancellando ogni traccia di salsa barbecue e di umanità disordinata. La voracità quasi infantile del Midnight Melt svanì, riassorbita in una postura rigida e controllata. Non era più il ragazzo che gemeva per un panino. Era il Leader.
Quando le porte d'acciaio della Sala Prove A si spalancarono, mi aspettavo il caos. Invece, trovai una scena quasi domestica, permeata dall'odore familiare di parquet lucido, deodorante maschile e fatica stantia.
Jae-young era steso a terra su un tappetino, le gambe aperte in una spaccata frontale perfetta che sfidava l'anatomia umana, mentre scorreva il feed di Instagram con aria annoiata. Vicino allo specchio, Jin-woo stava riordinando maniacalmente una fila di bottigliette d'acqua, allineandole per colore con precisione millimetrica. Solo in fondo alla sala, isolato su una panca, c'era Tae-hyung, immobile come una statua di cera, lo sguardo perso nel vuoto.
«Oh, finalmente. Sentivo puzza di fritto già dal corridoio,» commentò Jae-young senza alzare lo sguardo dal telefono, un sorriso sornione sulle labbra. «Sei andato al Midnight Melt senza di noi, Capo? Traditore.»
Min Ho aprì la bocca per ribattere, ma fu interrotto da un terremoto. Un'ombra enorme si staccò dalla parete e mi venne incontro. Era Kim Hwan. Vederlo da vicino, in tenuta da allenamento, era impressionante. La canotta nera faticava a contenere i bicipiti e la pelle ambrata, ma nonostante la stazza da buttafuori, aveva l'espressione più gioiosa e accogliente che avessi mai visto.
«Ma guarda chi c'è!» tuonò Hwan, ignorando la serietà di Min Ho e puntando dritto su di me con l'entusiasmo di un cucciolo gigante che rivede un amico.
«L'assistente preferita di Min ho!» Si piazzò davanti a me, costringendomi ad alzare la testa per guardarlo, e mi diede una pacca amichevole sulla spalla.
«Prima ti vedo tutta elegante con lo champagne al Gala... poi l'altro giorno ti incrocio in palestra, seduta su una panca alle tre di notte a fare la guardia a questo pazzo...» indicò Min Ho con il pollice, ridacchiando.
«E adesso qui di domenica sera?» Scosse la testa, divertito. «Ti mancano solo i concerti e sei ufficialmente la nostra mascotte, Emily! Hai una resistenza incredibile per sopportare i suoi orari.»
Sorrisi, sentendomi subito a mio agio. Hwan era semplicemente gentile in modo esuberante.
«Ciao, Hwan. Diciamo che fa parte del pacchetto "assistente personale",» risposi. «Qualcuno deve pur assicurarsi che non si faccia cadere un bilanciere sui piedi mentre dorme in piedi.»
«Vero! Sei la nostra eroina,» rise lui.
«Hwan, se hai finito di fare amicizia, vorrei ricordarti che siamo qui per lavorare,» lo interruppe Min Ho. La sua voce era ferma, ma non arrabbiata. Era il tono rassegnato di chi gestisce l'energia inesauribile di Hwan da sette anni. Min Ho superò il gigante e indicò gli altri due con un cenno professionale.
«Emily, le presentazioni ufficiali. Jae-young lo conosci, è quello che finge di essere un angelo ma è il più pigro.» Jae-young mi fece un cenno con la mano da terra, sorridendo angelicamente.
«Ciao, Em. Non ascoltarlo, sto conservando le energie.»
Min Ho indicò il ragazzo con gli occhiali. «Lui è Jin-woo. Il cervello del gruppo. Se ti fissa in silenzio, non preoccuparti, sta solo analizzando la situazione.»
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Blazing Hearts
FanfictionIn una Seoul, dove i sogni brillano ma i segreti oscurano la realtà, Emily Wang è una studentessa di design che cerca di costruirsi un futuro luminoso nella capitale. Emily ha sempre cercato di proteggersi dalla luce del mondo, ma tutto cambia quand...
