I sette giorni che precedettero lo shooting della campagna Calvin Klein furono un unico, interminabile tunnel di fame chimica, sudore acido e nervi scoperti, dove il concetto di "riposo" era stato bandito per contratto. Ji Eun aveva definito il programma sul calendario condiviso come "Intensivo Pre-Lancio". Io lo avevo rinominato "La Settimana in cui ho seriamente pensato all'omicidio".
Tutto iniziò con la dieta. Per ottenere quel look "scolpito nel marmo" e quasi disidratato che il brand richiedeva, il nutrizionista di Min Ho aveva attivato il protocollo Cutting Estremo:
· Carboidrati: zero.
· Zuccheri: zero.
· Sale: zero.
· Felicità: sottozero.
Min Ho viveva di petti di pollo bolliti che avevano il colore e la consistenza della gomma da cancellare grigia, frullati proteici che sapevano di gesso bagnato e verdure verdi scondite che scricchiolavano sotto i denti come tristezza cristallizzata. Il suo corpo stava cambiando a vista d'occhio: la pelle diventava più sottile, quasi trasparente, aderendo ai muscoli come pellicola, facendo emergere vene bluastre sugli avambracci e sul collo che prima non vedevo. Ma un Min Ho affamato non era solo un uomo irritabile. Era una bomba a orologeria con le gambe lunghe e i tatuaggi, pronta a esplodere al minimo rumore.
Martedì, ore 23:45
Stavamo tornando dall'agenzia dopo dodici ore di prove coreografiche. Il van era immerso in un buio ovattato, rotto solo dalle lame di luce arancione dei lampioni della tangenziale che tagliavano l'abitacolo a intervalli regolari, illuminando per un secondo il viso spettrale di Min Ho e poi lasciandolo di nuovo nell'ombra. L'aria condizionata ronzava piano, ma non copriva il silenzio pesante che c'era tra noi. Avevo saltato la cena per finire di catalogare i suoi outfit per il prossimo tour in giapponese, e la fame mi stava divorando lo stomaco. Stavo mangiando una barretta ai cereali e cioccolato fondente che avevo trovato sul fondo della borsa, un rimasuglio schiacciato ma prezioso. Con l'altra mano, tenevo aperto sulle ginocchia il pesante manuale di Storia del Design Contemporaneo, sottolineando freneticamente un paragrafo con un evidenziatore giallo fluo.
«Smettila,» ringhiò una voce roca dal sedile posteriore. Mi voltai lentamente. Min Ho era sdraiato, il corpo lungo piegato in una posizione scomoda, il cappuccio della felpa nera calato fin sopra il naso.
«Scusa?»
«Quel rumore.... Crunch. Crunch.» Imitò il suono con un disprezzo viscerale. «Mi sta trapanando il cervello. Sembra che tu stia masticando ghiaia mista a vetro direttamente nel mio orecchio.»
«È una barretta morbida, Min Ho. Non fa rumore,» risposi calma, anche se sentii la vena sul collo iniziare a pulsare pericolosamente. «E comunque, devo mangiare. Il mio cervello funziona a glucosio, non a rabbia repressa come il tuo. Ho un esame tra due settimane e non so ancora distinguere il Bauhaus dal Costruttivismo.»
Lui si tirò su il cappuccio con un gesto stizzito. I suoi occhi erano due buchi neri cerchiati di viola, infossati per la stanchezza e la fame. Le sue narici si dilatarono. Fissò la mia barretta mezza mangiata come un vampiro fisserebbe una giugulare pulsante. «Puzza di cioccolato,» sussurrò, con una voce incrinata da una disperazione che quasi mi fece pena. «Quell'odore dolce... sta saturando l'aria. Perché devi mangiarla qui? Sei sadica? Ti diverti a torturarmi?»
«Sono affamata. Vuoi un gambo di sedano? Ne ho uno lavato nella borsa frigo.»
«Se mi offri ancora un dannato, insipido, acquoso gambo di sedano, giuro che lo uso per soffocarti nel sonno,» sibilò, girandosi di scatto verso il finestrino buio, rannicchiandosi su se stesso. «Odio la mia vita. E odio te.»
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Blazing Hearts
FanfictionIn una Seoul, dove i sogni brillano ma i segreti oscurano la realtà, Emily Wang è una studentessa di design che cerca di costruirsi un futuro luminoso nella capitale. Emily ha sempre cercato di proteggersi dalla luce del mondo, ma tutto cambia quand...
