57- Requiem per la Starlight

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Il ronzio asmatico del vecchio frigorifero nel nostro appartamento a Mapo-gu sembrava l'unico suono in grado di tagliare il silenzio denso, quasi irrespirabile, che riempiva la stanza.

Mancavano esattamente quarantotto ore al D-Day.

Quello che un tempo era il salotto accogliente mio e di Soo Jin, ora sembrava un bunker sotto assedio. Il tavolino basso era sommerso da planimetrie del Jamsil Olympic Stadium sgualcite ai bordi, alti bicchieri di plastica pieni di iced americano ormai annacquato dal ghiaccio sciolto e appunti scritti con una grafia così frenetica da risultare illeggibile. L'aria sapeva di caffeina, di pioggia imminente e di un'energia nervosa così pungente da farmi formicolare le dita. Il nostro piano non era una fortezza; era un castello di carte costruito sull'orlo di un precipizio. Un ritardo di cinque secondi, una mail inviata al server sbagliato o uno sguardo fuori posto davanti alle telecamere avrebbero significato l'annientamento totale. Nostro, e dei Blaze.

Il trillo acuto della serratura elettronica mi fece sussultare, facendomi quasi rovesciare l'ennesimo bicchiere d'acqua. Soo Jin smise di colpo di digitare, sollevando lo sguardo arrossato dai tre monitor incastrati sul tavolo della cucina.

La porta si aprì e i ragazzi entrarono in fila indiana, trascinandosi dietro l'odore inconfondibile di profumi costosi e di un esaurimento che andava oltre il livello fisico. Erano appena tornati dall'ultima, estenuante riunione direttiva nel palazzo di vetro della Starlight. Per sei, interminabili mesi avevano recitato la parte dei burattini perfetti. Avevano chinato la testa, sorriso alle battute viscide di Choi, ingoiato l'orgoglio e finto una sottomissione totale per non fargli sospettare nulla. Ne portavano i segni addosso: le spalle curve, i movimenti lenti, l'ombra grigia sotto gli zigomi.

Min Ho fu l'ultimo a entrare. Chiuse la porta e si strappò via la mascherina nera e il cappellino, gettandoli sulla poltrona con una violenza trattenuta. I suoi occhi scuri erano due fessure dure, circondate da occhiaie violacee che nemmeno il trucco di scena più pesante riusciva più a nascondere.

Si passò entrambe le mani tra i capelli, inspirando a fondo l'aria viziata del nostro appartamento come se cercasse ossigeno puro.

«Ha svelato la sua fottuta mano,» esordì, la voce roca e secca che rimbombò nel piccolo salotto.

Jin Woo si lasciò cadere pesantemente sul divano, premendosi i palmi sugli occhi con un gemito soffocato. Tae-hyung, pallido come un lenzuolo, si appoggiò allo stipite della porta incrociando le braccia, mentre Jae-young iniziava a camminare avanti e indietro per la stanza, mordendosi il labbro inferiore fino a farlo quasi sanguinare.

Mi avvicinai a Min Ho, sentendo lo stomaco contrarsi in una morsa gelida. «Che cosa si è inventato? Nessun contratto da firmare sul palco?»

Hwan sbuffò una mezza risata priva di gioia. «Magari fosse un pezzo di carta. Avremmo semplicemente potuto rifiutarci di prendere in mano la penna. No. Ha puntato tutto sulla psicologia.»

Min Ho annuì, i muscoli della mascella che guizzavano sotto la pelle tesa. «Oggi ci ha illustrato la scaletta definitiva per il concerto. Ha inserito un VCR a sorpresa subito prima dell'ultima canzone. Il momento dell'Encore.»

Il respiro mi si incastrò in gola. Vidi istantaneamente la scena proiettata nella mia mente: le torri faro dello stadio che si spengono, settantamila anime immerse nel buio, stanche ed emotivamente svuotate, che stringono i lightstick fissando i maxischermi in attesa di piangere per i loro idoli. Choi non aveva scelto un momento qualunque della scaletta. Voleva far scattare la tagliola nell'istante esatto in cui l'intero stadio avrebbe abbassato le difese.

«Ha fatto montare un video celebrativo sui nostri dieci anni,» continuò Min Ho, il tono intriso di un disprezzo velenoso. «Immagini dei nostri debutti, le prime vittorie, noi in lacrime che ringraziamo il pubblico. Sarà un colpo emotivo letale per settantamila persone. Ma il vero capolavoro è il finale.» Si avvicinò al tavolo, appoggiandovi sopra i pugni chiusi. Le nocche erano bianche. «Negli ultimi secondi del video, mentre l'arena sarà in lacrime e la diretta streaming conterà milioni di spettatori in tutto il mondo, lo schermo diventerà nero e apparirà una scritta: 'I Blaze e la Starlight, insieme per altri sette anni'

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