Mi troverai nei fiori che tanto ami
nelle ombre che ti proteggono le spalle
mi troverai in ginocchio
al tuo cospetto.
Eileen
<<Sei sveglia?>> la voce di Mael si fece spazio nella mia mente ancora assonnata.
<<Sì, ti prego dimmi che nel castello avete un'aspirina, un oki, qualcosa di potente.>>
La sentii ridere nella mia testa <<Ti porto subito qualcosa.>>
Mi girai pancia a sotto e sprofondai la faccia nel cuscino.
Mi esplodeva la testa.
Sentii Mael entrare in camera e il materasso piegarsi sotto il suo peso.
<<Ehi piccola.>> mi accarezzò la schiena.
<<Bandiamo l'alcool dal regno, no, meglio, dal mondo.>>
Rise piano per non darmi fastidio e lo apprezzai.
Fece scorrere la mano sulla mia schiena e tirò più giù la camicia.
Girai il viso verso di lei per guardarla con aria interrogativa.
<<Ieri mi hai fatta eccitare parecchio e se non ti copro rischio di farti aumentare il mal di testa.>>
Mi sollevai piano e la spinsi senza troppa forza.
<<Scema.>> sorrisi.
<<È difficile non baciarti.>> mi fissò le labbra.
Arrossii e per un momento mi persi sulle sue poi per distrarmi cambiai argomento <<Cosa mi hai portato?>> chiesi indicando la tazza sul comodino.
<<Una tisana rilassante per lo stomaco.>>
<<E per la testa?>>
Mi mostrò le mani.
Vuote.
<<No no, provi già tutti i miei sentimenti e sicuramente anche il mio mal di testa, non voglio tu stia peggio.>>
Mi prese la mani che stavo scuotendo davanti a me in segno di negazione.
<<Non dovevi odiarmi sta mattina?>> chiese dolcemente.
<<Io ti odio ma non posso odiarti come si deve se stai male.>>
<<No che non mi odi ragazzina.>>
Non riuscivo a rispondere, volevo stare con lei, volevo essere sua.
Rilassai le mani e lei sorrise poggiando le mani sulla mia testa.
Senti subito sollievo e sospirai di piacere.
<<Grazie Mael.>> sorrisi quando tolse le mani e mi porse la tisana.
La bevvi senza paura di vomitare perché stavo molto meglio, lei sembrò un po' frastornata ma poi tornò in sé.
<<Non mi ringraziare per te farei di tutto.>> mi accarezzò le labbra con il pollice e l'intensità delle sue parole mi colpì in piena faccia.
<<Non faresti di tutto.>> sussurrai.
Si allontanò appena con il viso per guardarmi meglio <<Per esempio?>>
<<Non mi lasci la libertà di parlare con i miei amici.>> indicai il telefono che mi aveva dato.
Alzò un angolo della bocca <<Beh potresti sempre parlare con me, o magari preferisci Vince >> disse il sui nome imitando il modo in cui lo chiamavo io.
Le diedi una spallata.
<<Almeno Vince c'è stato per me nella settimana in cui eri via e hai smesso di rispondermi.>>
<<Dovevo fare in modo che tu mi odiassi e in ogni caso sono dovuta andare in un altro regno, perché la situazione sta degenerando anche lì ed è un disastro e...mi dispiace.>> Non parlò di fretta ma la sua agitazione era scritta ovunque su di lei.
<<In che regno?>> chiesi curiosa.
<<Dalle fate del buio e della luce ma questa sarà la storia per un altro giorno, ora dobbiamo fare colazione perché dopo ho una, spero, sorpresa per te.>>
Mi si drizzarono le antenne.
<<Che cosa? Si tratta delle cose che non mi hai ancora detto?>>
<<Esatto ragazzina.>> mi sorrise dolcemente <<Ora vestiti, che la sorpresa non aspetta.>>
Non attesi un secondo di più, corsi a vestirmi, indossai dei pantaloni a palazzo e un top poi uscii dalla camera.
Mael mi prese per mano e cominciammo a camminare verso non seppi dove.
<<Mi prometti che non ti arrabbierai con me? Questo segreto non è stato una mia scelta e se avessi potuto te lo avrei detto prima.>>
Le strinsi la mano e le sorrisi <<tranquilla me ne rendo conto, però sono felice di poterlo sapere ora. Dove stiamo andando comunque?>>
<<In questi anni non sono stata io a regnare, non per la maggior parte del tempo per lo meno, avevo bisogno di imparare, di addestrarmi perciò il mio posto e il posto dei nostri genitori è stato preso da un'altra persona che oggi incontrerai, ti sto portando nel suo ufficio.>> mi portò in un'ala che in effetti non avevo mai visto, più che altro non ero mai riuscita ad accedervi, le grandi porte che la separavano dal resto del castello erano sempre chiuse a chiave ed ero lì da troppo poco tempo per cominciare a fare la solita ficcanaso.
Se non mi avesse detto la verità quel giorno sicuramente avrei fatto il possibile per scoprirla.
Ci fermammo davanti ad una grande porta d'oro, gli intagli rappresentavano libri, libri scritti nella lingua delle fate, libri che rappresentavano la cultura dei popoli delle quattro stagioni.
Mi ero fatta una cultura nonostante ci fosse ancora molto da imparare e scoprire.
Oltre la porta percepivo delle risate.
Una risata mi era molto familiare e l'altra mi ricordava qualcuno, qualcuno che non poteva trovarsi oltre quella porta.
Guardai Mael e lei ricambiò con quello sguardo che mi stava mettendo un'ansia non da poco.
Sguardo tenero di chi sapeva che stavo per ricevere una notizia sconvolgente a cui probabilmente non ero pronta.
Stava dicendo che i miei pensieri erano fondati, che le cose a cui stavo pensando, la persona a cui stavo pensando era quella giusta.
Cazzo.
<<Apri Eileen.>>
<<Ho paura.>> sentivo lo stomaco sotto sopra e le mani sudate.
<<Apri.>> addolcì la voce.
Spalancai la grande porta e le risate all'interno cessarono di colpo.
Non ero sicura di sentirmi bene, mi sembrava di star vivendo in un sogno, temevo mi sarei svegliata da un momento all'altro o peggio, svenuta.
Abbandonai la mano con cui avevo aperto la porta lungo il fianco e rimasi ad occhi spalancati ad osservare le due persone di fronte a me, a destra Moreen che mi sorrideva dolce come una madre intenerita dalla propria figlia.
Mael appoggiò una mano sulla mia schiena.
Aveva paura fuggissi? Beh probabilmente c'ero quasi ma non ero una persona che al primo problema scappa, perciò rimasi lì, con i piedi ben incollati al pavimento e tutto ciò che riuscì ad uscire dalla mia bocca fu un <<Papà...?>>
L'uomo accanto a Moreen mi sorrise, sembrava che nessuno riuscisse a fare altro.
Vi prego dite qualcosa.
Lui era lì, mio padre era lì, il mio padre adottivo, in carne ed ossa e no non era possibile.
Lui era morto anni prima.
<<Sei vivo e sei qui...perché?>>
Mi avvicinai piano sospinta dalla mano di Mael.
Avvicinandomi notai le orecchie a punta e una leggera polvere brillantina sotto gli occhi, sulle guance.
Moreen mi indicò la sedia vicino a me, di fronte alla scrivania.
Lui si avvicinò a me sorpassando Moreen, prese le mie mani tra le sue e mi osservò come faceva sempre quando ero piccola e voleva assicurarsi che stesse bene.
Aveva l'aspetto che ricordavo, non è mai invecchiato, era ancora bellissimo, probabilmente avrebbe sempre avuto l'aspetto di un ragazzino, proprio come le altre fate.
Non capisco come lui possa essere una fata e come sia capitato nella mia vita anni fa o perché.
<<Sei davvero cresciuta molto, Mael mi ha raccontato i tuoi progressi e anche Moreen ha fatto la sua parte.>>
<<Tu non sei cambiato affatto...>> non sapevo cosa fare mi sentivo paralizzata poi però gli saltai addosso legandogli le braccia al collo.
<<Sei vivo!>>
Mi strinse a se e non disse niente, ma sentivo il suo sorriso accarezzarmi i capelli e Moreen si commosse, mi stava guardando negli occhi e non riusciva a trattenere le lacrime.
Fanculo il contegno, scoppiai a piangere.
Avevo troppe domande ma avevo anche troppi demoni da sfogare.
Moreen cercò un fazzoletto me lo porse mentre mi godevo il momento con mio padre.
<<Immagini tu abbia moltissime domande.>> mi chiese staccandomi da lui.
<<Direi che ne ho una marea.>> ammisi asciugandomi bene le lacrime.
Odiavo piangere in pubblico ma quel momento ne valeva la pena.
<<Direi che possiamo spostarci nel salotto, così saremo più comodi.>> indicò la porta e ci accompagnò in un bellissimo salotto qualche porta più avanti.
Mael sembrava volesse lasciarmi sola con loro ma la fermai afferrandole il bordo della maglia.
<<Voglio tu stia con me, per favore.>> sussurrai attirandola più vicina.
A volte si può aver paura di sapere la verità e io stavo morendo di paura, volevo sapere ma non ero sicura di voler conoscere il motivo per cui ha desideravo far credere a me e mia madre una cosa del genere.
Ci sedemmo tutti, io e Mael in un divano e loro due in quello di fronte.
<<Perché?>> chiesi prima ancora che il mio culo toccasse il divano.
<<Non è stata una scelta facile, credimi.>> cominciò lui.
<<Diciamo che ci speravo.>> risposi brusca.
La felicità e lo stupore si tramutarono in rabbia, avrei potuto capire le motivazioni di una scelta del genere ma perché tenermi nascosto tutto il resto?
<<Mi avevano contattato dal regno dicendo che la situazione si stava aggravando qui, i vostri genitori erano stati uccisi e le streghe sembravano impazzite. Sarei rimasto eternamente giovane nel mondo umano, cambiavo forma per invecchiare leggermente ma non avrei potuto reggere la farsa ancora per molto.>> si appoggiò allo schienale del divano, sembrava stessimo parlando da pari, entrambi apparentemente molto giovani.
<<Perché scegliere di fingerti morto invece di dire la verità, cavolo avremmo capito, avremmo potuto vivere una vita non dico tranquilla ma almeno normale.>>
<<Non sarebbe stato giusto e poi ero convinto che appena messo piede nel regno sarei stato ucciso o se non all'istante poco dopo. Non sapevo se avrei potuto mettermi in contatto con voi e tantomeno come, avreste vissuto con l'ansia di pensarmi in questa realtà, di sapermi in guerra. Quando sono tornato la situazione era tragica, troppe cose da sistemare, persone da aiutare, ferite da guarire, non avevo il tempo nemmeno per dormire non sapevo come avrei potuto comunicarvi qualcosa o proteggervi da loro...>>
Si staccò dallo schienale e appoggiò i gomiti sulle ginocchia lanciando un occhiata a Moreen.
<<Conosci Moreen?>> chiesi notando la loro complicità.
<<Sì siamo praticamente cresciuti insieme, questo regno non era mai stato solo delle fate, molte erano le streghe che già vivevano qui e che si mescolavano con le fate. Era un modo come un altro per vivere in armonia se i tuoi simili erano troppo occupati a bramare sangue.>>
<<Volevo solo tranquillità e un luogo in cui costruire una famiglia, prima della grande guerra pensavo fosse possibile, mi sbagliavo, i demoni mi hanno seguita e non avevo altro posto dove fuggire, non volevo farlo, mi ero affezionata a tutti qui e proprio come te io non scappo.>>
Non potevo immaginare quanto Moreen avesse sofferto, immaginai però quanto l'arrivo di Macy avesse significato per lei un momento di grande gioia ma anche di grande paura, crescere una bambina in un mondo del genere...
<<Avrei voluto sistemare le cose prima di farti tornare qui, sapevo che non sarebbe stato semplice ma volevo essere io a rimediare senza dover lasciare il fardello sulle tue spalle.>> fece una piccola pausa <<prima che tu nascessi i tuoi genitori si sono messi in contatto con me, avevano bisogno di darti un luogo sicuro, di salvarti perché tu, assieme a Mael, saresti stata capace di salvarci tutti. Ti portai subito in ospedale, sapevo che il bambino che io e tua madre stavamo aspettando non sarebbe sopravvissuto e volevo regalarle una gioia salvando il tesoro di persone che ho sempre reputato come fratelli.>>
Gli si spezzò la voce e Moreen gli accarezzò la schiena poi continuò lei <<La loro bambina era stata portata nel regno delle fate l'unico luogo in cui sarebbe potuta essere curata e trovare rifugio.>>
<<Ma qui era un disastro quindi com'è possibile che abbiate scelto di portarla qui per "trovare rifugio".>>
Mio padre sorride <<Non l'abbiamo portata qui infatti ma nel regno delle fate del giorno. Io vengo da lì, l'ho affidata alla mia famiglia, loro potevano risanarla e darle la vita che io non avrei potuto dare lei.>>
<<Lei è viva?>>
<<Sì lei è viva ed è diventata una guardiana che in quel regno vuol dire essere tra i più forti, astuti e scaltri. Sa tutta la verità e ogni tanto abbiamo potuto parlare, magari un giorno potrai conoscerla. Al momento neanche quel regno sta vivendo un periodo felice.>>
Sono sconvolta, una bambina che sarebbe potuta morire è ancora viva grazie alle scelte di un padre che avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei, anche lasciarla andare.
<<Sono rimasto alla reggenza fino ad ora ma sta arrivando il tuo momento e io voglio tornare a combattere, ero il braccio destro di tua madre, la sua guardia del corpo e il migliore tra i suoi cavalieri. Mi mandò via poco prima della guerra perché voleva assicurarsi di avere un aggancio forte al sicuro fuori da qui, nel mondo umano mentre aspettavo la sua chiamata mi sono laureato, ho viaggiato, mi sono innamorato, erano passati anni e ormai pensavo che non avrei più ricevuto una chiamata d'aiuto finché non sei arrivata tu e poi dieci anni dopo l'ultima chiamata.>>
<<Perché non hai lottato per restare al suo fianco invece di fuggire nel mondo umano?>> chiesi curiosa.
<<Perché il suo volere per me era un ordine, era sempre equilibrata, attenta nelle sue scelte e ferma nelle decisioni, non potevi e non volevi contraddirla perché come una veggente lei riusciva sempre ad avere ragione. Sapevo che il mio dovere era andare via e attendere e così feci e non mi tirai indietro quando fu il momento di tornare, è stato uno strazio anche per me dovervi lasciare.>>
<<Dirai mai la verità a mamma?>> lo guardai negli occhi, non sarò cresciuta con la mia madre biologica ma penso di aver preso da lei la persuasione.
<<Tu vorresti che io lo facessi? Che ricomparissi dal nulla e le dicessi "ehi sono una fata"?>>
<<Sì dovresti farlo, credo che ormai all'esistenza della magia si sia abituata e merita di poter avere una scelta come la sto avendo io adesso. >>
<<Pensi che mi perdonerà?>> sembrava lui il figlio, quello bisognoso di rassicurazioni, la amava ancora ed era evidente che avesse paura del suo giudizio.
<<Ti ama, non ha mai smesso per sua sfortuna quindi penso che con il tempo saprà accettare.>>
Mael appoggiò una mano sulla mia stringendola e le sorrisi, l'amore può fare cose assurde e sono certa che questo sia ciò di cui ha bisogno mia madre ora.
<<Aspetteremo la fine della guerra.>> disse lui e io lo guardai male.
<<No, io devo essere incoronata e mi devo sposare e voglio che mia madre ci sia, sta a te scegliere se digli la verità ed essere presente a quegli eventi o se non dirle nulla e nasconderti.>>
Lui sorrise come se non lo stessi mettendo davanti ad un ultimatum <<La grinta è proprio quella di una regina.>>
Moreen rise prima di rivolgersi a me <<Chiama tua madre e dille che la porterò qui per il giorno dell'incoronazione. Ovviamente una volta sposate dovrà andare via, non sappiamo cosa potrebbe accadere ma sicuramente sarà una strage e non vorresti lei ci finisse in mezzo tesoro.>>
Sospirai pensando a quanto sarà difficile la vita nei prossimi giorni e forse mesi e quanto fosse in contrasto con il momento presente.
<<Sì dopo il matrimonio la farò andare via, sarà più al sicuro nel mondo umano e forse tu dovresti andare con lei.>> mi rivolsi a mio padre.
<<Cosa dici? Perché?>>
<<Perché le streghe potrebbero arrivare a lei per fare del male a me o ai miei amici. Perciò sarebbe bene avere una persona adatta a proteggerli lì.>>
<<E chi mi assicurerà che tu sia al sicuro?>> sbotta lui.
<<Io.>> Mael alza la voce <<Come sempre e non mi allontanerò da lei nemmeno per un secondo, questa è la nostra guerra e la combatteremo insieme.>> mi accarezza una coscia <<Avete fatto moltissimo in questi anni, ora è il nostro turno.>>
<<Voglio proteggere i nostri popoli e le streghe che in questo disastro non c'entrano niente.>> mi rivolsi a Moreen.
<<A proposito di questo>> la donna sembrava agitata <<penso che tu debba tenere al sicuro Vincent più che chiunque altro, sua madre quando scoprirà che è sempre stato dalla tua parte non esiterà ad ucciderlo e oltre a perdere una bella persona perderemmo dei poteri meravigliosi.>>
<<Sarà fatto, glielo dirò.>> fulminai Mael con l'intento di farle capire che voglio poter contattare il mio amico.
<<Vediamo come fare senza che questo ci metta nei guai.>> mi disse sorridendo.
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Frammenti
FantasyEileen ha sempre creduto di essere un'umana qualunque, fino al giorno in cui la verità viene a galla: non appartiene al mondo che conosce, ma a un regno segreto, nascosto agli occhi degli uomini, dove la magia scorre potente. Costretta a lasciare la...
