28 (II)

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‼️AME VI PREGO DI LEGGERE LO SPAZIO AUTRICE, E' IMPORTANTE‼️

Ps. non ho revisionato, ma voi già sapete🤪

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Anika

Era quasi il tramonto, della luce dorata filtrava dalla finestra e illuminava la mia stanza. Ero seduta sul letto, tra i cuscini rosa, con il computer poggiato sulle ginocchia e il mio orsetto di peluche accanto a me.

Avevo la carta di credito, quella che mi avevano dato gli Sheridan per le emergenze, in mano e stavo comprando un biglietto di sola andata per Belltown, con partenza l'indomani. Non era per mia madre, lei era partita quella mattina ed era anche già arrivata a casa, mi aveva mandato un messaggio per avvisarmi. Era per me.

Se anche gli assistenti sociali non avevano voluto restituire la mia custodia a mia madre, non aveva importanza. Avevo promesso che sarei tornata a casa e così avrei fatto, in un modo o nell'altro. Se scappare era l'unico modo, allora sarei scappata, da sola e senza dire niente a nessuno.

Tirai un sospiro di sollievo quando, dopo aver cliccato su acquista, mi apparve la dicitura "pagamento avvenuto con successo". Mi arrivò anche un'e-mail di conferma, che cancellai subito dopo averla letta ed essermi trasferita il biglietto aereo sul telefono. A quel punto non mi restava altro da fare che salutare tutti e preparare i bagagli.

Era un addio il mio, ma loro se ne sarebbero resi conto solo il giorno dopo, quando qualcuno avrebbe notato la mia assenza, allertando tutti.

Spensi il computer e scesi dal letto, infilai una giacca di jeans e presi una borsetta dentro cui infilai il telefono e il portafoglio, poi uscii dalla mia stanza. Le prime che voglio salutare sono Daphne e Carissa... Non ero certa che le avrei riviste, mi sembrava comunque il minimo dopo ciò che avevamo affrontato insieme.

In quei mesi erano state fondamentali, un punto fisso e non una costante delle mie giornate. Probabilmente, senza di loro non sarebbe stata altrettanto bella la mia permanenza lì a Los Angeles.

Non avevo mai vissuto un'amicizia come la nostra, non avevo mai pensato "sentirò la loro mancanza" prima di partire da Belltown. Mi sarebbero mancate, nonostante le incomprensioni e nonostante i litigi.

C'erano sempre state per me: avevamo riso insieme, avevano asciugato le mie lacrime...

Iniziavo ad avvertire i sensi di colpa.

Mi sentii in colpa per aver sprecato gli ultimi giorni a Los Angeles a fare la guerra a Carissa, per cosa poi? Per un idiota che non faceva altro che farmi soffrire.

Non dovevo dare la colpa a lei se Tyron la trattava come avrei voluto che trattasse me: con premura, gentilezza e un occhio di riguardo. Dovevo sistemare le cose...

Attraversai il corridoio e scesi i gradini due alla volta. Nell'atrio, alla fine della scalinata, incontrai Prudence. Aveva uno spolverino in mano e stava spolverando il corrimano in marmo. Anche lei mi sarebbe mancata.

<<Stai uscendo, Nik?>> finalmente aveva imparato a darmi del "tu" e non del "lei".

<<Sì, ma tornerò prima di cena.>>

<<Vuoi che avviso Fred? Ti può accompagnare lui.>> Fred era l'autista degli Sheridan.

Sorrisi e scossi il capo. <<No, non c'è bisogno. Andrò a piedi, voglio fare una passeggiata.>>

Mi avvicinai a lei e la strinsi in un abbraccio che la lasciò di stucco.

<<Oh wow, e questo a cosa lo devo?>> la sentii ridere al mio orecchio mentre mi accarezzava i capelli.

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