7 (II)

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Non ho revisionato amori🥶

Evander

Al suono della campanella, che segnava la fine delle lezioni e l'inizio della pausa pranzo, mi alzai in piedi e mi stiracchiai un poco. Detestavo restare troppo tempo seduto.

Il mio sguardo era fisso sul banco davanti al mio, sulla schiena di Carissa, mentre infilava il libro, il quaderno e l'astuccio dentro il proprio zaino, anche se ero più che sicuro che non avesse scritto una sola parola. Il sospetto che ci fosse qualcosa che non andava, continuava a tormentarmi. C'era qualcosa in lei... Non di sbagliato, non da aggiustare. Non trovavo nemmeno le parole giuste per esprimere i miei sospetti. Sapevo solo che volevo aiutarla, che avevo i mezzi per farlo, doveva solo darmene l'occasione. 

Ci trovavamo nell'aula di matematica, una delle poche lezioni che condividevamo. Da quella volta in cui avevo rubato il banco a Daphne, qualche mese prima, mi ero sempre seduto dietro di lei, e nessuna delle due aveva avuto da ridire. Entravo in classe prima di loro, mi ci sedevo come fosse routine, e nessuno mi chiedeva di spostarmi. Era quindi diventato il mio banco.

Strawberry si spostò i capelli su una spalla. Un gesto così banale, semplice e ordinario, che mi fece comunque deglutire per un secondo. Immaginai che fosse la mia mano a spostarle i capelli, ad accarezzarle le ciocche fucsia e a sfiorarle il collo con la punta delle dita, così da provocarle un brivido lungo la spina dorsale.

Si alzò poi dalla sedia, si mise lo zaino in spalla e fece per uscire dall'aula. A quel punto, recuperai il mio zaino e il casco da sotto il banco e la seguii a ruota.

<<Lezione noiosa, non trovi?>> le chiesi non appena la raggiunsi, fuori dall'aula, cominciando a camminare al suo fianco.

Carissa si voltò e mi guardò per qualche istante, prima di sospirare appena. <<Evan, voglio essere sincera con te. Non so che strane idee tu ti sia fatto e ti sono grata per aver aiutato Daphne e tutto il resto, ma->> la interruppi.

<<Tutto il resto?>> domandai, con un sopracciglio inarcato. <<Cioè averti sempre parato il culo, esserci sempre stato e averti protetto a costo di rimetterci io stesso?>>

Si fermò in mezzo al corridoio. <<Non torneremo a essere quei due ragazzini di cinque anni fa, non tornerà a essere tutto come prima tra noi.>>

<<Perché?>>

<<Ho commesso troppi errori nei tuoi confronti, non mi sono comportata bene. Meriti di meglio, davvero.>>

<<Nemmeno io mi sono comportato bene. Ti ho reso ogni singolo giorno di questi cinque anni un inferno, e godevo nel vederti soffrire. Quindi siamo pari.>>

Scosse il capo. <<Il tuo atteggiamento è stata solo una conseguenza delle mie azioni. Ci ho riflettuto molto prima di arrivare a questa conclusione. Non sei tu il cattivo nella nostra storia, anche se ti ho sempre dipinto come un mostro. Sono io.>>

<<Non dire cazzate, Car.>> feci per prenderle la mano, quando la ritrasse.

<<Non possiamo.>>

Assottigliai lo sguardo, chiusi le dita in due pugni. Ogni volta che mi respingeva, mi sembrava di perderla ancora e ancora, come la prima volta. E faceva sempre ugualmente male.

<<Non puoi o non vuoi?>> chiesi allora.

<<Fa differenza?>>

<<Fa molta differenza, cazzo. Tu vuoi stare con me? Provi ancora qualcosa di simile al sentimento che ci ha legati in passato?>>

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