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Non ho revisionato ame🥶

Questo capitolo è per le bimbe di Evander e Carissa😈

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Carissa

Incrociai le braccia al petto, mentre osservavo, dalla finestra della mia camera, le macchine che sfrecciavano veloci nella strada davanti al palazzo. Non fumavo, non ascoltavo musica. Ero semplicemente seduta lì sul cornicione, e osservavo il mondo andare avanti senza aspettarmi.

Perché sì, il tempo scorreva inesorabilmente, ma io ero ancora ferma a quell'ultimo bacio in aero. A quell'ultimo viaggio in moto, durante il quale mi ero stretta a lui. A quell'ultima carezza. All'ultima sigaretta offerta. Agli ultimi sguardi rubati. All'ultima sua battutina idiota, per il quale lo avrei preso a schiaffi.

Sì, lo ammetto: pensavo a Evander Tristan Jones. Non facevo altro da quando ero tornata da Seattle. E ammetto anche che avevo capito di provare ancora qualcosa per lui.

Sospirai appena mentre appoggiavo la nuca contro il muro di pietra.

Immagina provare qualcosa per qualcuno, un sentimento viscerale che non ti fa dormire la notte, che se chiudi gli occhi non fai altro che pensarlo. Immagina non poterci stare insieme, se non vuoi vedere tuo padre, che finalmente ha iniziato ad accettarti e a volerti bene, dietro le sbarre.

Ecco, questa era la cazzo di vita che io ero costretta a vivere. Senza una via di scampo, senza un attimo di tregua, senza un solo giorno da definire "noioso", perché non accadeva nessun colpo di scena.

Okay, forse ho decisamente bisogno di una sigaretta.

Stavo quasi per avvicinarmi al letto, così da tirare fuori le sigarette da sotto il materasso, quando sentii bussare alla mia porta.

Mi bloccai. <<Avanti.>>

La porta venne aperta e vidi Genevieve sulla soglia. <<E' pronta la cena, papà mi ha detto di chiamarti.>>

<<Arrivo.>>

Genevieve annuì e si allontanò lungo il corridoio, sparendo dalla mia visuale. Uscii anche io dalla mia stanza e feci per seguirla, quando ricevetti una spallata che mi fece barcollare. Mi voltai, appena in tempo per vedere Corinne fulminarmi con un'occhiataccia.

Mentre Genevieve aveva iniziato ad accettarmi, così come mio padre, Corinne non faceva altro che odiarmi. Se possibile, mi detestava persino più di prima. Era evidente che non sopportasse il fatto che tutti, eccetto lei, non vedessero più che errore fossi.

<<Sei sempre in mezzo.>> borbottò.

<<O forse, più semplicemente, dovresti fare attenzione a dove cammini.>>

<<No, fidati: consiglio a te di fare attenzione.>> sorrise falsamente. <<Non so che diavolo hai combinato, cosa hai fatto per convincere tutti quanti ad accettarti. Ma ti assicuro che in questa casa, finché ci sarò io, non troverai pace.>> detto ciò, si voltò e riprese a camminare lungo il corridoio.

Il fatto era che io non avevo fatto nulla. Non era successo nessun evento in particolare, avevano cambiato opinione su di me e basta. Era così difficile credere che la mia famiglia avesse finalmente iniziato a volermi bene senza un motivo apparente, solo perché si erano accorti del fatto che forse non ero così male?

La seguii con lo sguardo, poi con un sospiro iniziai a incamminarmi. Scesi di sotto ed entrai in cucina. Genevieve aveva già apparecchiato, Corinne si stava sedendo proprio in quel momento e mio padre stava servendo la cena. Aveva ordinato del cibo d'asporto cinese.

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