CAPITOLO 53

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Mi sento così impotente, un minuscolo pezzetto coinvolto in un puzzle da mille che non ha nessuna voce in capitolo. È tutto più grande di me, il treno sfreccia ed io non riesco a raggiungerlo, è frustante non avere il controllo su ciò che mi circonda... Non posso però mollare ora, non dopo tutta la fatica, non dopo tutti gli sforzi fatti per capire, per diventare il licantropo e la persona che Sam accetterebbe nel branco... Che vorrebbe dire che Peter era la persona perfetta per Katherine? Lui ha raccontato alla vampira di me, dei Quileute, che cosa ci avrebbe guadagnato? Nonostante io provi a non pensare sono troppe le domande che ossessivamente affollano la mia mente.

Sulla strada indicata dal telefono per raggiungere Jared e Quil, un dettaglio cattura la mia attenzione: un ramoscello secco e calpestato da molti giace lungo il marciapiede. Mi fermo per raccoglierlo, fiori ormai appassiti, foglie piccole e accartocciate: aconito. Lo prendo in mano tranquillamente e lo annuso fin quando un ricordo non affiora con prepotenza dalla mia mente: aconito giallo, la stessa specie che Peter aveva messo sulla mia pizza quando ancora cercavamo di innescare la mia prima trasformazione. Coincidenza? No, ormai non credo più alle coincidenze.

Comincio a seguire la traccia odorosa di aconito perdendomi nei vicoli della città, un'altra deviazione che mi porterà a ritardare ancora il mio ritrovo con Jared e Quil.

"Peter." Esclamo con tono deciso non appena la sua figura girata di spalle entra nel mio campo visivo. Lo sapevo, non poteva essere una coincidenza. Si volta lentamente, ha riconosciuto la mia voce, sulle labbra ha un sorriso sbruffone ed intuisco che lui sa, sa perfettamente che conosco i fatti, la storia e più di ogni altra cosa, il suo coinvolgimento.

"Amber, ma che sorpresa, stavo giusto per lasciare questa città..." Le sue parole, la sua voce, lui... sento solo rabbia che ribolle dentro di me. La mia mente riesce solo a pensare che sia lui il responsabile di tutto, la mia razionalità ormai mi ha abbandonata, sento solo il bisogno di sfogarmi. L'istinto animale prende il sopravvento; corro verso di lui preparando i muscoli a sferrare un calcio direttamente sul suo addome. Peter lo evita cercando subito di contraccambiare con un pugno all'altezza della gola. Afferro il suo polso prima che mi colpisca, ruoto e con il mio braccio libero gli sferro una gomitata allo stomaco. Lui arretra senza cedere.

"Questo trucchetto te l'ha insegnato Derek, chi pensi lo abbia insegnato a lui?!"

"Non importa, sono più forte di te."

"Non credo proprio mio cara." Avanza verso di me afferrandomi per la gola, non mi lascerò soffocare, non un'altra volta; sfrutto il punto debole di ogni uomo, lui lascia la presa inginocchiandosi.

"Sì invece, sono più giovane di te e soprattutto... sono più arrabbiata." Mi avvicino, lui cerca di rialzarsi ma lo blocco a terra prima io, sdraiato con il ventre contro il pavimento e tenendo il suo braccio piegato in posizione innaturale come per voler lussare la spalla.

"Che diamine hai combinato con Katherine?" impreco torcendo il suo braccio ancora di più.

"Va bene ho capito, lasciami e ti dirò quello che vuoi sapere." Esito un secondo, forse due. D'accordo. Mi rialzo in piedi, Peter si volta e poggia la schiena al muro.

"Non ti ricordavo così forte..." dice ingoiando un groppo formatosi in gola.

"È passato un po' di tempo..." taglio corto io, non è di certo facendomi complimenti che dimenticherò le mie domande per lui.

"Che accordo c'è tra te e Katherine?" urlo, sto perdendo la pazienza. Peter si rialza lentamente con la solita espressione beffarda sul viso, non ho ancora trovato qualcosa che possa scalfire questa sua maschera.

"Quante cose vuoi sapere... mi ha fatto rubare qualcosa per lei e in cambio mi avrebbe dato delle informazioni..."

"Che poteva mai sapere su di te se neanche ti conosceva?"

"Ho attirato la sua attenzione mentre andavo in giro a fare domande su licantropi, penso che si sia informata sul mio conto..." Almeno questa parte combacia con quello che mi ha detto la vampira. Lo guardo dritto negli occhi, fredda come il ghiaccio.

"Mi ha detto che ho una figlia..." Peter è padre? Non si finisce mai di stupirsi.

"Chi sarebbe?" chiedo ormai curiosa. Lui mi risponde con un sorrisetto sarcastico.

"Ovviamente Katherine ha omesso questo dettaglio... sono uno psicopatico raggirato da una manipolatrice."

"Che cosa ti ha fatto rubare?" se è qualcosa solo contro i vampiri deve per forza essere un'arma.

"Sai Amber, ho imparato negli anni che la conoscenza è potere, non importa quanto tu sia forte, malvagio, quanto tu sia in grado di lottare per ciò che vuoi, alla fine l'unica cosa che ti rimane è ciò che sai, quello che hai imparato, quello che sei riuscito a scoprire..."

C'è verità nelle sue parole. La famiglia degli originali è su questo pianeta da più di mille anni, è raro che non conoscano qualcosa. Io ho potuto aiutare il branco di Forks perché sapevo ciò che zia Grace mi aveva insegnato. Katherine si è servita di lui per sapere dei Quileute. Quante energie ho speso a cercare il filo conduttore di tutto? A Sam e al branco non interessava sapere la situazione nella quale eravamo finiti, l'unico obiettivo era eliminare la vampira che aveva oltrepassato i confini della riserva e aveva ucciso umani a Forks, a me non basta.

"Sapere da te che esistono diverse specie di licantropi, dell'esistenza dei vampiri, mi ha posto in una condizione di svantaggio, di impotenza... e la ciliegina sulla torta è stato scoprire di avere una figlia della quale non conoscevo l'esistenza."

Ascolto la storia, parola dopo parola, rapita da quanto lui sia diverso da come pensavo, da come i miei amici a Beacon Hills me lo avevano descritto, nessuno di loro lo ha mai compreso veramente, forse neanche Derek...

"Troverò da solo chi è mia figlia..." la delusione nella sua voce mi impressiona più di quanto avrei immaginato, si sente solo.

"Non importa più. Tieni, prendila tu." Estrae qualcosa dalla tasca della sua giacca e con un rapido gesto me la lancia, mi sporgo in avanti per prenderla al volo. È una piccola fiala, con un liquido scuro all'interno.

"Che cos'è?" chiedo confusa.

"Quello che tutti stanno cercando, la cura per il vampirismo..." Le sue parole mi sconvolgono, un rimedio per tornare umani? Sono sicura che ognuno di loro abbia un motivo diverso per volerla, può essere sia un dono che un'arma per distruggere o per essere annientati: Klaus sicuramente è più felice da ibrido immortale e Katherine non vorrebbe mai essere umana... chissà perché i fratelli Stefan e Damon la desiderano.

"Perché la stai dando a me?" Questo punto non mi è chiaro.

"Ho capito che non mi interessano gli affari dei vampiri. Non l'ho data a Katherine perché mi ha ingannato, ma io non me ne faccio niente. Dalla al tuo amico Elijah, distruggila o fanne ciò che vuoi." Guardo di nuovo il piccolo e allo stesso tempo potentissimo oggetto tra le mie mani. Ho la palla in mano, devo giocare, la prossima mossa è la mia e devo calcolarla bene.

"Fossi in te però mi sbrigherei, Katherine non ci metterà molto a capire che quella che le ho dato è un falso." Si gira di spalle e comincia a camminare allontanandosi.

"Tu che farai?"

"Lascerò questa città come previsto, forse me ne tornerò a Beacon Hills." Tornare a Beacon Hills, ho avuto questo pensiero da quando sono partita per Forks un paio di volte, ma non credo che sia ancora il momento.

"Ci rivedremo?" Oggi ho conosciuto una persona diversa, un altro lato di Peter, mi ricordo tutte le volte che ha cercato di farmi trasformare, un sorriso affiora sulle mie labbra, d'altronde ho sempre saputo che con lui avevo un rapporto a metà tra l'intesa e il disprezzo.

"Probabilmente ci ritroveremo insieme immischiati in qualche altra stranezza soprannaturale..." dice allontanandosi sempre di più.

"Dirò a Derek di non preoccuparsi per te, che non sei mai stata più in forma di così." Conclude prima di sparire dalla mia vista e a quelle parole sento il cuore un po' più leggero. Adesso rimane un solo obiettivo: trovare il branco e mettere la parola fine a questa storia.  

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