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6:34.
Mancavano 26 minuti alla partenza. Nel frattempo si era accumulata un po' di gente, e ora eravamo in undici che dovevamo prendere quel volo.
E io dovevo parlarle.
Dovevo scoprire perché gli occhi di quella ragazza erano sempre così tristi, dovevo scoprire perché stava scappando da qua.

Buttai ancora una volta l'occhio verso Lavinia, che stava dormendo rannicchiata su una sedia accanto al muro. Le cuffiette nelle orecchie, un ciuffo di capelli che le copriva il viso candido, le labbra piene leggermente socchiuse, che lasciavano intravedere i denti allineati perfettamente.

"Genn basta, stai impazzendo.„
Mi convinsi a distogliere lo sguardo da Lavinia, sospirando pesantemente. Chiusi gli occhi, quando appoggiai la testa alla parete dietro di me, e lasciai andare ogni pensiero.
Venti dubbi mi distruggevano la mente, mentre altri centocinquanta pensieri si sovrastavano in confusione.
Cercai di focalizzarmi su una sola questione, ma fu tutto inutile. Spariva ogni cosa, quando riponevo un po' di attenzione su un problema.

Aprii gli occhi, sperando che niente fosse cambiato e che potessi tornare a fissare di nascosto Lavinia. Ma quando diedi un'occhiata in giro, Lavinia era seduta davanti a me, con le gambe incrociate e gli occhi fissi su di me.
Nel momento in cui si accorse che la guardavo a mia volta, forzò un sorriso, che venne fuori così male da farmi sentire una stretta al cuore.
Le sorrisi di rimando, sperando che sembrasse leggermente migliore di quello di Lavinia, quando la hostess annunciò che potevamo entrare, l'aereo era pronto.

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Strinsi la cintura intorno alla vita, più stretta possibile. Amavo viaggiare in aereo, ma le partenze mi facevano sempre uno strano effetto: un misto di ansia, paura, eccitazione, entusiasmo e paralisi.
Guardai fuori dal finestrino, mentre aspettavo che l'aereo partisse e non tornasse mai più.

I posti accanto a me erano vuoti, e Lavinia era qualche fila più indietro.
Un segnale acustico attirò la mia attenzione, quando la hostess ebbe finito la solita procedura prima della partenza.

Sospirai rumorosamente, stringendo ancora di più le mani intorno ai poggioli.

"Prima volta su un aereo?".
Aprii gli occhi, incuriosito da quella voce.
Lavinia.
Era là, seduta accanto a me, con un sorriso appena accennato sulle labbra.
Era là, e mi stava parlando.

"In realtà...no. Ma la partenza mi fa sempre un effetto strano" risposi, con gli occhi fissi sulla mia mano destra. Cercai di rilassarmi, lasciare la presa dal poggiolo, ma era tutto inutile.

"Ossia?" domandò ancora, alzando gli occhi sui miei. Rimasi in silenzio qualche secondo, con lo sguardo fisso nel suo. I suoi occhi blu, grandi, sembravano riflettere i miei, ma i suoi avevano qualcosa in più. Qualcosa che li rendeva...bellissimi.

"Quando parto, è come se abbandonassi una parte di me, qua. Un nuovo inizio, nuove esperienze. È sempre un po' strana la partenza" sussurrai, sorridendo teso.
Lei sorrise velocemente, rivolta verso il basso, quando la voce del pilota interruppe il silenzio.

Stavamo partendo.
Lavinia era accanto a me.
Me ne stavo andando ancora.
Lavinia era accanto a me.
Stavo abbandonando Alex.
Lavinia era accanto a me.

L'aereo cominciò ad accelerare sulla pista, e con il cuore in gola chiusi gli occhi, li strizzai per lasciare fuori la solita sensazione che mi invadeva sempre.

"Gennaro, rilassati" sussurrò Lavinia, appoggiando la mano sulla mia.

"Come fai a sapere il mio nome?"

"E tu come sai il mio?" chiese lei, con uno strano ghigno sulle labbra. Sorrisi, mentre abbandonai la testa sul sedile. In quel momento, l'aereo si alzò, svuotando completamente il cuore dal suo peso.
Stavo trattenendo il respiro, e probabilmente l'avrei trattenuto fino a quando non ci saremmo stabilizzati, ma Lavinia velocemente mi lasciò un leggerissimo bacio sulla guancia, riuscendo così a cancellare ogni singola cosa dal mio cervello.

Living.  //butchDove le storie prendono vita. Scoprilo ora