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"Amsterdam.
L'Aia.
Parigi
Berlino.
Varsavia.
Nizza.
Genova.
Milano.
Treviso.„

Quando mi svegliai, quella mattina, mi ritrovai sul tavolo un pezzo di carta, strappato malamente, con la scrittura regolare di Liv e mille frecce, che cambiavano l'ordine delle città. La sera prima avevamo deciso una cosa.

Una città al giorno.
Treno, città, ostello. Treno, città, ostello. E così, qualche ora prima, tra sigarette, musica, e risate, avevamo programmato il nostro viaggio.
Saremmo partiti il giorno seguente, il 26 dicembre.

Era Natale.
Avevo intenzione di preparare la colazione per entrambi, quando sentii le braccia di Liv abbracciarmi da dietro, mentre io preparavo il caffè.

"No, adesso torni a dormire, così io ti preparo la colazione" dissi, fingendomi offeso.

"Non inganni nessuno, attore da quattro soldi. Buon Natale". Mi girai verso di lei, e la baciai, prendendola in braccio. Mi appoggiai alla credenza del monolocale che avevamo affittato per due settimane a Bordeaux, con le gambe di Liv strette intorno al busto, e le sue mani sulle mie guance. Si allontanò sorridendo, mentre mi spostò un ciuffo caduto davanti agli occhi.

"Mia mamma vorrebbe conoscerti" sussurrai, appoggiando la testa alla sua, mentre stringevo la presa sulla schiena.

"Anche Don". Restò a guardarmi per qualche secondo, prima di abbracciarmi, con le braccia strette intorno al mio collo.
"Grazie, Genn" sussurrò, così piano che mi sembrò di essermelo immaginato.

"Grazie a te". Strinsi un braccio intorno al suo busto, mentre con una mano le accarezzai la gamba sinistra.

__
A Somma, ogni Natale era quasi come un matrimonio. Di solito mangiavamo a casa mia, con tutta la famiglia. Facevamo una tavolata da venti persone, tra cui nonni, zii, cugini. A pranzo, non si riusciva nemmeno a capire quello che si diceva, talmente tante erano le voci che si sovrapponevano allegre nella sala da pranzo.
A cena, c'eravamo solitamente io, le mie sorelle, Alice, Alex, Antonio e Nando.

A Bordeaux, invece, stavamo solo io e Liv. Di sera, io seduto sul divano, lei per terra accanto a me, con un cartone di pizza sulle gambe, che parlavamo, ascoltavamo musica.
Passammo la maggior parte del tempo a ridere di quei coglioni della scuola, che si credevano tanto popolari e perfetti.
Lavinia sembrava così felice, mentre parlava, immaginava storie su quelle teste di cazzo. Era così bella, con i capelli lunghi mossi, gli occhiali, la maglietta blu, e i jeans chiari a vita alta.
Stava per dire qualcosa, quando il mio telefono vibrò sull'altro cuscino del divano.

Am:
un piccolo resoconto della chiamata di oggi: a mamma piace un sacco Liv; papà si chiede perché non gli abbia risposto riguardo alla sua famiglia, e Im è ancora arrabbiata per il fatto che non avesse parlato con Liv quando l'avevo fatto io
Detto questo, buonanotte Genn, salutami Liv
Ah, e dille che quel tipo di rosso le sta benissimo addosso
Spero torni presto (:

Rosso?
Sorrisi, leggendo il messaggio, mentre sentivo Liv chiedermi qualcosa curiosa.

"Genn?" domandò, fischiettando due note acute, che mi riportarono alla realtà.
"Che dice Am?"

"Dice che la mia famiglia ti adora-" lei sorrise sollevata, visibilmente più felice "-e Am ha appena ammesso che le manco". Mi sorrise teneramente, ma subito dopo la tenerezza scivolò via, scacciata da tristezza.
"Ehi, Nan, che succede?" domandai, anche se già sapevo cosa non andava. Le presi la mano, per farla sedere accanto a me, ma lei si sedette sulle mie gambe, sorprendendomi.
Le strinsi un braccio intorno alla pancia, quando appoggiò la testa sulla mia spalla.

"La mia famiglia non è mai stata così. C'eravamo solo io e Jack. Mamma e papà erano sempre via. Mamma veniva chiamata in ogni momento del giorno, per emergenze in ospedale; papà passava tutte le notti fuori, al ristorante, e quando era a casa dormiva, quindi era come se non ci fosse. Nessuno si preoccupava così tanto per me. Una volta ho chiesto a mia mamma cosa mi avrebbe fatto se me ne fossi andata via. Sai che ha detto? "Basta che non prendi più di 5.000 euro dal conto in banca". Quale madre normale lo direbbe, mh?". Sentivo chiaramente il suo tono triste, e ogni parola che scandiva con quella voce flebile era una fitta allo stomaco.
"E mi manca. Mi manca Jack, mi mancano le giornate che passavamo a studiare, cantare, o a girare per la Campania in macchina, con le canzoni dei The 1975 che ci accompagnavano ovunque". Percepii le sue labbra piegarsi in un sorriso malinconico.
Le accarezzai una guancia, sussurrando un "Basta", che la rese confusa.

"Ogni volta che parli della tua famiglia, Liv, stai così male che sento anche io dolore. E non voglio immaginare quanto amplificato sia questo dolore dentro di me. E il peggio, per me, è che non posso farci niente. Non potrò mai riempire il vuoto dei tuoi genitori, o di Jack, e questo mi fa male. E non poco".
Si strinse a me, mentre io intrecciai una mano alla sua.

"Cosa ti hanno chiesto, Don e Mat quando ero andata in bagno, prima?". Sorrisi, al suo tono curioso, totalmente diverso da qualche minuto prima.

"Mah, niente. Cose sulla mia vita". Mi schiarii la voce, alla fine della frase, rendendo quella frase più falsa di quanto già non sembrasse.

"Genn, quando dico che non sai recitare, intendo che non sai nemmeno mentire. Cosa ti hanno chiesto?" domandò ancora, sedendosi a cavalcioni su di me. Mi prese il colletto della camicia in una mano, passandolo delicatamente su e giù con le dita.

"Mi...mi hanno chiesto cosa pensassi di te, e se sapevo di Jack". I suoi occhi si spostarono lentamente sui miei, facendomi rabbrividire quando si soffermò qualche secondo in più sul petto, sul collo e sulle labbra.

"E?"

"E se non la smetti dovrò andare in bagno tra non molto". Rise, con un ghigno che quasi mi spaventò. "E quindi ho detto che mi avevi raccontato di Jack, cosa dovevo dire?". Mi guardava con un'espressione strana, un sopracciglio alzato e la bocca schiusa, gli occhi più grandi del solito.

"Rilassati, Genn" sussurrò, con quel tono che amavo e odiavo allo stesso tempo, mentre mi lasciò un bacio accanto all'orecchio, all'inizio della mandibola. Continuò a sussurrare "Rilassati" dopo ogni bacio, fino ad arrivare alla bocca. Le premetti il petto al mio, mentre Liv faceva scorrere le unghie delicatamente lungo il collo.

___
[ A Daydream away - All Time Low ]
nota: che bella giornata di ansia, non trovate?
devo studiare mille+1 pagine di inglese per una verifica, domani, e mi sono dovuta fermare a scuola fino alle CINQUE E MEZZA VA BENE MI VIENE DA MORIRE
che schifo la vita.
IN PIÙ PIOVE, e io non posso nemmeno godermela con un tè, un libro, i the 1975 e la chitarra.
andate. tutti. a. cagare.
AH, chi mi crea il nome per la ship?
ciao, e
COMMENTATE,
Ro.

Living.  //butchDove le storie prendono vita. Scoprilo ora