30 - This Must Be My Dream

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"Ma, Lavinia, quante volte devo ripetertelo?-" Liv sorrise imbarazzata "-Puoi darmi del tu, in fondo stai in questa casa più di Imma".
Lei protestò dal divano, facendomi scoppiare a ridere.

"Lo so, me l'ha detto cento volte, ma proprio non riesco a darle del tu. Mi dispiace". Era davvero dispiaciuta, quando le scappò un "La posso aiutare, signora?" dopo aver mangiato. Mia mamma tentava da una settimana di farsi dare del tu, perché sapevo che sentirsi chiamare signora per mia mamma equivaleva a sei vecchia.

Mamma sbuffò divertita, facendo arrossire Liv. La guardai abbassare la testa, imbarazzata, seduta accanto a me a tavola. Le presi una mano, sorridendole.

"Andate di sopra, ragazzi. Ci penso io qua". Non avevo mai visto mamma così gentile con Rebecca, l'ex di Amelia o il ragazzo di Imma. Mi alzai, e prima che Liv potesse dire qualcosa, la trascinai su per le scale, rinchiudendola dentro camera mia.

"Genn che-".
La baciai, mentre la feci appoggiare alla porta in legno chiusa a chiave. Ridacchiò, nel momento in cui accarezzai la pelle della sua schiena, calda.
"Vacci piano, Casanova".
Sorrisi contro le sue labbra, e cominciai a camminare all'indietro, sempre baciandola.
Mi sedetti sul letto, con le gambe appoggiate al pavimento, mentre Liv stava in piedi davanti a me.
Alzai la testa, per poterla guardare meglio.
"Finirai per mangiare una mosca, così" sussurrò dopo poco, portando un dito sotto il mio mento.
Scoppiai a ridere, prima di sedermi in centro sul letto, con le gambe incrociate.
Liv appoggiò le gambe ai lati delle mie, mantenendosi sollevata sulle ginocchia.

"Alla fine ce l'hai fatta ad essere più alta" sussurrai, e finalmente capii perché le piaceva così tanto.

"Zitto e baciami, bastardo che non sei altro". Portò una mano intorno al mio orecchio, tenendosi comunque più alta di me. Posai le mani sui suoi fianchi, stringendoli più vicini a me. Alzai con le dita la sua maglia, e accarezzai di nuovo la sua pelle calda, pallida, liscia. Mi allontanai dalle sue labbra, per cominciare una scia di baci lungo le guance, la mascella, il collo.
Cominciò ad accarezzarmi i capelli, nel momento in cui cominciai a mordere la sua pelle candida con i denti.

"This must be my dream, wide awake before I found you. this must be my dream, I can't wait for you boy. wake me from my dream, we can't make love in the fire around me, baby".

Continuai a torturarle la pelle, mentre lei sussurrava quella canzone, interrompendola ogni tanto con qualche sospiro di piacere.
Mi spostai di poco più a destra, e ricominciai, con le sue dita che mi accarezzavano dolcemente il retro del collo e quel pezzo di canzone ripetuto varie volte.

Alla fine, buona parte del lato sinistro del suo collo era arrossato e umido, mentre un sorriso pacifico rendeva il suo viso ancora più bello.

"We can't make love in the fire around me, baby" sussurrò ancora, cantilenando la frase.
"We can make love" aggiunse, a voce ancora più bassa, contro il mio orecchio.
Si sedette sulle mi gambe, arrivando ad avere gli occhi giusto di fronte ai miei.
Là davanti, a qualche centimetro di distanza, riuscivo a vedere qualche leggera sfumatura di azzurro, in quel mare grigio che vedevo nei suoi occhi. Una volta mi disse che i suoi erano veramente grigi, quindi non mi perdevo niente, ma sapevo che degli occhi così belli non potevano essere solo grigi.

"Genn?". Sbattei velocemente gli occhi per tre volte, ritrovandomi a fissare i suoi.
"Stai bene?"

"Sì-" risposi, con una voce rotta che tentai di nascondere invano "-mai stato meglio".
Sorrise ancora, prima di baciarmi lentamente, mentre accarezzava con delicatezza la mia guancia. Strinsi le braccia intorno al suo busto, premendola a me, e mi distesi sul letto. Intanto, Liv continuava a baciarmi con così tanta dolcezza che non riuscivo più a fare niente. Era disarmante, così destabilizzante che non riuscii a fare niente.
"Liv, ti amo-" un bacio, "-ti amo, ti amo, ti amo-" un bacio, "-sono passati sei mesi e ti amo come il primo giorno-" un bacio, "-sei mesi, Liv, ti rendi conto?". Si allontanò dal mio viso, privandomi di quella dolcezza di cui avevo bisogno. "In confronto, mi sembra di essere stato solo una settimana con Rebecca"

"Te la farò dimenticare completamente, quell'idiota" sussurrò subito dopo, prima di cominciare a baciarmi il collo, la clavicola, e la parte del petto non coperta dalla camicia.
Scoppiai a ridere, soffocandola dopo pochi secondi.

"Qualcuno qua è geloso" bisbigliai, mentre passavo le mani lungo la sua schiena, sotto la maglietta.

"Perché dovrei essere gelosa di una deficiente? Bisogna avere qualche problema, per tradire uno come te" spiegò con calma, continuando a lasciare dei baci leggeri sulla mia pelle fredda.
Le presi il viso con una mano, alzandolo quando bastava perché mi potesse guardare negli occhi. Mi sorrise rapidamente, prima di circondare il mio collo con una mano, facendomi trovare sopra di lei.

"Normalmente è il ragazzo che dice queste cose" sussurrai, al suo orecchio.

"E da quando siamo normali, noi due?" domandò retorica, con gli occhi ingranditi dall'innocenza che quella domanda conteneva.
Mi fermai per qualche secondo a pensare, prima di riabbassarmi su di lei.

"Quando hai ragione sei così dannatamente sexy". Scoppiò a ridere, riempiendomi di gioia.

"Smettila di fare il cascamorto" aggiunse dopo un po', mentre cominciò a sbottonare il terzo bottone della camicia. Osservavo le sue dita affusolate slacciare i bottoni con una calma disarmante, programmata.

Mi stava facendo impazzire.

"O ti muovi, o ti mangio le dita" mi lasciai scappare, non riuscendo più a controllare quello che facevo.
Dopo il minuto più lungo della mia vita, Liv riuscì a sfilarmi la camicia blu, lasciandola cadere accanto al letto.
I suoi occhi si posarono sulla macchia rossa che mi fece qualche giorno prima, al centro del petto. Sorrise velocemente, per tornare a guardare i miei occhi.

"Andiamo?" domandai, deciso più che mai.

"Andiamo".

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nota:
non dico niente, se non 😏.

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Ro

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