AGAIN _ 11.2

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Passeggiando, quasi senza accorgercene arriviamo davanti a casa di Connor. Sto per salutarlo, quando dalla finestra aperta sento un forte odore di bruciato.

Lui estrae al volo le chiavi dalla tasca dei jeans e si precipita verso la porta d'ingresso. Lo seguo preoccupata. Lui raggiunge il forno, lo spalanca e viene quasi inghiottito da una nuvola di fumo nero. «Accidenti!» urla.

Afferra due presine, dopodiché estrae una teglia carbonizzata e sparisce in giardino dalla porta sul retro. Quando rientra spalanca tutte le finestre. Per fortuna nel giro di dieci minuti il fumo sembra diradarsi anche se la puzza rimane. «Non ne combina una giusta, quella nullità» sibila stizzito. Siamo arrivati giusto in tempo. Per fortuna il fuoco non ha intaccato il mobile, altrimenti si sarebbe incendiata la cucina, con il rischio di portarsi dietro pure la casa Mi siedo su uno degli sgabelli della penisola. La cucina è decisamente lussuosa: ampia, spaziosa e ultra moderna.

«Mi spiace» dice.

«Tua madre non è pratica ai fornelli?» provo a scherzare.

«Non c'entra mia madre» si limita a rispondere.

«Hai bisogno di una mano?» gli chiedo.

«No, credo sia meglio che tu vada. Qui è tutto sotto controllo.» Il suo tono è cambiato, è improvvisamente brusco.

«Che diavolo hai fatto?» Una voce alle mie spalle mi costringe a voltarmi.

Una donna bionda, con dei jeans che le strizzano le gambe magre e un maglione a collo alto che le nasconde parte del viso, ci guarda dalla soglia. Ha i capelli spettinati e non c'è traccia di trucco sul suo viso che appare stanco, tirato e con uno strano luccichio negli occhi. Sembra troppo magra per stare in piedi, quasi consumata. Noto solo in un secondo momento che in una mano ha una sigaretta accesa e nell'altra una bottiglia vuota.

«Ci tieni proprio a dar fuoco alla casa, vero?» le domanda Connor avvicinandosi minaccioso.

Le strappa la sigaretta dalle dita e la getta nel lavandino.

-Lei chi cavolo è?» chiede lanciandomi un'occhiata molto poco amichevole.

«Nessuno che ti interessi» ribatte lui.

Questa riposta mi colpisce come una frustata.

«Ringrazia il cielo che sono tornato in tempo» le urla contro Connor sempre più agitato, «altrimenti avrebbero dovuto chiamare i pompieri per tirare fuori il tuo cadavere.» Le toglie di mano anche la bottiglia e la sbatte sul ripiano. «Ne saresti stato contento, immagino» commenta lei. Sono a disagio. Chi è questa donna? Non mi sembra la signora Brown. Non me la ricordo alla perfezione, ma giuro che non era così.

«Volevo essere gentile, preparare la cena» continua a biascicare. 

Mi rendo conto solo adesso che è completamente ubriaca.

«Non dovevi disturbarti.»

«Come al solito dovrò cenare da sola, giusto?» sbotta lei alterata.

«Tu mi eviti come la peste mentre tuo padre sarà chiuso in ufficio o in qualche posto squallido a spassarsela con qualche stagista!» 

Santo cielo!

Connor mi guarda e mi rendo conto che è decisamente imbarazzato dalla mia presenza.

«Ho sempre cercato di comportarmi bene con te» lo incalza lei. «Ma a te non è mai importato niente. Avremmo potuto essere felici. Sarei stata un'ottima madre.»

«Non vali neanche la metà di lei» mormora Connor digrignando i denti.

A queste parole la donna trasale, poi si volta e lascia la cucina farfugliando qualcosa.

Tra me e Connor cala un lunghissimo silenzio. Lui mi dà le spalle e io non so proprio che cosa dire per togliermi da questa situazione.

«Avrai qualcosa da raccontare in giro, adesso» dice a un tratto.

«Penso che stare troppo a lungo accanto a Isabelle ti abbia allontanato dalla realtà. Non sono quel genere di persona.»

«Dovresti.»

«Che vuoi dire?»

«Be' avresti un'arma, no? Qualcosa contro di me.»

«Sbaglio o avevamo fatto pace?»

Di nuovo silenzio.

«Vuoi un caffè?» mi domanda dopo qualche secondo.

«Sì, grazie.»

Sembra essersi calmato, almeno un pochino.

«Tua madre dov'è?» mi azzardo a chiedere.

«Mia mamma è morta un paio di estati fa» risponde abbassando lo sguardo. «Aveva un male che neanche i soldi sono

stati in grado di annientare.»

Resto a bocca aperta, non ne sapevo nulla. Dal leggero tremolio nella sua voce riesco a percepire l'enorme sofferenza che ancora si porta dentro.

«Sei mesi dopo la morte di mamma, mio padre ne ha sposato la cugina» mi racconta. «A Natale quella donna si era già insediata in casa nostra. Ovvio che io ho subito accusato papà di aver avuto una relazione con lei quando ancora era sposato. Lui però ha sempre negato.»

«Quindi in realtà è per questo motivo che voi due non andate d'accordo. Non c'entra niente il football.»

«Ho sempre pensato che i miei genitori fossero l'incarnazione della famiglia perfetta.» Beve un sorso dalla sua tazza. «Mio padre venerava la mamma, ogni suo desiderio era un ordine e io mi sentivo fortunato. Certo, non è mai stato granché affettuoso nei miei confronti, ma è questione di carattere.» Sospira. «Quando mamma è morta io sono diventato come un nemico.»

«Che vuol dire?»

«Che da un giorno all'altro sono diventato un peso, gli davo fastidio. È come se con la morte di mia madre tutto quello che ci legava si fosse spezzato, capisci? Non ero più nessuno per lui.»

«Sei suo figlio.»

«Evidentemente lui amava mia madre, non me.»

«Forse stava solo affrontando il dolore a modo suo.»

Connor scuote il capo, rassegnato. «È assurdo, ancora oggi non si può parlare di mamma. Tutte le sue cose, le fotografie sono sparite nel giro di poche settimane.»

«Mi dispiace» mormoro.

«Come?»

«Mi dispiace. Per questa situazione, per quello che stai passando.»

«Ti faccio pena?»

«Non ho detto questo.»

«Ma lo stai pensando: povero Connor. Orfano e abbandonato da un padre che lo odia.»

«Smettila!» esclamo. Mi alzo dallo sgabello pronta ad andarmene.

Non capisco che cosa gli sia preso. La nostra conversazione era intima, quasi confidenziale e adesso nei suoi occhi scorgo solo rabbia e rancore. Forse si è pentito di avermi raccontato queste cose.

«Credo che dovresti andartene» dice.

«Credo anche io.»

«La strada la conosci senza che ti accompagni, giusto?» Si volta e si porta alle labbra la tazza di caffè.

AGAIN (1)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora