5. Head Above Water

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Sono un paio d'ore che Angel, tormentata dall'ultimo incontro con Loki, non fa altro che girarsi e rigirarsi nel letto, pensando a quanto sia stata stupida a servirgli su un piatto d'argento il modo per infierire su di lei, quando, al contrario, sperava di mettere lui con le spalle al muro.
Ironia della sorte, proprio a causa delle sue stesse parole, adesso è lei a trovarsi in quella spiacevole posizione e la cosa non le piace affatto: si sente disorientata, svuotata, priva di qualsiasi strategia o difesa.
-Sei sveglia?-.
La giovane sussulta, colta alla sprovvista, ma, riconoscendo la voce profonda di Thor, si ricompone subito, voltandosi verso la porta giusto in tempo per vederlo avanzare con un vassoio tra le mani.
-Ti vedo un po' troppo magra. Ho pensato che fosse il momento che tu mangiassi qualcosa di solido.- incalza lui, appoggiando le pietanze sul comodino accanto al suo letto.
-Come ti senti?- continua lui, nel tentativo di smuovere la giovane, serissima.
-Una meraviglia.- ironizza lei, riservandogli il più falso dei sorrisi.
-Angel, non è come credi. Io non sono più riuscito a trovarti.- cerca di scusarsi l'erede al trono, travisando la sua reazione e pensandola dovuta al fatto di averla abbandonata alle grinfie del fratello.
-Questo che vuol dire?- domanda lei, tornando alle sue iridi, confusa.
-Loki ha fatto in modo che io non potessi trovarti.-.
-Incantesimo?- indaga lei, diretta, ricordando l'episodio di qualche ora prima.
Stupito, lui solleva le sopracciglia, ma poi, rammentando che, ormai, tutto ciò che riguarda il suo mondo non è più un mistero per gli umani, ammette:-Speravo di tenerti nascoste le peculiarità di Asgard, per non turbarti ulteriormente, ma dimenticavo che, probabilmente, questo particolare potesse esserti familiare già prima di venire qui.-.
La giovane sorride a quell'attenzione, apprezzando i tentativi dell'erede al trono che, con ogni scusa possibile, cerca di prendersi cura di lei.
Già, però lui non l'hai baciato per questo, la rimprovera una vocina nella sua testa, aprendo la strada ad una lite furiosa tra dubbi, accuse e paure.
-Va tutto bene?- la riprende il principe, notando di averla persa.
-Thor, io me ne devo andare da qui.- sbotta, scappando dal caos nella sua mente.
-Fuggire non ti aiuterà.- interviene lui, comprensivo.
-Non vedere più lui sì, però.-.
-Non devi preoccuparti di Loki, sono certo che non ti farà del male.-.
-L'ha già fatto.- ammette lei, di getto, rendendosi conto che, suo malgrado, pensare a lui è l'unica cosa in grado di distrarla dai suoi demoni e la cosa non implica nulla di buono.
-Non più di quanto tu ne abbia fatto a lui, credimi.- la rassicura il dio del tuono, cogliendo appieno il significato di quelle parole, quasi le avesse letto nella mente:-Non ti negherò che nella sua vita ha avuto svariate avventure, soprattutto da ragazzo, ma non ha mai mostrato il minimo interesse per nessuna di quelle persone.-.
-E perché dovrebbe essere diverso con me?-.
-Davvero mi stai chiedendo di comprendere cosa passi per la testa di mio fratello?- ride lui:-Sebbene il tempo passato con voi midgardiani mi abbia aiutato ad entrare più in sintonia con gli altri, questo va oltre ogni mia capacità.-.
-Immagino che questo midgardiani significhi terrestri.- nota lei, ricordando di aver sentito quel termine altre volte, ma senza mai avere occasione di chiedere spiegazioni.
-Oh sì, quella che voi chiamate Terra per noi è Midgard e di conseguenza voi siete midgardiani.-.
Nonostante una parte di lei voglia approfondire l'argomento e saperne di più, non riesce a far a meno di pensare alla precedente frase del biondo, nella quale ha dichiarato di aver trascorso un certo periodo con gli umani.
A proposito di questo, nella sua testa si impone con forza un episodio: un flash di una delle sue traversate nei corridoi della scuola, quando aveva colto il parlottare riguardo una possibile relazione tra Thor e una scienziata umana. Allora, non aveva dato molto retta a quelle voci, ma poi, una volta ad Asgard, Loki aveva fatto riferimento al fatto in questione, instillando in lei la curiosità di saperne di più.
-Tu...hai avuto una storia con un'umana, vero?- domanda la ragazza, seguendo il flusso dei suoi pensieri.
-Sì, è così.- ammette lui, con un sorriso.
-Quanto tempo fa?-.
-Mi ha lasciato da poco.- risponde lui, con un velo di tristezza nella voce.
-Lei ha lasciato te?!- si stupisce la giovane.
-Io non potevo essere presente e...lei ha bisogno di un uomo, non di un ombra che veglia su di lei da un altro pianeta.-.
-Mi dispiace.-.
-Non devi.- sorride lui:-Io sono felice di quello che ho vissuto. Non avevo mai provato emozioni simili per nessuna donna asgardiana e ne sono stato travolto, ma, adesso, so che quello non era amore. Però, almeno, ora conosco la strada giusta da percorrere.-.
Angel lo guarda perplessa, non riuscendo a capire dove voglia arrivare.
-Voglio dire che, magari, mi sono semplicemente trovato coinvolto in quello che provava lei e, nell'euforia di quel modo di vivere e di fare così diverso dal mio, non sono riuscito a rendermi conto subito di cosa fosse vero per me.-.
-Io credo che tu sia semplicemente scappato da qualcosa.-.
Lui ride, ma, poi, comprendendo la serietà dell'altra, alza un sopracciglio, per invitarla a spiegarsi.
-Mi ero fatta un'immagine diversa di voi asgardiani. Credevo foste perfetti, inarrivabili, ma in realtà penso proprio siate esattamente uguali a noi, forse un po' più...ehm...rigidi? Legati alle tradizioni e all'ordine?-.
-Beh, abbiamo da sempre numerose responsabilità su tutti gli altri Regni.-.
-Esatto! Forse è questo il punto.- esclama lei, quasi su di giri:-Noi umani abbiamo sempre pensato di essere soli, quindi non ci siamo mai preoccupati di dover rendere conto del nostro modo di essere a qualcuno e, per la maggiore, ognuno vive come preferisce ed è libero di esprimersi, a differenza vostra. Essere la razza perfetta immagino porti pesanti conseguenze.-.
L'erede al trono di Asgard ascolta con attenzione quelle parole, rendendosi conto di condividerle in pieno. In fondo, quando suo padre lo aveva esiliato su Midgard, lui, per la prima volta, ha conosciuto sé stesso, imparando il rispetto e la cosiddetta umanità. Tornando a casa, poi, non desiderava più le stesse cose, sentendosi quasi fuori luogo tra gli altri e, ogni volta, i suoi pensieri andavano alla donna che gli aveva insegnato ad essere la versione migliore di sé. Magari per questo credeva di amarla?
-Tu...gli assomigli così tanto.- sorride il biondo, con gli occhi che gli brillano, ma chiaramente in balia di una cascata di pensieri nella sua mente.
-A chi?-.
-A Loki, o meglio, a mio fratello, quello che esisteva tempo fa. Anche lui era sempre in grado di trovare il significato nascosto nelle cose, di vedere oltre e...come te, è sempre stato bravo a nascondere la sua sofferenza dietro una spiccata intelligenza.- ammette lui, lasciando andare quel fiume di parole, senza filtrarlo.
-Beh, anche se lui questa dote preferisce usarla all'opposto, non per aiutare gli altri, ma per ingannarli.- continua, mutando la sua espressione in una più cupa, triste.
La ragazza non risponde, non perché si senta offesa, ma perché quelle parole si sono infrante dentro di lei come un maremoto.
Ha ragione, pensa, mentre ragiona su come una stessa caratteristica possa plasmare due armature così diverse, posizionandole sui due schieramenti da sempre contrapposti: bene e male.
Che sia questione di scelte, di esperienze o di dolore, magari? Questo Angel non lo sa, ma si domanda se non possa essere il motivo per il quale, sin dal primo momento, non è riuscita a sentire il desiderio di scappare, arrivando ad essere intrigata da Loki, a sentire uno strano legame con lui. Potrebbe essere una spiegazione plausibile sul perché quell'oscurità misteriosa, nascosta, la continui a chiamare, come un fantasma che si cela ad occhi indiscreti, tra pareti di una casa che conosce bene, ma che, in fondo, non desidera altro che essere visto e liberato.
La midgardiana inizia, così, a condividere inconsapevolmente gli stessi sentimenti di Thor, seppur non conoscendoli apertamente; il cuore del minore non è completamente di ghiaccio, lui non è semplicemente cattivo, sarebbe troppo facile se fosse così. Il dio degli inganni è molto di più.
Così come lei.
Di colpo, una consapevolezza tutt'altro che rassicurante le attraversa la mente, facendole gelare il sangue nelle vene: se il confine tra bene e male è davvero così labile e sottile, se veramente è tanto facile lasciarsi trasportare da sentimenti come rabbia, paura e odio, magari ciò che separa il moro da lei è meno di quanto si possa sperare.
Lei è buona, ma non ha nemmeno diciotto anni e ha sempre affrontato problemi comuni.
Lui è malvagio, ma la sua vita conta numerosi secoli di sofferenza sopita.
E se fosse proprio il dolore troppo forte a vincere sulla volontà e trasformare le persone in mostri? E se, dopo quello che le è successo, che lei ancora finge non sia accaduto, Angel finisse come Loki?
-Devo essermi spiegato male, non intendo affatto dire che tu sia come lui.- cerca di spiegarsi il biondo, notando di aver perso la ragazza, dopo la sua frase.
Lei, quasi colpita dalla scossa elettrica, sussulta, tornado a guardare il semi-dio negli occhi, scacciando in un angolo tutti quei tormenti.
-N-no, non preoccuparti. Stavo solo pensando che...credo tu abbia ragione. Forse qualche parte di me l'ha capito prima della mia testa e...magari è per questo che non riesco ad avere paura di lui fino in fondo.-.
-Cosa intendi?-.
-Che con lui mi sento sempre...come dire...-.
-Attratta.- finisce lui, al suo posto.
Lei rimane immobile, fissando le iridi azzurre dell'erede al trono, a bocca aperta.
-Credo che non riuscirò mai a capire voi donne.- borbotta lui, più preoccupato che divertito.
-Ma...non era affatto quello che intendevo.- ride lei, inspiegabilmente nervosa.
Lui alza un sopracciglio, provocandola, per poi sorridere a sua volta e scuotere la testa, pensando che alleggerire la situazione e lasciare che le sue consapevolezze si evolvano da sole, senza forzature esterne, sia la cosa migliore da fare.
Magari, è davvero tutto dovuto alla situazione che sta vivendo; il semi-dio non potrebbe mai nemmeno immaginare la confusione che governa la testa dell'umana.
In risposta, quest'ultima si porta la mano destra sul cuore, in segno di giuramento, ma poi, cercando di mantenere un'espressione seria sotto lo sguardo divertito dell'altro, non riesce più a reggere la parte e scoppia a ridere, contagiando anche il compagno di chiacchiere.
Ci voleva davvero un po' di leggerezza, per entrambi, altrimenti sempre in tensione per qualcosa; che siano gli ordini del padre, tener d'occhio il fratello o mantenere la pace nei nove regni per l'uno o la disperata ricerca di un po' di serenità, dopo gli ultimi eventi, per l'altra.
Tra le risate, gli occhi di Angel cadono sulla porta in fondo alla stanza, qualche metro più avanti rispetto quella d'ingresso e, immediatamente, un desiderio si ripresenta alla sua coscienza, reclamando di essere finalmente soddisfatto.
-Thor, posso chiederti una cosa?- domanda, tornando seria.
-Assolutamente, dimmi pure.- risponde lui, ricomponendosi dopo di lei.
-Vorrei farmi una doccia, ma credo di aver bisogno del tuo aiuto per arrivare in bagno.-.
Forse, avrebbe dovuto formulare il quesito in modo diverso, sincerandosi prima che la cosa non rischi di peggiorare la sua situazione, ma, in tutta onestà, non vuole rischiare di lasciarsi sfuggire l'opportunità. È da quando è arrivata ad Asgard che vorrebbe lavarsi via tutto ciò che si sente addosso, ma non ha mai avuto un momento di pace, non con qualcuno pronto ad aiutarla, almeno.
-Doccia? Oh, certo! Ricordo questo nome. No, noi qui non usiamo quel tipo di oggetto, ma immagino che la vasca da bagno vada bene comunque.- la accontenta lui.
-Beh, sarà persino più semplice, non dovendo stare in piedi.-.
La giovane si spinge con le braccia, strisciando le gambe verso un angolo del letto e, sentendo soltanto qualche leggera fitta, molto meno dolorosa di quanto si aspettasse, cerca con i piedi il pavimento di legno scuro. Riuscendo a sfiorarlo solo con le punte, a causa dell'altezza del materasso, decide di scenderne lentamente, rimanendo ancora appoggiata ad esso con le mani. Poi, appena è in grado di percepire completamente il suolo con ogni centimetro delle sue piante, si permette di sorridere, beandosi di quella sensazione piacevole.
-Come mai il pavimento è caldo?- domanda, pensando che, con quelle temperature estive, non vi sarebbe affatto bisogno del riscaldamento.
-Si tratta di un legno asgardiano piuttosto pregiato, potrei dire quasi vivo, che mantiene la sua temperatura costante, come noi esseri viventi.-.
-È inquietante.- ammette lei, alzando gli occhi e trovandosi Thor a pochi centimetri da lei, con le braccia protese in avanti, pronto ad afferrarla in caso di bisogno.
-Stessa cosa che ho pensato, rispetto svariate cose, quando sono arrivato sul tuo pianeta. Poi ci si abitua.- scherza il biondo, senza mai togliere gli occhi dalle gambe tremanti della ragazza.
-Thor, mi ricordo come si cammina.- sorride la giovane.
-Lo so bene, ma le cure alle quali ti hanno sottoposta indeboliscono molto i muscoli o, almeno, così mi hanno riferito.-.
Lei non presta molta attenzione alle sue parole, troppo occupata a concentrare ogni sua fibra per staccarsi da quel letto e mantenersi in piedi, nonostante l'equilibrio piuttosto precario.
Come fosse sulle uova, controllando ogni movimento, cerca di muovere qualche passo in avanti, facendo attenzione a sollevare prima il tallone e poi la punta. A poco a poco, i suoi movimenti diventano più veloci e sicuri, permettendole di arrivare alla meta prima del previsto.
Dalle parole di Thor, pensavo andasse molto peggio, riconosce lei, ritrovando quasi la sensibilità normale dei suoi muscoli delle gambe.
-Ti ho sottovaluta, di nuovo.- sorride il semi-dio, aprendo l'uscio davanti a loro, distinguibile dal muro circostante solo per la spessa bordatura dorata.
Angel osserva estasiata gli intagli in legno precisissimi di quella porta, che danno vita a fiori e intrecci da capogiro, portandola a storcere il naso al pensiero che si tratti di un semplice ingresso ad un bagno, per di più in una stanza dall'arredamento semplice ed essenziale.
Poi, appena sposta lo sguardo all'interno della camera, il suo viso assume un'espressione esasperata di meraviglia e sorpresa; la stanza è immensa, quasi più di quella da letto e l'ambiente è uno dei più singolari che abbia mai visto. Le pareti sono attraversate da decorazioni dorate, che ricordano quelle dell'uscio, e l'intonaco sottostante varia dal grigio perlato all'azzurro tenue, forse a causa di qualche gioco di luce o strana tecnica di pittura. Dell'arredamento, la vasca è la prima cosa che salta agli occhi, enorme e posta in fondo alla stanza, all'apice di quattro gradini coperti da un tappeto color oro e sotto un'enorme finestra, ornata da preziose tende azzurre e bianche. Tutto il lato sinistro, invece, è occupato da uno specchio dai contorni allungati in riccioli e ghirigori, sotto il quale si trovano due grandi lavandini in vetro azzurro, poggiati su un pesante mobile in legno chiarissimo. Al fianco di esso, nell'angolo dietro la porta, si erge un articolo d'arredo stretto e alto, identico al precedente nel materiale e, vicino, un pretenzioso ed ingombrante portasciugamani dorato. A destra dell'uscio, infine, un'enorme poltrona azzurra, probabilmente in velluto, dietro la quale si trova un muretto, utile a nascondere un elegante sanitario.
-Stai bene?- domanda l'uomo, svegliando la ragazza dal suo trance.
-S-sì, scusami. Sono rimasta colpita.-.
-Questo perché la stanza da bagno è stata lasciata com'era.-.
-Cosa intendi?-.
-È stata usata la magia per la camera da letto che hai usato. Per renderla più semplice, ricordando le vostre case di cura.-.
La ragazza lo guarda stupita, confusa da un gesto che non saprebbe come definire: gentile? Singolare? Insomma, l'arredamento sarebbe stato sicuramente l'aspetto più trascurabile, rispetto a tutto il resto che, invece, ha visto in quel palazzo.
-Io non ci avrei mai pensato.- sorride il biondo.
Lei imita la sua espressione, avanzando lentamente verso il mobile di fianco ai lavandini, dove spera di trovare degli asciugamani più grandi di quelli che vede appesi.
-Oh no, ci penso io, tu accomodati.- la invita, indicando la poltrona.
Angel accoglie l'offerta, sentendosi già stanca per gli sforzi e, una volta seduta, inizia a seguire l'asgardiano con gli occhi, mentre estrae il necessario, tra cui, appunto, un telo bianco, una scatoletta di vetro contenente del sapone e alcune spugnette.
Nonostante gli sia grata, fatica parecchio a realizzare che un principe, anzi, un semi-dio e supereroe le stia preparando il bagno. In effetti, le riesce difficile anche accettare che l'uomo davanti a lei, l'unico con la quale si senta a suo agio in quel mondo così diverso, sia il Thor che aveva visto in TV.
Sorride, pensando a quanto fosse lontana dalla verità l'immagine dell'inavvicinabile dio del tuono che si era fatta prima di conoscerlo.
Il biondo, intanto, nel dirigersi verso la vasca con l'occorrente, si volta un istante per controllare la ragazza, dato il suo silenzio, e lei, colta a fissarlo, interrompe all'istante i suoi pensieri.
-Quindi, qui non avete un ospedale?- domanda, sputando la prima cosa che le viene in mente, ripescando la conversazione precedente.
-Non come lo intendi tu. Le nostre strutture non sono esattamente come le vostre.- risponde lui, iniziando a far scorrere l'acqua.
-Ma io sono stata curata qui?-.
-Sì, certo, dai guaritori più esperti di Asgard. In molti vengono qui per ricevere le attenzioni migliori, ma parliamo di un'altra ala, completamente adibita a trattamenti che comprendono le arti mistiche, tipiche della nostra tradizione, e quelle che voi definireste più tecnologiche, che col tempo abbiamo portato anche sul vostro pianeta.-.
-Come decidete quale sia la terapia migliore?- chiede Angel, curiosa rispetto quel mondo così strano e diverso, dove la magia viene usata come scienza.
-Le arti magiche vengono predilette, la tecnologia costituisce un supporto ad esse.- risponde lui, con espressione poco convinta:-Ma non sono il miglior esperto a cui chiedere.-.
-E a me che hanno fatto?-.
Il biondo la guarda un istante, serrando la mascella, per poi tornare con gli occhi sull'acqua: non può dirle cosa gli hanno riferito i dottori.
-Non lo so, esattamente. L'unica cosa di cui sono certo è che è stato limitato l'uso della magia. Il tuo corpo umano avrebbe potuto non sopportarla.-.
Quel cambio repentino di tono di voce, la tensione nei muscoli e l'evitare il suo sguardo insospettiscono Angel, facendole pensare che lui le stia nascondendo qualcosa, ma, per evitare di aprire una parentesi difficile da gestire, decide di non fare ulteriori domande, per ora.
-Tutto pronto.- sorride lui, per poi avvicinarsi alla ragazza e prenderle la mano.
La giovane si alza lentamente, accettando di appoggiarsi al biondo per i pochi metri che la separano dalla vasca da bagno; non per necessità, ma perché le pareva scortese rifiutare. In fondo, non solo Thor è un principe, ma anche un semi-dio e un supereroe
-Gli asciugamani sono qui. Io vado a cercarti un cambio di abiti e tu, mi raccomando, non fare mosse avventate.- le intima lui, lasciandola seduta sul bordo.
-Grazie, Thor.- sorride l'umana, mentre guarda l'erede al trono allontanarsi.
Aspetta di vedere la porta chiudersi, prima di lasciar andare un profondo sospiro, serrare gli occhi e sfilarsi l'indumento con mani tremanti, abbandonandolo a terra.
Appoggia i palmi sul bordo freddo, per poi girarsi grazie alla spinta della gamba destra che, per prima, affonda nell'acqua, seguita subito dall'altra. La sensazione è bellissima, tanto da strapparle un sorriso mentre scivola in quel tepore, immergendosi fino alle spalle. Adagia la testa ad un'estremità della vasca, rilassando ogni muscolo in tensione e, finalmente, schiude le palpebre, stando attenta a non lasciar mai cadere lo sguardo al di sotto del ciglio dell'acqua; non ha il coraggio di ricordare le scene che hanno accompagnato ciascuno dei segni impressi sulla sua pelle e, più in generale, non ha intenzione di guardare il suo corpo. Ora più che mai se ne vergogna, lo disprezza, lo odia. Non lo sente nemmeno più suo, ma qualcosa di estraneo, sporco, capace di portarle soltanto dolore.
Si immerge ancora di più, fino a poco sotto il naso, cercando di mimetizzare le lacrime e sperando vanamente che, quel liquido, possa lavare via ogni cosa, restituirle sé stessa e permetterle di non sentirsi più così sudicia, a disagio nella sua stessa pelle.

Salvation || LokiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora