11. Tiny Dancer

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Angel è sola, in una stanza piccola e vuota, se non fosse per una poltrona di pelle marrone, un attaccapanni e un paravento in legno e oro, dietro il quale si è appena cambiata.
Il bellissimo vestito che indossava, infatti, è ora appeso ad un braccio del massiccio appendiabiti e sostituito da un indumento terribilmente scomodo, molto simile a quello indossato i primi giorni dopo il suo arrivo: semplice, chiaro, lungo fino alle ginocchia, senza maniche, incrociato sul davanti e con un sottile laccio in vita.
La camera, per quanto di dimensioni ridotte, ha ben quattro porte, una su ogni lato, e la ragazza, ormai, non sa più dove guardare, nell'attesa che qualcuno si faccia vivo.
La guardia che l'ha accompagnata si è limitata a dirle di cambiarsi, accomodarsi e attendere istruzioni, ma, da allora, le sembra già passato parecchio tempo.
Non sapendo che fare, inizia a percorrere le decorazioni dorate e floreali sui muri tinteggiati di beige, quando, finalmente, l'uscio alla sua sinistra si apre, in un fruscio quasi impercettibile.
Lei sposta immediatamente l'attenzione in quella direzione, rimanendo per un momento con un'espressione di stupore dipinta sul viso: si aspettava un vecchietto con occhiali a fondo di bottiglia e barba lunga e, invece, si ritrova un giovane uomo, di media altezza, dai capelli castano chiaro e dolci occhi verde smeraldo.
-Bentrovata, tu devi essere l'ormai nota Angel.- esordisce lui, sfoggiando un sorriso perfetto e deliziando la giovane con la sua voce calda e virile, mentre avanza, porgendole la mano.
Lei, per un secondo di troppo, rimane a fissarlo; adesso, che è più vicino, riesce a coglierne la muscolatura forte e asciutta, intuibile sotto quella strana tunica marrone che porta. L'indumento è incrociato sul petto, sottolineando il fisico del ragazzo, grazie anche all'aiuto di una spessa cintura più scura, che fascia dal punto vita fino quasi ai fianchi. Il capo poi si apre, per scendere più largo sulle gambe, fasciate da morbidi pantaloni neri.
-Immagino tu non abbia voglia di parlare.- continua, poi, con gentilezza e ritraendo la mano, dopo ormai alcuni secondi che si trova davanti alla giovane.
Quel gesto la riporta alla realtà e, dati i modi garbati dell'asgardiano, la ragazza si sente quasi in colpa per il fatto che lui abbia frainteso il suo restare immobile.
-Scusa, stavo solo pensando a quel "nota".- mente lei, per recuperare la figuraccia.
-Non si parla che di te, da qualche giorno.- riprende lui, ottenendo in cambio un'espressione contrariata.
-Scommetto che il Padre degli dei ti ha spaventata, ma...sai, è abituato a doversi far rispettare, per questo i suoi modi sono un po' burberi.- cambia allora argomento, nella speranza di sciogliere un po' di tensione dal corpo e la mente della midgardiana:-Però, sappi che nessuno ti farà del male. Vogliamo soltanto capire chi sei e aiutarti.-.
-Se stai cercando di essere carino con me per farmi collaborare, ti comunico che non funziona.- risponde l'altra, pungente.
-In realtà, cerco solo di dirti la verità, ma sì, spero che questo possa portarci a cooperare.- ribatte lui, senza il minimo cenno di cedimento.
Lei scruta i suoi movimenti, il suo volto, alla ricerca di una prova tangibile per considerare quella frase una bugia, ma, nonostante tutto, quelle iridi calde e sicure le sembrano sincere.
-Non mi fido di te.- rimarca, alla fine, la terrestre, scegliendo di ascoltare l'esperienza e non un semplice sguardo.
-Non ti biasimo, dopo ciò che la mia razza ti ha fatto.-.
-E tu che accidenti ne sai?-.
-Ho letto i tuoi dati.- ammette lui, come fosse la cosa più normale del mondo.
-Fantastico. Tutta Asgard sa i fatti miei? Oppure posso ancora mantenere un alone di mistero con qualche colonna?-.
Lui si trova costretto a trattenere una risata, ma, data la situazione, non ci mette troppo a tornare completamente serio e aggiungere:-Per tutti noi guaritori è necessario conoscere questi particolari, altrimenti potremmo rischiare di non trattarti nel modo giusto. In ogni caso, per quel che vale, siamo molto dispiaciuti per quello che hai passato.-.
-Queste carinerie impostate non giocano affatto a tuo favore.-.
-Magari dovrei provare anche io con ironia ed inganni. Sembri preferirli.- provoca lui, mentre la guarda fissa negli occhi.
Angel perde un battito, mentre dentro di lei un cocktail di sensazioni si mischiano e fondono tra loro, lasciandola confusa ed indispettita. Sa bene a chi si riferisce quel poco velato commento e, proprio per questo, si sente divisa: se da una parte vorrebbe rispondere all'asgardiano che nemmeno i comportamenti di Loki le sono congeniali, dall'altra sente un viscerale bisogno di difendere il principe rinnegato, di far presente che lui non è affatto così semplice.
-Anche questo fa parte delle informazioni che dovete conoscere?- sputa, poi, difendendosi con l'attacco ed aggirando l'ostacolo della sua stessa contraddizione.
Lui sorride, decidendo di porre fine a quel battibecco e lasciare a lei la vittoria, cosa che, francamente, la fa innervosire ancora di più.
-Vieni con me, per favore.- la invita, invece, attirando ancora la sua attenzione.
Lei, seppur inarcando un sopracciglio, fa come le è stato chiesto, seguendo l'uomo, a poca distanza.
-Non era mia intenzione giudicare le tue scelte, vorrei solo che tu possa evitarti altro male.-.
-Cosa?- domanda Angel, confusa, mentre, aumentando il passo, cerca i suoi occhi, che, però, sono fissi davanti a sé.
-Ciò che stai iniziando a provare per lui è qualcosa da cui dovresti guardarti.-.
-E tu cosa ne sai di quello che provo io?-.
-Uno sguardo attento sa leggere tra le righe, Angel.- risponde lui, con un lieve sorriso, voltandosi verso di lei e sostenendo perfettamente le sue iridi, ora infuocate.
-Facciamo che a me stessa ci penso io, ok?- controbatte la midgardiana, in modo freddo, distogliendo l'attenzione e puntandola di fronte a sé.
È visibilmente arrabbiata per quella presunzione, ma, allo stesso tempo, troppo colpita da quelle parole per continuare a discutere.
Anche il giovane dagli occhi smeraldini decide di lasciar perdere, consapevole di aver esagerato nel dire certe cose, dopo solo un paio di minuti di conoscenza e, soprattutto, ad una persona già di per sé fragile, a causa del suo vissuto. Così, apre la porta davanti a loro, mettendo fine a quella situazione scomoda.
Dietro di essa, si apre una stanza dalle pareti scure, con un tavolo in pietra al centro, una sorta di bolla fluttuante sopra di esso, di colore rosso cremisi, e almeno una decina di persone, con la stessa tunica marrone del giovane.
Appena si accorgono della loro presenza, tutti si voltano e, una donna di mezza età si avvicina a loro, con passo svelto e sguardo intimorito.
-Signore, non l'aspettavamo qui, ci coglie impreparati.- si giustifica, ignorando completamente la ragazza e piegando leggermente la testa in avanti.
La terrestre, stranita, si volta verso di lui, di riflesso, per capire il motivo di tutta quell'agitazione e, nel farlo, lo coglie con l'indice sulle labbra, mentre accenna un occhiolino all'asgardiana che, subito, si ricompone, lasciando a metà quel gesto.
-Chi sei tu, davvero?- domanda Angel, infastidita.
-Che maleducato, hai ragione. Io sono Regan.- risponde lui, pur comprendendo ciò a cui si stava riferendo.
-Ora, però, devi perdonarmi, ma devo proprio andare. Ti lascio nelle loro abili mani.- aggiunge, poi, voltandosi.
Angel non fa nemmeno in tempo a rifilargli una frase delle sue, che lui si è già chiuso la porta alle spalle, lasciandola, di nuovo, con degli sconosciuti.
Non che lui non lo fosse, ma, per qualche ragione, quel tipo le pare diverso dagli altri.

Salvation || LokiDove le storie prendono vita. Scoprilo ora